Da Meet a Rooms, la sfida di Google e Facebook per il lavoro
Immagine: macitynet.it

L’exploit di piattaforme come Zoom ha fatto fiutare l’affare delle app per le riunioni virtuali ai colossi del tech quali Facebook e Google, che si sono subito mobilitati per ottenere l’egemonia nel settore del telelavoro con proposte quali Google Meet e Rooms.

Tra le misure adottate dal Governo italiano per contrastare l’emergenza epidemiologica da coronavirus c’è anche quella dello smart working (o lavoro agile) che secondo l’ordinamento giuridico italiano è «una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa». Si prevede infatti, la possibilità di svolgere il lavoro subordinato da casa con l’ausilio di strumentazione tecnologica.

Lavorare da casa può sembrare, apparentemente, meno faticoso e frustrante ma nella realtà il lavoro agile ha ben poco di agile, specie se due colossi del tech come Google e Facebook si sfidano per ottenere l’egemonia nel settore.

La piattaforma Google Meet infatti, cavalcando l’onda della crisi sanitaria e delle misure restrittive anche nel mondo del lavoro, ha spopolato come modalità prediletta per svolgere lo smart working. Visto però l’affare del momento, il colosso Facebook ha lanciato l’applicazione Rooms che, analogamente a Meet, permette di svolgere riunioni e videoconferenze grazie alla funzione integrata direttamente in Facebook delle videochiamate che, a differenza di altre piattaforme, non ha molti limiti: non c’è infatti bisogno di alcuna applicazione da scaricare, si può invitare fino a 50 partecipanti e non ci sono limiti temporali.

Gli attuali sistemi di videoconferenza possono certamente contare su di un pubblico ben fidelizzato, ma la funzione di Facebook, Messanger Rooms, essendo inserita all’interno dello stesso social può contare su di un pubblico ben più ampio, pari a oltre 2,5 miliardi di persone in tutto il mondo.

Facebook non ha di certo perso l’occasione sul mercato delle videochiamate, destinate quasi certamente ad essere centrali non solo nel mondo del lavoro ma anche nell’ambito sociale, dato il prolungarsi del distanziamento interpersonale e le limitazioni ancora vigenti. Se dovessimo pensare a delle applicazioni simbolo dell’emergenza da coronavirus queste sarebbero sicuramente Zoom e Google Meet,  le piattaforme di videoconferenze online più utilizzate. Zoom soprattutto, ha superato i 300 milioni di utenti giornalieri proprio durante questa quarantena.

Per Zoom però, non sono certo stati pochi i problemi, soprattutto a livello di privacy, tanto che è spuntato anche un neologismo: zoombombing, che richiama il photobombing, ovvero la presenza non voluta nelle foto di soggetti terzi. Si tratta delle intromissioni nelle videochiamate o videoconferenze da parte di appositi troll creati proprio per disturbare. Ad aprile poi, un attacco hacker ha immesso nel dark web circa 500 mila credenziali degli utenti di Zoom. Il successivo aggiornamento ha migliorato e arginato tutti questi problemi: adesso lo Zoom ID non è più visualizzabile automaticamente ed è stato introdotto un sistema di crittografia a protezione dei dati degli utenti e della connessione stessa.

Google Meet, emulando Zoom, permette di prender parte a videoconferenze direttamente dal proprio account Gmail ed è pensato per lavoratori e studenti che devono svolgere riunioni o lezioni. Google sta apportando modifiche alla piattaforma Meet per aumentare la qualità video e audio e velocizzare i processori e nel frattempo ha reso disponibili gratuitamente alcune funzioni avanzate fino al prossimo 3 settembre.

Come riportato dal New York Times, Zuckerberg ha sfidato Zoom e Meet affermando che «il mondo stava già andando in questa direzione prima del Covid-19», e così ha ideato delle chat video tra cui Messenger Rooms, che permette di creare delle “stanze” virtuali per creare chat rooms direttamente da Facebook, sfruttando l’elevatissima platea di utenti che già utilizzano la piattaforma social. Un’intuizione scontata forse, ma che di certo amplia e rende competitivo il mercato delle app per le videoconferenze e sottolinea ancora una volta quanto serve essere spietati e pronti anche di fronte a situazioni drammatiche come quella che stiamo vivendo. In quest’ultimo periodo infatti, sarebbero oltre 700 milioni gli utenti che ogni giorno si collegano a piattaforme di videoconferenze e videochiamate, per motivi di lavoro, studio o sociali. Per questo la nuova funzione di Facebook che presto diventerà un’applicazione da filo da torcere a colossi come Zoom e Meet.

Ciò che colpisce è che questa nuova funzionalità sarà «trasversale a tutto l’universo Menlo Park», come si legge in un articolo di Inside Marketing. Le stanze di Room infatti, saranno a breve disponibili anche su Instagram e WhatsApp, per proseguire il progetto di Zuckerberg di unire alcune funzionalità dei suoi servizi in una sola piattaforma.

Ancora una volta quindi Facebook lancia una sfida a grandi colossi del tech come Google e Zoom ed entra nel mercato con prepotenza e spavalderia. Chi vincerà la sfida non è ancora dato sapere ma di certo, per adesso, chi ci ha rimesso sono gli utenti stessi.

Martina Guadalti

Martina Guadalti
Martina Guadalti, 25 anni, nata e cresciuta in un piccolo paesino della Maremma toscana: Magliano. Studentessa magistrale di Scienze Politiche presso l'università di Siena. Appassionata di storia e relazioni internazionali, si è laureata a Firenze presso la facoltà di scienze politiche "Cesare Alfieri" con una tesi sul Vietnam. Ama leggere e scrivere, viaggiare e conoscere, perché solo così si riesce a capire e sapere la verità. Collabora già con alcuni giornali locali, quali Maremma Magazine e Antiche Dogane, ma anche testate online quali Africa rivista, Geopolitica e Instoria.

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