La Lega di Salvini spaccata dal Green Pass
Fonte: notizie.tiscali.it

Dal 15 ottobre l’Italia è il primo Paese al mondo ad aver adottato la linea ferrea in tema di Green Pass: nessun lavoratore pubblico o privato avrà accesso alla sede lavorativa se non ne sarà in possesso, e quindi se non sarà in grado di provare l’avvenuta vaccinazione contro la Covid-19. Sebbene la Lega capitanata dal leader Matteo Salvini sia uno dei partiti che compongono la compagine governativa ed esprime alcuni ministri, invece di sostenerne la linea dura, ha scelto di fare ostruzionismo dall’interno. Ma non tutti sono d’accordo, anzi.

Il numero due del partito, Giorgetti, nonché Ministro dello Sviluppo Economico, ha infatti sposato la politica netta del Presidente del Consiglio Draghi, sostenendo quanto sia necessaria per evitare successivi lockdown e di conseguenza ulteriori chiusure dei posti di lavoro: ≪l’alternativa era rischiare di tornare indietro a situazioni che non vorremmo più rivedere≫, arrivando ad aggiungere che ≪l’obbligo green pass sui luoghi di lavoro, sono volte non a limitare la libertà, ma ad aumentare la libertà e l’incontro≫.

Dichiarazioni che contrastano apertamente col principio di libertà di scelta individuale urlato da Salvini nelle piazze italiane e abbracciato dai suoi sostenitori. Il leader del Carroccio si trova così incastrato fra due ostruzionismi: quello che sta mettendo in pratica contro il Governo e quello che subendo dal suo stesso braccio destro. Della serie: chi la fa l’aspetti. 

Nonostante in molti stiano interpretando queste fratture interne come una debolezza dilagante che sta riguardando la Lega (ad oggi resta il secondo partito, ma con meni del 20% di preferenze per molte rilevazioni demoscopiche), secondo alcuni non bisognerebbe confondere la difficoltà che sta affrontando il partito con quella che sta vivendo Salvini e la sua leadership. Un chiaro elemento che suffragherebbe questa tesi è la recente uscita dal partito dell’eurodeputata leghista Francesca Donato, no vax (sebbene ne rifiuti la denominazione), ed apertamente in contrasto con la linea di Draghi e quindi di Giorgetti: ≪La mia scelta è maturata dopo mesi in cui i valori in cui credo fermamente, quelli dell’uguaglianza, della libertà individuale e della dignità umana, sono stati sempre più calpestati dai provvedimenti presi dal governo Draghi, di cui la Lega fa parte≫.

Secondo la Donato potrebbero addirittura seguire ulteriori fuoriuscite dal partito da membri che non condividono la sua appartenenza (di nome ma non di fatto) all’attuale Governo. Sembrerebbe infatti che i malumori interni al partito siano molti e prossimi ad esplodere in altre più o meno sofferte defezioni. Parrebbe addirittura che, proprio mentre Salvini è impegnato a cercare di contenere le voci su ipotetici contrasti fra lui e il suo numero due, sia proprio Giorgetti il leader de facto della Lega.

Se i contrasti dovessero continuare ad essere alimentati fino a portare ad una netta spaccatura, parte dei fuoriusciti dalla Lega potrebbe alimentare le fila di Fratelli d’Italia, partito che condivide con loro la lotta contro l’obbligatorietà del Green Pass, sostenendo che sia un provvedimento discriminatorio, e per questo leda le libertà personali dei cittadini. Attenzione, quindi, che quella che nel breve periodo potrebbe apparire come una bella notizia, ossia il rallentamento della Lega e un suo minor peso nella sfera politica italiana, potrebbe rafforzare il partito di Giorgia Meloni, rendendola di fatto leader indiscussa di tutto il centro destra

Giulia Esposito

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