Festival del Cinema dei Diritti Umani Silvia Romano
Fonte immagine di copertina: FilmFreeWay

Il Festival del Cinema dei Diritti Umani, arrivato ormai alla sua undicesima edizione, ha aperto i battenti nella città di Napoli il 20 novembre 2019. Il Festival, oggi più che mai, ha voluto dedicare il suo programma ad eventi legati alla tematica ambientale, intuibile già dal titolo “Il clima che verrà, cause e conseguenze del cambiamento climatico globale”. Non solo: si è convertito anche come occasione unica per lanciare l’appello di liberazione della giovane cooperante italiana Silvia Romano.

Rapita Kenya esattamente un anno fa, mentre lavorava come volontaria per la Onlus Africa Miele, Silvia Romano è stata infatti uno dei volti protagonisti del Festival del Cinema dei Diritti Umani, grazie soprattuto alla presenza di diverse associazioni umanitarie e ONG, tra cui Emergency e Amnesty International. I rappresentanti di tali enti si sono battuti in prima fila nella divulgazione di un appello sentito ed efficace di liberazione, con lo scopo di mantenere viva l’attenzione sui temi caldi di attualità: dalla crisi umanitaria del rapimento, a quella ambientale riguardante il clima.

L’intera manifestazione è stata patrocinato da Amnesty International Italia e ha avuto come partner principali: il Comune di Napoli-Assessorato al Turismo e Cultura, la Banca Popolare Etica, l’Ambasciata Svizzera in Italia e l’Associazione 46simo Parallelo di Trento. Media partner sono stati anche il quotidiano “Il Manifesto” con la sua rivista “Extraterrestre” e il mensile di cinema “Diari di Cineclub”. 

Il Festival del Cinema dei Diritti Umani: il programma

L’undicesima edizione è stata programmata in modo da essere suddivisa in due momenti distinti: dal 20 al 23 novembre con eventi internazionali siti prevalentemente nello spazio Comunale Piazza Forcella, nel carcere di Poggioreale e nella fabbrica Whirpool, e incentrati su esempi di crisi climatica dislocati in varie parti del mondo e raccontati grazie all’aiuto di film fuori concorso o di testimonianze dirette e di esperti; dal 27 al 30 novembre, invece, si è rivolta l’attenzione al concorso cinematografico – con la partecipazione dei film selezionati attraverso il bando internazionale – e all’assegnazione di premi e menzioni ai film più votati dalle giurie.

Gli eventi internazionali

Gli eventi internazionali hanno saputo racchiudere le tematiche principali, intorno alle quali la manifestazione è nata: i conflitti mondiali, la crisi ambientale e il mondo del lavoro, tra pro e contro, tra rispetto dei diritti umani e maggior tutele.

Ripercorrendo le prime giornate, ricordiamo che il 21 novembre a Piazza Forcella il tema delle conseguenze delle guerre sui civili e sulla natura è stato protagonista del dibattito organizzato dall’Atlante dei conflitti e delle guerre del mondo, e che venerdì 22 novembre, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sono state ospitate le associazioni Fridays for Future e Teachers for Future, le quali hanno raccontato le loro azioni di mobilitazione a sostegno dell’ambiente.

Sabato 23 novembre si è invece svolta la chiusura della prima parte della manifestazione presso lo stabilimento Whirlpool di Napoli. Uno stabilmento in crisi, nel quale l’inquinamento e i veleni mettono a dura prova il confronto tra occupazione e salute pubblica. Il regista Marco Bechis ha discusso di questo pericoloso connubio – non solo climatico ambientale – con la proiezione de “La terra degli uomini rossi – Birdwatchers”.

Il Festival è il racconto di una storia

Il Festival del Cinema dei Diritti Umani, nato nel segno di Silvia Romano, ha narrato in questa prima fase i segni di una realtà presente sempre più vulnerabile e in mutamento, fatte sia di storie di bellezza che di disperazione, dai tratti idilliaci quanto macabri. Con la convinzione, che ci ha accompagnato per anni, di poter considerare le risorse naturali un bene illimitato e la nostra Terra un ecosistema immutabile, ci troviamo ora costretti ad ammettere le nostre colpe e le annesse inefficienze.

Le isole affondano nel mare e i ghiacciai scivolano a valle mentre montagne di rifiuti, piattaforme di plastica e gas tossici crescono a fianco delle nostre città, la terra diventa arida e l’acqua manca. Il tempo per salvare il futuro della nostra cara Terra si fa sempre più stretto. È in questo clima di realismo che si configura il Festival del Cinema dei Diritti Umani forse più difficile degli ultimi anni. Non basta più divulgare l’evidenza di un cambiamento climatico in atto, bensì l’urgenza di affrontarlo. Per costruire un futuro differente. Per dare speranza di vita e non di morte.

I vincitori dell’XI edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani

Gli ultimi giorni dedicati al Concorso Cinematografico hanno visto come protagonisti 31 film, tra cui 7 lungometraggi e 24 corti, provenienti da Italia, Cile, Stati Uniti, Regno Unito, Siria, Spagna, Iran, Georgia, Olanda e Palestina. Ad affermarsi vincitori sono stati “I insist to keep on filming” di Anne Paq e Haidi Motola (Palestina) per la categoria miglior cortometraggio e “Venían a buscarme” di Álvaro de la Barra (Cile) come miglior lungometraggio.

La Giuria Esperti composta da Sandra Lorenzano, Elisabetta Pandimiglio e Antonio Prata ha considerato il cortometraggio “un piccolo grande film che sarebbe importante si diffondesse ovunque, specialmente in questo momento così duro e difficile da vivere“, mentre il lungometraggio “un toccante viaggio nella geografia e la storia intima e sociale del Cile, dove l’autore racconta in prima persona il modo brutale in cui la società può segnare la vita intima di ognuno di noi.”

Una manifestazione che anche quest’anno ha saputo stupire, affrontando tematiche forti e sempre più attuali e cercando di mantenere vivo il ricordo e la speranza di ritorno della giovane cooperante italiana Silvia Romano.

Marta Barbera

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