Con il Decreto Sicurezza di Salvini avremo meno sicurezza per tutti

L’asse giallo-verde trionfa col decreto Sicurezza ed Immigrazione

Un trionfo, dunque, per l’asse giallo-verde di governo: il decreto sicurezza ed immigrazione è stato approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri; decreto che fino all’ultimo ha subito delle limature affinché non vi fossero casi di incostituzionalità. Alle ore 12 e 38 del 24 settembre il provvedimento è approvato, e Salvini festeggia subito scrivendo: «Un passo in avanti per rendere l’Italia più sicura» — e ancora — «Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un’immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell’Ordine. Dalle parole ai fatti, io vado avanti!».

Ma il Tavolo Asilo (una piattaforma di condivisione sul tema dell’immigrazione, i cui contributi giungono da professionisti, associazioni, studenti ed enti pubblici o privati) non ci sta ed esprime il proprio dissenso nonché preoccupazione, richiedendo «di poter intervenire, attraverso le audizioni parlamentari, al processo legislativo per dare un contributo come enti che ogni giorno sul territorio si occupano di tutela del diritto d’asilo e di accoglienza».

Il decreto, a dire il vero, desta diversi dubbi in tema di regolarità e sicurezza per tutti, a partire dall’abrogazione della protezione umanitaria (successivamente vedremo l’articolo per intero) c’è il serio rischio che aumentino le irregolarità, i contenziosi giudiziari, nonché la marginalità sociale e la difficoltà degli enti locali e delle comunità di gestire delle persone che sono considerate clandestine. Tutto ciò accade perché la protezione umanitaria rappresenta uno dei principali strumenti giudiziari che traduce il diritto di asilo in Italia, un diritto chiaramente espresso nell’articolo 10 della Costituzione.

Nel decreto non solo sicurezza ed immigrazione, ma anche sperimentazione del Taser e beni confiscati e sequestrati.

Imprinting del decreto Salvini in parole semplici

Cerchiamo di delineare in parole più semplici gli elementi essenziali e significativi del decreto legge tanto voluto dal ministro Salvini. Il TITOLO I del decreto si riferisce a ″disposizioni in materia di rilascio e di speciali permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale ed immigrazione″.

Leggendo il decreto si evince subito una cosa: ″Abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e disciplina di casi speciali di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario″. Cosa significa?

Abrogazione significa eliminazione, per cui il permesso di soggiorno, secondo il decreto, è concesso esclusivamente in alcuni casi: a) Violenze lavorative/domestiche; b) Necessità di cure mediche; c) Calamità naturali nel proprio paese; d) Per valore civile.

Sorge spontanea una domanda: per le altre fattispecie più gravi? Risposta non pervenuta. A seguire, l’art. 2 in materia di ″Prolungamento della durata massima del trattenimento dello straniero nei Centri di permanenza per il rimpatrio e disposizioni per la realizzazione dei medesimi Centri″. Cosa si intende?

Gli stranieri trattenuti nei Centri dovranno attendere non più 90 giorni, ma 180; inoltre, depotenziando lo SPRAR (protezione per i rifugiati ed i richiedenti asilo) i CPR (centri di permanenza per il rimpatriato) non basteranno più, per cui bisognerà fare riferimento ai CAS (centri di accoglienza straordinaria), i quali sono tutti gestiti da privati.

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina… insomma, si spera vi sia almeno una certa trasparenza. Ancora più esemplare è l’art. 8, che prevede ″Disposizioni in materia di cessazione della protezione internazionale″. In altre parole, se da una parte la lista dei reati che comportano la revoca dello status di rifugiato aumentano, dall’altra la protezione internazionale sarà limitata solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati.

A seguire il Capitolo III del decreto in materia di cittadinanza: la concessione della cittadinanza ai discendenti degli emigrati italiani all’estero sarà più difficile da ottenere; inoltre, la domanda per l’acquisizione della cittadinanza potrà essere rigettata anche se è stata presentata da chi ha sposato un cittadino o una cittadina italiana. Si fanno inoltre più stringenti i requisiti necessari ad accedervi. Il testo precisa inoltre che si debba avere un reddito pari a quello previsto per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria e si deve assolvere regolarmente gli obblighi fiscali. La cittadinanza italiana può essere poi revocata in caso di condanna con sentenza di primo grado.

E qui emerge il giustizialismo opportunista del Governo: da quando una persona è colpevole con sentenza di primo grado? E ancora, come potranno permettersi di contribuire alle spese sanitarie e agli obblighi fiscali se vivono in condizioni precarie?

L’art. 21 disciplina inoltre la ″Sperimentazione di armi ad impulsi elettrici da parte delle Polizie municipali″, ovvero il fatidico Taser che tanto ha fatto discutere a livello internazionale. Ancora più preoccupante è la sezione dedicata ai beni sequestrati e confiscati, che è disciplinata dall’art. 38; un articolo che ha fatto discutere ed intervenire don Luigi Ciotti«Troppo rischioso vendere i beni confiscati ai privati. Ci vuole tanto rigore e attenzione, perché i boss provano sempre a riprendersi le proprie ricchezze».

Don Ciotti si riferisce nel particolare alla lettera “D” dell’art. 38, che prevede l’ipotesi di vendere ai privati i beni immobili e le aziende confiscate. «Non mi piace che il decreto metta assieme sicurezza, lotta alla mafia e immigrazione. Un’inaccettabile riduzione propagandistica, l’immigrazione non si può ridurre a problema di ordine pubblico, il fenomeno va governato con la lungimiranza della politica perché riguarda i bisogni di milioni di persone», continua il fondatore di Libera.

Ecco il perché il consenso non è eterogeneo

La politica di oggi ha nettamente creato una spaccatura a livello di consenso di tipo partitico e tematico: ma forse non è più possibile delineare e prospettare l’idea di Sinistra e Destra, nonostante, certo, vi siano valori di riferimento che corrispondono naturalmente a queste due correnti.

Chi di voi non ha sentito un proprio amico, familiare o collega, uomo di sinistra, esclamare che «Salvini ha ragione»? Purtroppo non siete i soli. E ciò accade perché per troppi anni le domande pervenute in merito ai bisogni della cittadinanza non hanno ricevuto risposte adeguate, se non slogan da qualsiasi leader di passaggio, e ancora, evidenti problemi internazionali come il fenomeno delle migrazioni di massa non sono mai stati affrontati in maniera seria e volitiva a livello europeo, innescando situazioni-limite di convivenza e condivisione.

Ecco, il consenso di Salvini ed il consenso che in alcuni ambiti riceve un tale decreto può essere letto in questo modo: Salvini parla con il linguaggio del popolo, lo rende parte integrante, parte attiva di un cambiamento che desidera da troppo tempo, creando, tuttavia, una condizione di lotta tra poveri, in cui prevalgono egoismi e interessi esclusivamente personali.

Bruna Di Dio 

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Bruna Di Dio
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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