parole Moscato

Il teatro del popolo Trianon Viviani ospita sul suo palco lo spettacolo “Ritornanti, un reading letterario che potrà essere seguito dal 25 al 29 gennaio. Si tratta di una produzione della Compagnia Teatro Enzo Moscato / Casa del Contemporaneo, che porta in scena testi di e con Enzo Moscato e con Giuseppe Affinito.

Tre leggii accolgono il pubblico, su di un palco che sta per estere investito da musiche, da canzoni e fiumi di parole.

«Ri-tornare, ri-percorrere, ri-sentire, ri-pronunciare, è, forse, l’atteggiamento che pratico di più, e più spesso con le mie cose di teatro. Soprattutto all’indomani della prima di un nuovo spettacolo , quando, magari, (e miracolosamente) mi sia riuscito di mettere a punto qualche significativa svolta, formale o tematica, lungo il mio, non sempre lineare, camminare drammaturgico: qualche nuova rottura, qualche nuovo azzardo, qualche inedito desiderio di ferita o salto, linguistici, nell’ignoto vuoto dell’espressivo».

Così Moscato descrive il suo lavoro svolto, rubando qualche termine ad Anna Maria Ortese.

Moscato ripercorre con noi le tradizioni napoletane, con ilarità racconta scene che tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta durante la vita di coppia e nel contempo il modo in cui le antiche credenze siano ben radicate. Due novelli sposi si ritrovano abitare in una casa visibilmente al di fuori della loro portata. Non capiscono perché costi tanto poco, ma decidono comunque di approfittare dell’affare. Le antiche case napoletane hanno da sempre ospiti indesiderati, sospiri e presenze astratte che sembra possano essere avvertite solo dai neonati; basta una notte per far ricredere la coppia vittima delle azioni del munaciello.


La voce passa poi a Giuseppe Affinnito, che continua la tematica del ri-vivere e quindi ri-portare alla luce e ri-amare ciò che è avvenuto in passato e che ha avuto un’importanza decisiva per la storia culturale del presente. Portarsi dietro i propri bagagli emotivi e conoscitivi implica il poter condividere con gli altri un pezzo di realtà che altrimenti sarebbe sommersa dagli eventi e mai più ricordata (e questa è un’ulteriore chiave che spinge Moscato alla scrittura).

Affinnito parla della potenza della parola, di come essa riesca a muovere le azioni umane e come sembri promettere importanti risoluzioni. Gli uomini più astuti e più eclettici sono in grado di utilizzarla come arma, mettendo ai loro piedi tutti gli altri. Così, il viceré spagnolo convinse tre prostitute napoletane a far ubriacare e stancare i soldati francesi e, allo stesso modo, i francesi convinsero altre tre prostitute napoletane a fare lo stesso con gli spagnoli. La ricompensa sarebbe stato un “trianon”. Il trianon le ha persuase e convinte, c’è chi credeva fosse un diamante tra i più rari, chi un’enorme somma di denaro. Ma no, era una prigione, di quelle buie e desolanti.

Il terzo racconto si apre con il famosissimo monologo dell’ Amleto” di Shakespeare, «To be or not to be» essere o non essere, che nella società moderna ha assunto molte sfumature differenti che meritano una menzione. Enzo Moscato parla quindi di una re-visione, del mondo oggi, delle operazioni del cambio di sesso, di come sentirsi in pace con se stessi, trovare il coraggio di percorre una determinata strada e di come tutto questo trovi continui ostacoli per colpa di una società che rimane indietro e non vuole comprendere i bisogni del proprio prossimo. Il tutto è narrato come se fosse un’odissea, viene ripreso il tema del viaggio degli antichi poemi epici ma riscritto in chiave comica ed ilare.

La parola diventa una pietra preziosa, un gioiello da mostrare e continuamente sfoggiare davanti alla platea, in tutte le sue forme. Con una sorprendete padronanza, i tre racconti di Moscato riescono ad abbracciare sfumature linguistiche varie, che con voli pindarici su apprezzati sfondi comici, toccano marcate variazioni napoletane, francesi, spagnole, inglesi, italiane, fino a ricordare le proprie origini con citazioni latine e in greco antico.

La parola si fa viva e il compito del pubblico è seguirla e percorrere con essa la strada e il racconto che si sta man mano tracciando, ritrovandosi come davanti alla lettura di un testo di Carlo Emilio Gadda, ma senza alcuna pretesa di dover svelare i segreti della realtà del quotidiano.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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