NAPOLI – Si è conclusa oggi, 29 settembre, la mostra che per nove giorni ha visto protagonisti assoluti al Castel dell’Ovo elementi inusuali: tappi di metallo a corona.

Per intenderci, quelli delle birre e della coca-cola in vetro, strappati distrattamente alle loro bottiglie e altrettanto distrattamente lasciati sul tavolo in attesa di essere buttati a fine serata.

Luigi Masecchia, artista napoletano, poco più di un anno fa si rimbocca le maniche e dà i natali al progetto Tappo’st: bandita ogni tipo di distrazione sopracitata, che ogni singolo tappo di bottiglia sia accuratamente conservato, quadrato, lavorato, e infine utilizzato per la composizione di colorate opere d’arte.

Un’idea stravagante, senza dubbio originale e al passo con una società che richiede, sempre con più urgenza, l’avvicinamento di ogni strato sociale alla Green Economy e al rispetto per l’ambiente.

Idea che da quel luglio 2013 è diventata ormai un progetto solido i cui numeri parlano da soli: raccolti circa 1.240.000 tappi, tra amici, parenti, locali della movida napoletana, portati come souvenir da conoscenti in viaggio nelle più grandi capitali europee; una raccolta mensile che vanta una media di circa 80.000 tappi; l’utilizzo, ad oggi, di più di 120.000 di essi.

Il concetto di up-cycling, sulla cui linea si muove Masecchia, va ben oltre il riciclo e la conversione di materiali di scarto in nuovi elementi; è una vera è propria filosofia che intende agire anche nel sociale.
L’arte infatti, si sa, è da sempre capace di trasmettere e insegnare ai più vari ed eterogenei strati sociali, sia pure a livelli di profondità e comunicatività diversi.

Opere come quelle dell’artista napoletano, di forte impatto visivo, attirano l’attenzione verso un fulgido e colorato mondo che si stenterebbe credere proveniente dalla spazzatura.
Sistemati secondo giochi di luci e d’ombre, i tappi, compattati sui pannelli che li ospitano, ricreano volti iconici conosciuti a tutta la popolazione: la sensuale Marylin, la silenziosa Monna Lisa, l’ironico Chaplin, solo per citarne alcuni; e oltre ai quadri raffiguranti queste eterne celebrità o più semplicemente elementi naturali o stati d’animo (ad esempio “Onda”, realizzato, come la maggior parte delle opere, in 3D, o “La terra dei fuochi”, forte denuncia sociale), l’artista si dedica anche a sculture, oggetti di design e installazione di vario genere.

Un progetto, insomma, a tutto tondo, che proprio per questo arriva a toccare in un modo o nell’altro la curiosità e l’attenzione di ogni fruitore.
In continua evoluzione, Tappo’st cresce e si sviluppa tra nuove, continue idee, una fra tutte quella, ancora in fase di sperimentazione, del progetto “tappo le buche della mia città”; oppure quella, per ora sulla carta ma non per questo non realizzabile in un futuro prossimo, di una stazione della metropolitana ricoperta di tappi.

La sensibilizzazione verso temi delicati e difficili per Napoli viene così veicolata in un canale accessibile a tutti.
Essa, inoltre agisce sia da un punto di vista concettuale che da un punto di vista estremamente pratico: per la realizzazione delle opere l’artista si avvale della collaborazione di giovani ragazzi appartenenti a realtà complicate della nostra città – e ciò diventa una (pacifica) arma doppiamente valida, perché allontana i ragazzi da attività diverse di guadagno (essi infatti vengono ripagati con un contributo economico che gli riconosca partecipazione al lavoro) e allo stesso tempo stimola la creatività fornendo loro un’alternativa intelligente per passare il tempo.

Beatrice Morra

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