Jumanji, confronto tra due generazioni: 1995 vs 2017

Era il lontano 1981 quando Chris Van Allsburg pubblicò il suo libro per bambini intitolato Jumanji; nel 1995 quella storia diede vita al famosissimo film, in cui un giovane Robin Williams fuggiva da un gioco da tavolo e da animali di ogni genere, da rinoceronti a scimmie imbizzarrite.

Negli ultimi giorni, per prepararci alla visione del reboot, abbiamo avuto modo di rivedere proprio quel film che fu, all’epoca, definito a dir poco rivoluzionario per gli effetti speciali realizzati in computer grafica.

Chi scrive è molto affezionato a quella pellicola che, anche a distanza di anni, è capace di emozionare e offrire degli spunti – se vogliamo – anche filosofici come l’importanza della famiglia e dell’amicizia o la voglia di mettersi in gioco e fare squadra. Il film fu recepito in maniera positiva da pubblico e critica, probabilmente anche per via di un ottimo cast che vantava la presenza di una giovanissima Kirsten Dunst.

La “continuazione della storia” del nuovo Jumanji – benvenuto nella Giungla inverte abilmente la premessa dell’originale, spostando la scena non più in una tranquilla cittadina infestata da animali inferociti bensì accogliendoci proprio in quella giungla selvaggia, luogo di provenienza di tutti gli elementi del “gioco”, introducendo quattro giovanissimi personaggi – questa volta in un videogame – che dovranno affrontare varie sfide per accedere al livello successivo ed ottenere quindi l’agognato ritorno verso “casa”.

Completamente superiore al predecessore dal punto di vista dell’azione e della comicità, il film di Kasdan risulta accattivante e piacevole nel suo modo di combinare l’azione “chiassosa” alla commedia, il tutto inserito in un contesto abilmente creato con effetti speciali adeguati alle aspettative.

«Chi gioca ai giochi da tavolo?» chiede uno dei personaggi dopo aver aperto la scatola del gioco Jumanji, riportata alla luce, che si trasforma prontamente in videogioco per console, così l’improbabile quartetto inizia a giocare con «un gioco Nintendo vecchia scuola» che promette emozioni per «coloro che cercano un modo per lasciare il loro mondo alle spalle». Così i quattro vengono risucchiati nel vortice digitale e si ritrovano nei loro rispettivi avatar – alter ego – nel maledetto mondo di Jumanji. Ed è qui che inizia il divertimento…

Il body-swap è un espediente ampiamente utilizzato nel cinema, ormai quasi inflazionato se vogliamo, eppure questo film esplora giocosamente le rivelazioni sul cambiamento di genere e di corporatura, con un Jack Black più in forma che mai e un Dwayne Johnson, anche se forse troppo macchiettistico, decisamente azzeccato per la parte.

Le località hawaiane offrono sfondi accattivanti per l’azione intensa, con bestie fragorose ed elicotteri che effettuano evoluzioni pazzesche; che dire, non sarà di certo il film dell’anno ma Jumanji: benvenuti nella Giungla, per quanto decisamente “non necessario”, risulta divertente e meritevole di essere visto.

Jumanji: benvenuti nella Giungla – nelle nostre sale dal 1 Gennaio 2018 – non è il primo film soggetto a reboot e probabilmente non sarà l’ultimo: per quanto questi prodotti possano essere piacevoli dal punto di vista dell’intrattenimento – alcuni nemmeno più di tanto – ci chiediamo se non sarebbe meglio sviluppare delle storie originali delle quali il cinema odierno sente un disperato bisogno. È davvero così difficile rinunciare a questi film “ricorsivi” o frutto di adattamenti di un fumetto?

Forse no, ma se il mondo del cinema sta subendo una sorta di appiattimento dal punto di vista di genere e stile probabilmente è anche colpa di chi, come noi, dà ragione a queste operazioni “nostalgia” al botteghino. Speriamo vivamente che un’inversione di rotta sia vicina!

Giuseppe Palladino

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui