2 giugno 1946-2026, Ottant’anni fa è nata la Repubblica italiana. In un Paese ferito dalla guerra, dalle distruzioni e dalle divisioni, il 2 giugno 1946 milioni di cittadine e cittadini si recano alle urne per scegliere il loro futuro. In quel giorno il primo voto delle donne in una consultazione nazionale, l’elezione dell’Assemblea Costituente e la scelta repubblicana segnano l’inizio di una nuova stagione, finalmente repubblicana e democratica, per l’Italia.

Ottant’anni fa quasi 25.000 persone si presentano ai seggi, l’89% degli aventi diritto. Le lunghissime file davanti alle scuole e ai municipi testimoniano che gli italiani, in un paese segnato dalle macerie della povertà, sentono il peso e la responsabilità di quel momento e di quella scelta. Nel desiderio collettivo di lasciarsi alle spalle la vergogna e il terrore della dittatura fascista, e costruire una nuova Italia.

Di quelle 25.000 milioni, oltre 12 milioni sono elettrici. Le donne esercitano finalmente un diritto di voto che non è una concessione né un regalo ma una conquista maturata, parafrasando Calamandrei, nelle montagne dove caddero le partigiane i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionate e imprigionati, nei campi dove furono impiccate e impiccati. Migliaia di donne avevano partecipato alla lotta contro il nazifascismo come staffette partigiane, organizzatrici clandestine, infermiere, combattenti e sostenitrici delle reti antifasciste; molte pagarono con il carcere, la deportazione o la vita. Il diritto di voto è dunque una conquista loro e della resistenza tutta.

Ottant’anni fa gli italiani sono chiamati a esprimersi su due questioni. Il referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente, incaricata di scrivere la nuova Costituzione. L’esito del referendum segna la fine della monarchia sabauda. Con circa 12,7 milioni di voti contro i 10,7 ottenuti dalla Monarchia, vince la Repubblica e Re Umberto II lascia l’Italia pochi giorni dopo.

Contestualmente vengono eletti i 556 membri dell’Assemblea Costituente. Tra loro, uomini e donne provenienti da culture politiche molto diverse ma uniti dall’obiettivo di ricostruire il Paese su basi antifasciste e democratiche. Così cattolici, socialisti, comunisti, liberali e azionisti lavorano assieme per scrivere quella Carta costituzionale che ancora ci indica la direzione da seguire. Per la prima volta entrarono in Parlamento anche 21 donne. Cinque di loro — Nilde Iotti, Lina Merlin, Maria Federici Agamben, Teresa Noce e Ottavia Penna Buscemi — fecero parte della Commissione dei 75, incaricata di redigere la Costituzione.

Eppure, di quelle 21 parlamentari si ricordano spesso solo pochi nomi e volti, come quelli di Iotti, Merlin o Federici Agamben. Per molti anni, infatti, il contributo delle Madri costituenti è rimasto ai margini della narrazione pubblica. Oggi viene progressivamente riscoperto grazie a studi, pubblicazioni e iniziative culturali promosse da fondazioni, associazioni e istituti storici, tra cui l’ANPI, che ha dedicato tanti lavori e una importante mostra alle Madri costituenti.

Non quindi una presenza simbolica in Assemblea Costituente ma una componente capace di incidere concretamente sul profilo della nuova Repubblica. Le Madri costituenti portano nel dibattito costituzionale temi fino ad allora considerati marginali nella vita pubblica italiana: il diritto all’istruzione, la parità tra uomini e donne e la la pari dignità nel lavoro e nella cittadinanza, la protezione della maternità. Introducendo nel dibattito pubblico una concezione nuova della famiglia, fondata sulla dignità e sull’uguaglianza. Il loro contributo attraversa alcuni dei principi più innovativi della Carta, tra cui anche l’uguaglianza sostanziale dell’articolo 3.

Anche grazie al loro contributo e alla loro visione, la Costituzione italiana resta ancora oggi una delle più avanzate e lungimiranti del Novecento.

La Costituzione è il documento che sancisce la vittoria di una visione di mondo, di un modello di società, sull’altro. Essa mette al bando la cultura fascista della legge del più forte e della sopraffazione e fonda la nostra società sull’uguaglianza, giuridica e sostanziale, e quindi sulla democrazia come valore ancor prima che come forma di governo. Da ogni suo articolo trabocca il sentimento antifascista: ciò che sotto il regime fascista era vietato oppure era un privilegio di pochi diventa nella Costituzione un diritto o un dovere dei cittadini.

La Carta prevede “pari dignità sociale” e affida alla Repubblica, ai tempi appena nata e oggi ottantenne, il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. La Costituzione, letta sistematicamente, tutela la dignità di ciascuna e ciascuno a prescindere dalla cittadinanza, dal colore della pelle o da qualsiasi altra cosa. Essa nel 1948 inventa una società in cui l’essere umano si giudica solo in base alle proprie scelte.

Per questo ogni giorno scegliamo la Repubblica, come scelta di campo. Ogni giorno rinnoviamo la nostra scelta e il nostro impegno per la Repubblica perché, diceva Sandro Pertini: “Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.”

Scegliere la Repubblica significa scegliere i suoi valori e chi ha combattuto per essa. Significa scegliere i partigiani, la democrazia e Costituzione – e cioè l’Italia che vogliamo. Buon 2 giugno 1946, Ottantesimo anniversario della rinascita dell’Italia!

Gabriele Bartolini

Gabriele Bartolini
Gabriele Bartolini (Roma, 2003) studia Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. È presidente della sezione ANPI di Trastevere e membro del Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma. Fa parte del gruppo dell’ANPI Nazionale che lavora sulle giovani generazioni. Cura per Patria Indipendente una inchiesta sul tentativo di riscrittura della Storia tramite le intitolazioni di vie e spazi pubblici a Giorgio Almirante.

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