Manovra economica governo
Fonte: ilFattoquotidiano.it

Il Consiglio dei Ministri, in una seduta notturna tra il 15 e il 16 ottobre, ha approvato la manovra economica 2020, inviando per tempo alla Commissione Europea il documento programmatico che riassume le prospettive di bilancio per gli anni successivi. Il confronto tra i partiti che compongono la maggioranza è stato (e sarà) aspro in particolare su Quota 100, sulla quale Italia Viva promette di dare battaglia con l’obiettivo di incalzare il governo e tornare al centro del dibattito pubblico. Una manovra da circa 31 miliardi, più della metà in deficit, che è riuscita a sterilizzare il tanto temuto aumento dell’IVA e nella quale ogni partito cerca di intestarsi i meriti dell’una o dell’altra misura.

I punti programmatici della manovra economica

Il primo punto della manovra ha riguardato la sterilizzazione dell’IVA, un macigno sulla testa del governo giallorosso. Questa operazione, costata 23.1 miliardi, ha permesso di non innalzare i prezzi di molti beni che gli italiani acquistano abitualmente e di conseguenza di non ridurre ulteriormente i consumi, cosa che avrebbe portato a strozzare la (quasi inesistente) crescita o a far finire l’Italia in recessione. Questa è forse la buona notizia, o quantomeno la più rilevante, relativa alla manovra economica.

I margini di spesa della manovra, regolati da vincoli europei, sono in questi anni (a prescindere dai governi) rimasti più o meno sempre gli stessi. Dovendosi occupare di sterilizzare un aumento così imponente dell’IVA, poco è quindi rimasto da spendere per ulteriori misure. Il premier e il suo Ministro dell’Economia hanno dovuto lavorare col bilancino, da un lato per occuparsi di tutte le voci di spesa rimaste in sospeso e dall’altro per “accontentare” tutti i contraenti della maggioranza desiderosi di portare a casa la loro proposta da presentare al proprio elettorato.

Manovra economica governo

Il governo è intervenuto tagliando di 3 miliardi (e ancor di più nei prossimi anni) il cosiddetto cuneo fiscale, ossia tutte le imposte a carico del lavoratore, misura che il M5S voleva estendere anche alle imprese al fine di avere come contropartita l’approvazione del salario minimo, per ora accantonato in prospettiva di una riforma più ampia sul fisco. Della misura beneficeranno 4.5 milioni di lavoratori dipendenti e non con redditi lordi fino ai 36.000 euro, che si ritroveranno in busta paga un sensibile aumento.

Per quanto riguarda il welfare, il governo giallorosso ha istituito un “Fondo unico per la famiglia” di 500 milioni, con l’obiettivo, tra gli altri, di rendere gratuiti gli asili nido come promesso dal Premier il giorno della fiducia. Il ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, ha proposto inoltre di istituire una carta bimbi da 400 euro al mese (una sorta di carta dei servizi) che vada a riordinare i vari il bonus nascita, bonus mamma e il voucher asili nido, con un investimento ulteriore di altri 500 milioni.

Nella manovra viene confermata, come previsto, la cancellazione del superticket (10 euro per le visite specialistiche) a partire dalla metà del 2020, mentre rimane per ora nel cassetto la rimodulazione dei ticket in base all’ISEE. Confermati e aumentati inoltre i fondi per il sostegno alle persone diversamente abili che dovrebbero passare da 100 milioni per il 2020 fino a circa 500 per il 2022. Rimane anche l’esenzione del canone RAI per gli anziani con un basso reddito. Il governo ha inoltre sottolineato che nella manovra verranno ampliati i fondi per il rinnovo dei contratti pubblici, insieme a possibili aumenti salariali.

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, alla 10° Leopolda.
Fonte Foto: open.online

L’ampio dibattito su Quota 100, tra chi come il M5S voleva confermarlo e IV cancellarlo con il PD nel mezzo, si è risolto con la conferma della misura permettendo almeno per il prossimo anno di poter andare in pensione a partire da 62 anni con almeno 38 anni di contributi. Riguardo alle pensioni, in manovra vengono inoltre confermate l’Ape social, una facilitazione economica per accompagnare certe categorie di lavoratori verso la pensione, e l’Opzione Donna che permette a lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione prima.

Al centro della manovra c’è stato anche il Piano Cashless con il quale il governo si è posto l’obiettivo di incentivare sempre più i pagamenti elettronici riguardo ai quali l’Italia è tra gli ultimi in Europa. In merito si è proposto di istituire una sorta di lotteria settimanale per restituire parte delle somme pagate tramite bancomat oltre alla creazione di un sistema cashback già collaudato online e su vari circuiti di carte; inoltre ci potrà essere una multa per gli esercenti che non accettano il bancomat.

Si è inoltre deciso di ridurre, con i dubbi di Renzi e Di Maio, il tetto al contante dai 3000 euro (limite innalzato dal governo Renzi) ai 2000 euro per il 2020 che dovrebbero diventare 1000 euro nel 2021. L’obiettivo collaterale di questa misura è anche cercare di recuperare parte dell’evasione, dovuta all’eccessivo uso del contante, stimata intorno ai 24 miliardi. Proprio dall’evasione questo governo punta a reperire i fondi per le sue misure (come annunciato da tutti i governi precedenti). Come deterrente ulteriore, il ministro della Giustizia Bonafede punta al carcere per i grandi evasori (oltre i 100.000 euro), inasprendo le pene sia minime (da 1 anno e 6 mesi a 4 anni) che massime (da 6 a 8 anni).

Uno degli ultimi murales di tvboy: “le tre grazie”.
Fonte foto: gds.it

Completano il quadro altre importanti misure. Il governo ha deciso di rinnovare il programma di Industria 4.0 che mira a rinnovare il sistema produttivo di piccole e medie imprese. Nella manovra vengono istituiti due fondi, che dovrebbero garantire 50 miliardi in 15 anni, per il cosiddetto “Green New Deal“, una serie di investimenti per rinnovare il Paese in modo sostenibile e moderno. Vengono, inoltre, promossi incentivi e detrazioni per ristrutturazioni e nuove infrastrutture al fine di riqualificare le nostre città.

La realtà è che non ci sono né vincitori né vinti in questa manovra. Sterilizzare le clausole di salvaguardia era il primo obiettivo per il governo giallorosso e, salvo intese, è stato raggiunto. Rimangono meno di 10 miliardi di misure concrete, alcune positive e altre su cui la maggioranza dovrà intraprendere una riflessione ulteriore.

Nei prossimi giorni la manovra verrà discussa nelle Camere e lì si aprirà un’altra battaglia con la presentazione di molti emendamenti provenienti non solo dall’opposizione. Staremo a vedere se questa alleanza, impensabile fino a qualche mese fa, riuscirà a sopravvivere a questo fondamentale passaggio e se esso potrà essere il crocevia che ponga lo sguardo verso altre prospettive.

Davide Iannaccone

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