Banchi del Senato. Fonte: giornalettismo.com

La democrazia rappresentativa ed il suo organo per antonomasia, il Parlamento, trovano difficoltà di funzionamento dovute al diffondersi del coronavirus. Calendario ridotto, misure precauzionali per garantire la salute dei parlamentari e i dipendenti delle Camere. Le opposizioni non si fanno sfuggire un’occasione così ghiotta e mettono in moto la propaganda, sostenendo di trovarsi di fronte a un Parlamento “chiuso”. Proprio i leader di queste forze risultano, dati alla mano, essere tra i parlamentari più assenteisti.

Ormai sono giorni che le opposizioni non fanno altro che sottolineare la “chiusura” del Parlamento, in particolare il leader della Lega Matteo Salvini che durante un incontro a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avanzato una richiesta ben precisa: «Riapertura e piena operatività del Parlamento, che deve lavorare giorno e notte come fanno tante altre aziende italiane». Affermazioni più che legittime, se non fosse che in realtà il Parlamento non ha mai chiuso i battenti; certo, sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica ci si sta riunendo in maniera ridotta e con tutte le precauzioni necessarie, vista l’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del coronavirus, garantendo così il regolare svolgimento della funzione legislativa. Sulla stessa linea anche Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia che in un video su Facebook dichiara: «[…] il Parlamento non si riunisce da oltre due settimane, perché Conte vuole fare tutto da solo». Basta dare uno sguardo al sito internet parlamento18.openpolis.it, che monitora le attività e le presenze dei parlamentari, per avere un quadro generale più completo e con una semplice ricerca ci si accorge che Salvini ha raggiunto il 10% di presenze al Senato della Repubblica, uno degli assenteisti per definizione, come due rette parallele che non si incontrano mai. Tra gli assenteisti degni di nota troviamo anche l’onorevole Meloni, che riesce a guadagnarsi circa il 29% di presenze e quindi addirittura il 70% di assenze alla Camera dei Deputati: da chiamare “Chi l’ha visto?”. C’è un altro aspetto da prendere in considerazione: si afferma a gran voce, e non da oggi, nell’alveo di centrodestra (ma anche Renzi nel 2016 con la riforma costituzionale) attualmente all’opposizione, una generale ostilità nei confronti della forma di Governo parlamentare caratterizzata dalla centralità del Parlamento stesso, talvolta criticato per la sua lentezza nella procedura legislativa. In realtà non lo è, se guardiamo agli strumenti di decretazione d’urgenza e alla formazione di leggi in tempi veramente ridotti al minimo, pari a due settimane. Appare effettivamente strano sentirsi dire da tali forze politiche, in particolare dagli assenteisti cronici Salvini e Meloni, fautori del presidenzialismo e dell’accentramento di potere, richiamare con gran forza il ruolo primario del Parlamento. Tutto ciò si comprende in quanto le tematiche politiche classiche sono ormai scomparse, sostituite dall’emergenza sanitaria.

Assenteisti del Parlamento
Il grafico delle presenze di Matteo Salvini, che risulta “in missione” per quasi il 90% del tempo
[fonte: OpenPolis]

Non si fanno attendere le dichiarazioni delle alte cariche dello Stato, in particolare dei due Presidente dei rami del Parlamento: «La Camera dei deputati non ha mai chiuso e mai chiuderà. Continuerà a lavorare nell’interesse degli italiani, e tutelando la salute dei deputati e dei dipendenti». Lo ha detto il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, in una videoconferenza con i giornalisti, organizzata al termine della conferenza dei capigruppo. Nel contempo anche la Presidente del Senato della Repubblica, Elisabetta Casellati, condivide la continuità delle attività parlamentari: «Il Senato ieri come oggi come domani non applicherà nessuna limitazione all’attività legislativa, nessuna restrizione a quelle che sono le prerogative parlamentari», afferma in un’intervista su Rai News. Gli assenteisti Salvini e Meloni possono dormire sonni tranquilli, il Parlamento non ha mai chiuso e mai chiuderà, benché con le attività ridotte per via dell’emergenza sanitaria.

Oltre alla questione assenteisti, data la criticità del periodo emergenziale, si è fatta strada l’idea del voto a distanza, subito stroncata: «Davanti alla situazione di emergenza che il Paese sta vivendo, il Parlamento ha fatto e continuerà a fare la sua parte“. Il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, interviene tramite facebook per “fermare” il dibattito sulla possibilità del voto a distanza per i parlamentari, chiesto in modo particolare da PD e Lega. 

Il voto a distanza, per le deliberazioni delle assemblee elettive, seppur adottato in alcuni Paesi del mondo fra cui la Spagna, in Italia non ha trovato spazio. Questo strumento dovrebbe servire a tutelare le democrazie rappresentative, specie nei momenti di forte criticità come il periodo che stiamo vivendo, dove i parlamentari potrebbero essere impossibilitati a partecipare fisicamente ai lavori delle Camere, senza però far in modo che la tecnologia possa sostituire la rappresentanza, siccome “uno non vale uno”, ma semplicemente per facilitarla.

A livello locale però, il decreto legge “Cura Italia” (n. 18 del 2020 che, all’art. 73), prevede: fino alla cessazione dello stato di emergenza, che le sedute dei Consigli comunali, provinciali e metropolitani e delle giunte comunali possano svolgersi in videoconferenza, anche nel caso in cui non sia stata precedentemente disciplinata tale facoltà. In particolare, i Consigli comunali potranno procedere in tal senso purché siano rispettati i criteri di trasparenza e tracciabilità definiti dal “Presidente del consiglio, ove previsto” o dal sindaco, e purché le videoconferenze si svolgano con sistemi che garantiscano l’individuazione dei partecipanti; dovrà essere garantita la regolarità dello svolgimento delle sedute e la relativa pubblicità e dovrà essere assicurato lo svolgimento delle funzioni del segretario comunale. Probabilmente questa emergenza sanitaria senza precedenti, per certi aspetti, contribuirà allo sviluppo del dibattito in una tematica, il voto a distanza, spesso tralasciata.

In ultimo è chiaro che la propaganda politica delle opposizioni non si arresta nemmeno in un periodo così difficile per la nazione: assenteisti a parte, il ruolo del Parlamento risulta ancor più fondamentale per la tenuta della nostra democrazia.

Gaetano Manzari

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