Decreto clima, ma cosa ci Costa un po’ di coraggio?
Fonte: https://bronchiectasisnewstoday.com

Mentre il movimento ambientalista Extinction Rebellion scende in piazza nella maggiori città del mondo, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha annunciato il «primo atto normativo del nuovo governo» che dovrebbe inaugurare il cosiddetto Green New Deal italiano, approvato il 10 ottobre dal Consiglio dei Ministri e denominato Decreto Clima.

L’intento è quello di rendere “green” l’economia del Paese e di promuovere pratiche di economia circolare con una serie di misure volte alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra che però al momento, come lamentano i movimenti ambientalisti, non rappresentano una risposta incisiva ai cambiamenti climatici. Difatti, molti provvedimenti ritenuti essenziali per una reale transizione ecologica, precedentemente previsti nelle bozze del Decreto Clima, sono stati rinviati alla Legge di Bilancio, uno su tutti il taglio ai sussidi sui combustibili fossili. 

Cosa prevede il Decreto Clima

Tra le misure previste dal decreto promosso da Costa figurano il “buono mobilità” per la rottamazione di autovetture e motocicli per i residenti dei Comuni soggetti a procedure d’infrazione comunitaria per la qualità dell’aria. Verranno inoltre forniti incentivi agli esercizi commerciali che decidono di vendere prodotti sfusi o alla spina al fine di ridurre la produzione di rifiuti. Sarà istituito un fondo per la riforestazione in aree urbane, periurbane e nelle città metropolitane, si incentiverà la creazione di un servizio di trasporto scolastico verde e si promuoveranno progetti per l’ammodernamento, la creazione e la messa a norma delle corsie preferenziali per il trasporto pubblico locale. 

Nel Decreto Clima mancano all’appello le misure più incisive precedentemente annunciate, come il Piano di formazione nelle scuole, il Comitato Interministeriale sui cambiamenti climatici, il CIPE “verde” o la già citata eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente, che il ministro Costa dichiara essere invece prevista nella Legge di Bilancio per ottenere una misura capace di tutelare l’ambiente e non danneggiare l’apparato produttivo del Paese. A tal proposito non solo Extinction Rebellion ha mostrato il proprio dissenso, ma anche Fridays for future Italia, che con un post su Instagram ha sostenuto le affermazioni del direttore esecutivo di Greenpeace Giuseppe D’Onofrio sulla necessità di adottare misure più radicali per incidere davvero sull’emergenza climatica.

Decreto clima e Extinction Rebellion, ma cosa ci Costa un po’ di coraggio?
Fonte: Instagram

Nella stima trimestrale dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, a giugno 2019 in Italia le emissioni nell’atmosfera di gas serra sono aumentate dello 0,8%, sebbene il PIL abbia presentato un -0,1%, a causa dell’incremento nel consumo di combustibili fossili dovuto alla riduzione della produzione di energia rinnovabile e dell’aumento delle emissioni da parte delle attività industriali. Una diminuzione delle emissioni proviene invece dai trasporti e dal riscaldamento domestico. In aggiunta, l’Italia figura come primo Paese dell’Unione Europea per morti premature da biossido di azoto dovute all’alta concentrazione di polveri sottili in alcune aree altamente abitate, come la Pianura Padana, dove i limiti imposti dall’Europa sono violati in maniera continuativa.

Notizie tutt’altro che positive, se consideriamo l’obiettivo stabilito dall’Accordo di Parigi di contenere l’aumento della temperatura media globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Il celebre report dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) del 2018 ha prefigurato la possibilità di raggiungere tale obiettivo entro il 2100 solo se verranno attuati enormi cambiamenti economici e sociali. Anche il rapporto ASviS 2018 parla di una transizione energetica del nostro Paese che comporterebbe “cambiamenti tecnologici epocali a livello di produzione” accompagnati da una trasformazione dei modelli di consumo correnti.

Le misure da adottare non possono essere rimandate dall’Italia, tenendo anche in considerazione che la Strategia EU 2030 per l’abbattimento del 40% delle emissioni rispetto a quelle del 1990, vincolante per il nostro Paese, potrebbe non essere sufficiente a raggiungere l’obiettivo prefisso dall’IPCC. I provvedimenti contenuti nel Decreto Clima dimostrano ancora una volta la mancanza di coraggio del Ministro Costa e del suo governo

Economia, politica e proteste

Al di là del mancato coraggio nel Decreto Clima, è utile anche guardare agli interessi economici che si celano dietro all’assenza di volontà politica. Nonostante i proclami di supportare una transizione energetica e la fossil fuel phase-out, ovvero l’eliminazione progressiva dei combustili fossili, l’Italia continua a sussidiare la produzione e il consumo di petrolio, gas e carbone.

Secondo l’ODI (Overseas Development Institute), undici Paesi e gli istituti finanziari europei insieme hanno destinato oltre 132 miliardi all’anno ai sussidi ai combustibili fossili fra il 2014 e il 2016. Il 16% di questi sussidi provengono dall’Italia, pari a più dell’1% del PIL. I dati dell’ODI indicano che nello stesso periodo il nostro Paese ha sussidiato per una cifra di 10,4 miliardi di dollari il settore dei trasporti, attraverso la riduzione delle accise sul diesel o l’esenzione delle accise per il trasporto su ruote, marittimo e aereo. 2,9 miliardi di dollari sono invece serviti per i sussidi alla produzione di petrolio e gas attraverso l’esenzione dal pagamento delle royalty sulle prime 20.000 tonnellate di petrolio prodotte onshore ogni anno e sulle 50.000 tonnellate offshore. Senza contare gli investimenti all’estero sulla produzione di combustibili fossili e infrastrutture energetiche da parte di istituzioni finanziarie italiane. 

Nel frattempo il movimento antisistema Extinction Rebellion ha indetto fra il 7 e il 13 ottobre la settimana della “Ribellione internazionale” in moltissime capitali mondiali. A Londra sono già stati arrestate 1.400 persone a causa del divieto di svolgere manifestazioni e proteste in tutta la capitale britannica, nonostante la strategia di Extinction Rebellion sia totalmente non-violenta. Anche a Parigi l’occupazione di un centro commerciale da parte degli attivisti XR ha provocato molto clamore. In Italia il movimento, che ha indetto lo sciopero della fame davanti a Montecitorio, ha incontrato il ministro Costa lo scorso 11 ottobre per denunciare l’insufficienza del Decreto Clima rispetto all’obiettivo di arrivare a zero emissioni entro il 2025.

Appare evidente come il cambiamento climatico non sia più una questione prettamente scientifica, rappresenta bensì un tema in cui l’agire politico costituisce l’elemento fondamentale per un futuro ecosostenibile. La mancata volontà politica di riconoscere l’urgenza di salvaguardare il pianeta dagli effetti dell’aumento della temperatura media globale può essere spiegata dagli enormi interessi economici contrari a una transizione ecologica dell’economia, oltre che dal modello di crescita infinita e dalla competizione globale in cui gli Stati del mondo risultano inseriti, Italia inclusa. Il Decreto Clima dimostra ancora una volta come certi interessi economici non possano essere toccati. E il mancato coraggio ci costa eccome.

Rebecca Graziosi

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