Aborto - San Marino
fonte: Repubblica Bologna

Il 26 settembre 2021 è una data che cittadine e cittadini della Repubblica di San Marino non dimenticheranno. Si tratta del giorno di una conquista che segna una svolta e una presa di posizione di un popolo a lungo non ascoltato. Un popolo che si è espresso con un referendum popolare che ha raggiunto il 77,3% di voti a favore, superando di gran lunga la maggioranza e ottenendo così, finalmente, la depenalizzazione dell’aborto nella Repubblica di San Marino.

L’aborto a San Marino era illegale dal 1865: gli articoli 153 e 154 del Codice Penale prevedono dai tre ai sei anni di reclusione per le donne che praticano l’aborto e per chiunque le aiuti o pratichi l’interruzione della gravidanza. Tali provvedimenti penali si incasellano in un sistema legislativo obsoleto, quasi immutato sin dalla sua approvazione, che non tutela le cittadine e i loro bisogni, ma anzi, conservando il suo stato d’essere, rivendica nette prese di posizioni in contrasto con la graduale e lenta rivendicazione dei diritti delle donne.

La depenalizzazione dell’aborto nella Repubblica di San Marino dal 2003 ad oggi

La depenalizzazione dell’aborto nella Repubblica di San Marino ha una storia lunga 18 anni, che comincia dalla prima proposta di legge del 2003, avanzata da Vanessa Muratori, parlamentare di Sinistra Unita, e rifiutata due anni dopo dalla Commissione Sanità. Arriviamo così al 2017, anno in cui comincia a muoversi qualcosa, dopo precedenti tentativi non andati a buon fine. Con l’approvazione di tre delle cinque istanze di Arengo proposte dalla stessa Vanessa Muratori, il passo avanti è evidente: si depenalizza finalmente l’interruzione volontaria della gravidanza in circostanze specifiche, quali gravi malformazioni del feto, la presenza di un grave rischio di salute per la donna oppure casi di violenza sessuale, anche se il codice penale non viene modificato.


Quando a febbraio 2021 l’Unione delle donne Sammarinesi (UDS) ha proposto il quesito referendario che chiedeva la legalizzazione dell’aborto entro le dodici settimane e oltre in caso complicazioni (quali pericolo di vita o gravi malformazioni) e il collegio garante della costituzionalità l’ha approvato il mese successivo. La possibilità di un cambiamento reale si è concretizzata, prendendo definitivamente forma con l’incremento del consenso e del supporto popolare. Le voci delle cittadine e dei cittadini della Repubblica di San Marino si sono unite in un solo coro per le donne e con le donne, per rivendicare il diritto di scegliere e decidere per il proprio corpo e non permettere più che l’aborto sia un affare di stato, letteralmente.


Il referendum popolare è una manifestazione concreta del volere del popolo che risponde alla sordità delle istituzioni. E risponde a gran voce, animato dallo spirito della democrazia e della rivoluzione, esercitando il diritto di modificare norme che non tutelano e rispettano l’autonomia e l’indipendenza delle proprie scelte e dei propri corpi. La cittadinanza dimostra di essere consapevole dei retaggi patriarcali che regolano il sistema legislativo e si fa promotore diretto di un cambiamento che non vede mai le conquiste ottenute come un punto di arrivo, ma sempre come un punto di partenza. Questo modello di iniziativa politica, che anche in Italia sta traendo vigore dalle nostre esperienze referendarie in materia di diritti, ha emancipato finalmente le donne sanmarinesi.

Giuseppina Pirozzi

Se potessi, scriverei per sempre senza fermarmi neanche un istante. Ogni momento è perduto nel fluire continuo e incessante dell’esistenza, se non è cristallizzato dall’inchiostro alleato sul quel foglio innocente che accoglie le speranze e i sogni mancati, ed io forse ho perso un bel po’ di cose da quando son nata, ma la penna è la mia spada e il foglio è il mio scudo, insieme le mie battaglie le abbiam vinte tutte. Mi chiamo Giusy e ho 21 anni, amo la letteratura, la poesia, la primavera e i sorrisi degli sconosciuti che ti colorano le giornate un po’ grigie.

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