Cittadinanza onoraria a Mussolini: Napoli fu la prima città a revocarla

La cittadinanza onoraria di Napoli fu conferita a Mussolini nel periodo che intercorre tra il 1923 e il 1924, celebrando il primo anno della “rivoluzione” fascista.

L’operazione di massa nel conferire la cittadinanza onoraria al dittatore Benito Mussolini, venne pensata negli anni Venti per celebrare non solo l’anno della rivoluzione fascista, ma anche il decennale della Grande Guerra. La prima città che concesse la cittadinanza a Mussolini fu proprio Napoli, a seguire anche altre: Bologna, Firenze, Ravenna. Ma Napoli fu la prima non solo a celebrare e ad onorare il Duce, rappresentò la prima città nel ’44 a revocarla. Altre città e più numerose, negli stessi anni emularono e conferirono la cittadinanza a Mussolini: di queste celebrazioni poche sono le testimonianze e gli approfondimenti storici, tuttavia, di queste concessioni si insediarono in un periodo di cecità politica e sociale, di intolleranza e di violenza, ma anche di tragici calcoli e complicità.

Non è un biennio qualunque, è il biennio dell’olio di ricino, della legge Acerbo, degli assalti squadristi ai giornali di opposizione, è il biennio in cui Matteotti viene ucciso dai fascisti su richiesta di Mussolini (perché dobbiamo dirlo) per aver dichiarato e accusato, i fascisti, in Parlamento, di aver compiuto intimidazioni di ogni tipo pur di vincere le elezioni. Fu lo stesso Mussolini a rivendicare nel 1925 la fine della fragile democrazia e l’inizio di uno Stato totalitario:


«Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (…) L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l’amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario»

Mussolini fu nominato cittadino onorario di Napoli

Molte erano le speranze dei napoletani e soprattutto del Mezzogiorno; in un caldo pomeriggio, su proposta di due consiglieri Federico Baistrocchi e Alessandro Elefante, venne convocato il Consiglio Comunale con all’ordine del giorno la nomina, come cittadino onorario di Napoli, Benito Mussolini. Anime nere attraversarono via Roma, sino a giungere verso la piazza principale della città, cioè Municipio, per ripagare, acclamare e onorare Mussolini. Palazzo San Giacomo e la città tutta fremeva, come se quella cittadinanza rappresentasse finalmente l’opera futura di ristrutturazione del territorio. Mussolini non si fece attendere e dedicò loro una breve cerimonia:


Il Mezzogiorno d’Italia non è ricco, ma può divenire ricco. Un popolo saggio, un popolo laborioso, un popolo che ha dato il fiore del suo sangue alla Patria può conquistare il Nord d’Italia e il Mezzogiorno: si livelli e scompaia questa differenza che spiritualmente non esiste più perché l’unità della Patria è un fatto compiuto, irrevocabile e tutti voi meridionali siete gelosissimi custodi di questa verità. Vi sono le differenze dovute ad eventi storici e a fattori geografici. Il Governo deve venire incontro a voi e voi dovete operare. Vi ripeto che il mio Governo ha soprattutto presenti i bisogni e i problemi di Napoli e dell’Italia meridionale. Vi ripeto che voglio, fermamente voglio, fare tutto il possibile perché si realizzi quello che fu l’auspicio di due anni fa: vedere Napoli potente, prospera, veramente regina del Mediterraneo nostro. Mussolini “ .

Tuttavia, questo grande amore andò in fumo dopo sedici anni di commissari straordinari e podestà, siamo nel ’44, uno degli anni più rossi dei napoletani, l’anno in cui Napoli revocò la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

Fine di un idillio reciproco, Napoli città abbandonata

La fine di questo idillio tra il Duce e i napoletani, iniziò a manifestarsi già nell’estate 1943: la città si ribellò al nazifascismo culminando nelle Quattro Giornate di Napoli. Fu Napoli la prima città a liberarsi già nel ’43 di questa grande piaga storica, fu in effetti il Mezzogiorno ad essere decisivo per il giorno della Liberazione nazionale che “noi tutti” festeggiamo il 25 aprile e che ricordiamo al grido di “kill Italians” degli Alleati quando sbarcarono in Sicilia. Per l’Italia intera quel 25 aprile rappresentò l’inizio di un nuovo assetto politico e sociale, divenne, tuttavia, un formidabile camouflage nei confronti della città più bombardata d’Italia: Napoli. Tra accordi di palazzo e bombardamenti sugli innocenti, Napoli fu messa in ginocchio; primeggiava nella città una certa filosofia della sopravvivenza.

Quando gli Alleati giunsero a Napoli, trovarono la città indebolita, povera; la fine della guerra e le dinamiche politiche internazionali peggiorarono le condizioni economiche – sociali del territorio, rappresentò, forse, il colpo decisivo dell’arretratezza della città, il cui scotto ancora paga. La precoce liberazione dal nazifascismo, impoverì moralmente e spiritualmente la città: la quale trovò conforto nella camorra, diventando ben presto polo di illeciti grazie ai rapporti con le cosche statunitense e gli ambienti politici. L’Italia iniziò a diventare mafiosa, l’instabilità nazionale del dopoguerra era così evidente, vi era incertezza, instabilità, terreno fertile per ogni attività speculativa: aumentò la politica clientelare, le organizzazioni criminali si infiltrarono tra le fasce deboli e nell’intero tessuto sociale, si andarono a definire i primi rapporti occulti tra i mafiosi meridionali e gli imprenditori lombardi.

Bruna Di Dio

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