valore legale del titolo di studio

Matteo Salvini in un suo intervento alle giornate di formazione dei giovani della Lega ha affermato che l’abolizione del valore legale del titolo di studio è una questione da affrontare. La motivazione che avrebbe spinto il vicepremier a una tale esternazione è il fatto che «negli ultimi anni la scuola e l’università sono stati serbatoi elettorali e sindacali».

Le presa di posizione della Lega e la proposta del M5S

Non è la prima volta che il partito guidato dall’attuale Ministro dell’Interno esprime la sua posizione a riguardo. Nel 2013 la Lega chiedeva l’abolizione del valore legale del titolo di studio spiegando che «oggi una laurea presa in una qualsiasi università italiana ha lo stesso identico valore, ma sappiamo bene che diversi atenei, soprattutto meridionali, offrono un servizio nettamente inferiore alla media».

Lo stesso anno il deputato leghista Paolo Grimoldi presentò in Parlamento una proposta di legge che chiedeva l’abolizione del valore legale dei titoli di studio con l’obiettivo di «eliminare quel meccanismo un po’ perverso che non premia i meritevoli, bensì coloro che sono stati favoriti in virtù di votazioni più alte, ottenute in istituti scolastici e università meno scrupolosi a valutare l’effettiva preparazione degli allievi».

Anche il Movimento Cinque Stelle si è mosso nella stessa direzione della Lega. La scorsa estate la proposta della deputata pentastellata Maria Pallini dal titolo Divieto di inserire il requisito del voto di laurea nei bandi dei concorsi pubblici” è stata depositata in Parlamento.

Docenti e associazioni studentesche sul valore legale del titolo di studio

Le due forze attualmente al Governo sembrerebbero essere d’accordo su una riforma della scuola e dell’università in tal senso e, pertanto, il timore che vengano presi realmente dei provvedimenti è molto forte nonostante la frenata del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti che ha affermato che al momento non rappresenta una priorità per l’esecutivo.«

L’esternazione di Salvini ha scatenato non poche polemiche: molti docenti e associazioni studentesche si sono dette contrarie e pronte a far battaglia. Tra queste spicca UDU – Unione degli Universitari.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il coordinatore nazionale del sindacato studentesco Enrico Gulluni, che ha espresso in motivi del suo dissenso.

L’intervista a Enrico Gulluni

In occasione del suo discorso tenutosi di recente alla scuola politica del suo partito, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dichiarato che l’abolizione del valore legale del titolo di studio è una questione da affrontare. Siete d’accordo con questa esternazione dal capo politico della Lega? Quali sono le motivazioni che vi spingono a prendere tale posizione in merito?

«Ci troviamo in forte disaccordo con quanto dichiarato dal ministro Salvini dal momento che parlare di abolizione del valore legale del titolo di studio è una mossa scellerata. In un sistema universitario pesantemente sottofinanziato come quello italiano abolire il valore legale del titolo di studio non farebbe altro che accrescere il divario tra le varie università, creando quelle di serie A e quelle di serie B, condannando alla morte la maggior parte dei piccoli atenei che farebbero fatica ad andare avanti o che vedrebbero pesantemente ridimensionata la loro posizione. Inutile specificare che gli istituti più colpiti sarebbero, come al solito, quelli del Sud Italia per i quali la forbice delle disuguaglianze si amplierebbe ancora di più.»

Il Movimento Cinque Stelle sembrerebbe muoversi nella stessa direzione di Salvini: lo scorso 31 luglio la deputata pentastellata Maria Pallini aveva depositato in Parlamento una proposta di legge che prevedeva il divieto di inserire il requisito del voto di laurea nei bandi dei concorsi pubblici. Temete che in futuro tale proposta possa essere realmente presa in considerazione dal Governo?

«Riteniamo che verrà sicuramente riportata all’ordine del giorno in futuro. Ci siamo abituati agli spot di questo Governo per testare l’opinione pubblica: spesso, a seconda di come sono le reazioni della popolazione, essi agiscono di conseguenza. Esempio noto è quello del libero accesso a medicina.»

In che modo, a parità di titolo di studio, l’aver frequentato un’università rispetto a un’altra potrebbe influenzare il datore di lavoro nella scelta del candidato in caso di abolizione del valore legale? Incentiverebbe davvero il merito come affermano i sostenitori della proposta o al contrario tale misura risulterebbe poco meritocratica?

«Il valore legale del titolo di studio non rappresenta un ostacolo alla valutazione delle qualità di una singola persona o un qualche tipo di privilegio. Esso permette a tutti di avere lo stesso punto di partenza senza avvantaggiare nessuno. Abolendolo, come detto prima, si verrebbero a creare gli atenei di Serie A e di Serie B e non conterebbero più le competenze della persona e il suo valore. Il luogo in cui si è deciso di studiare assumerà un valore fondamentale nella scelta del candidato da parte del datore di lavoro: se l’università frequentata sarà di Serie A va avanti, altrimenti è destinato a restare fuori.»

Stando all’art. 34 della nostra Costituzione i cittadini “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” Con la fine del valore legale, ogni licenza, diploma o laurea sarebbe equivalente e le uniche scuole/università di un certo peso diventerebbero quelle d’alto bordo non accessibili ai ceti meno abbienti. Secondo lei l’uguaglianza degli italiani a livello scolastico e formativo sancita dalla nostra Costituzione verrebbe meno?

«L’uguaglianza viene ovviamente meno nel momento in cui io studente dell’ateneo x non ho le stesse possibilità di un iscritto all’ateneo y, vuoi perchè il mio ateneo è più piccolo rispetto ad altri, vuoi perchè ha minore prestigio, vuoi perchè il mio è un ateneo del Sud piuttosto che uno del Nord. Come già detto ci troviamo dinnanzi una grandissima discriminazione e dobbiamo urlarlo a gran voce e non restare nel silenzio. Noi come sindacato studentesco lo abbiamo fatto dal primo giorno e continueremo a farlo.»

Anziché pensare di risolvere il problema del mancato merito andando a delegittimare il percorso educativo a vostro parere quali misure si potrebbero adottare? È davvero necessaria una riforma di tale portata o basterebbero soltanto delle semplici migliorie?

«Anzichè pensare al valore legale del titolo di studio pensiamo a misure che possono spingere gli studenti a studiare e farlo in maniera serena e senza stress. Noi siamo per il libero accesso ai saperi! Dove è finito il Governo che aveva proposto il libero accesso a medicina? Siamo ancora in attesa di confronto! Noi siamo per l’abolizione della figura dell’idoneo non beneficiario di borsa di studio. Per eliminare tale figura servono 150 milioni di euro. Perché il Governo non ne parla e non agisce in merito? Abbiamo tantissime proposte e siamo disponibili al confronto.»

Vincenzo Nicoletti

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Classe 1994. Nato a Vallo della Lucania (SA) e residente a Brescia (BS). Amante della natura e dei viaggi e assiduo divoratore di libri e dischi ha sviluppato una forte curiosità per il mondo che lo circonda nelle sue molteplici sfaccettature. Autore della breve raccolta di poesie “Frammenti di natura”. Collabora con Libero Pensiero News a partire da febbraio 2015.

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