Dite addio alle cannucce dei cocktail: arriva lo stop alla plastica

Con colpevole ritardo anche l’Unione Europea scende in campo contro i prodotti in plastica propriamente detti “usa e getta“. La produzione e la vendita di questi ultimi, accusati di essere il principale fattore inquinante delle spiagge e dei mari europei, saranno oggetto di norme sempre più limitanti. Attenzione però! Non tutti i prodotti sopracitati verranno trattati alla stessa maniera. Ed è proprio da questa certezza che sorge un dubbio quanto mai legittimo: basteranno queste norme a far fronte all’annoso problema legato all’inquinamento da plastica?

Breve storia triste della plastica

Da invenzione rivoluzionaria a problema mondiale. Tutto ebbe inizio nel 1861, quando l’inglese Alexander Parkes brevettò il primo materiale semi sintetico (Xylonite) con cui successivamente furono creati i primi prodotti commerciali come manici, scatole e colletti per camicie. Da allora le scoperte riguardanti la plastica non conobbero limiti. Nel 1912 il chimico tedesco Fritz Klatte scoprì il processo per la produzione del polivinilcloruro, noto ai più come PVC. Successivamente vennero sintetizzati materiali come il cellophane, il nylon e il poliuretano.

È nel 1941 che venne brevettato il materiale plastico più conosciuto al mondo: il polietilene tereftalato o semplicemente PET. Quest’ultimo cominciò a essere utilizzato nel mondo degli imballaggi alimentari solo nel 1973, quando Nathaniel Wyeth creò la bottiglia in PET come contenitore per bevande gassate. La stessa bottiglia che ancora oggi rappresenta il contenitore più usato per confezionare le acque minerali e le bibite.

Dagli anni ’60, periodo in cui la plastica si affermò come materiale insostituibile nella vita quotidiana di milioni di persone, ad oggi, quella che senz’altro rappresenta una delle invenzioni più rivoluzionarie di sempre si è lentamente trasformata in un mostro che anno dopo anno invade, inquina, distrugge interi ecosistemi. Abbiamo scritto molto sull’inquinamento da plastica, sulle problematiche ambientali legate ad essa e sulle possibili soluzioni da poter applicare in futuro.

Addio agli “usa e getta”

Ma è di questi giorni la notizia dello stop ai prodotti “usa e getta” da parte dell’Unione Europea. Dopo aver limitato l’uso delle borse di plastica nel 2015, l’Unione rivolge ora l’attenzione verso 10 prodotti di plastica monouso e attrezzatura da pesca che insieme «…rappresentano il 70% dei rifiuti marini in Europa».

Il divieto di commercializzazione riguarderà solo determinati prodotti di cui esistono alternative facilmente disponibili ed economicamente accessibili: bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini dovranno essere fabbricati esclusivamente con materiali riciclabili. I contenitori per bevande saranno ammessi solo qualora i tappi e i coperchi restino attaccati ad essi. Per ciò che concerne gli obiettivi di riduzione del consumo « ...gli Stati membri dovranno ridurre l’uso di contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica» tramite obiettivi nazionali di riduzione, incentivando la presenza di prodotti alternativi presso i punti vendita ed eliminando la gratuità degli articoli monouso.

Verranno inoltre inseriti specifici obblighi per i produttori. Questi ultimi dovranno coprire i costi di gestione e di bonifica dei rifiuti e quelli delle misure volte a sensibilizzare i consumatori sull’utilizzo dei seguenti oggetti: contenitori per alimenti, pacchetti e involucri (patatine e dolciumi), contenitori e tazze per bevande, prodotti del tabacco con filtro (come i mozziconi di sigaretta), salviette umidificate, palloncini e borse di plastica in materiale leggero.

Prescrizioni e obiettivi

Prodotti come assorbenti igienici, salviette umidificate e palloncini saranno forniti di etichette standard su cui verranno indicate le misure di smaltimento degli stessi e l’impatto negativo che essi hanno sulla natura. Entro il 2025 gli Stati membri avranno come obiettivo la raccolta del 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande favorendo l’introduzione di sistemi cauzione-deposito.

Ma l’obiettivo più arduo da raggiungere è senz’altro quello dell’educazione ambientale. Tutti i Paesi facenti parte dell’Unione Europea dovranno impegnarsi nella sensibilizzazione dei consumatori attraverso una maggiore diffusione delle informazioni riguardanti l’impatto ambientale della plastica e nel contempo indirizzando gli stessi verso misure di riutilizzo dei prodotti plastici e verso una migliore prassi della gestione dei rifiuti.

Vai al mar se plastica vuoi pescar

Verrà infine completato il quadro normativo vigente per ciò che riguarda gli attrezzi da pesca, che rappresentano il 27% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge. L’Unione punta a introdurre regimi di responsabilità per i produttori degli attrezzi suddetti contenenti plastica. I fabbricanti dovranno infatti «coprire i costi della raccolta quando questi articoli sono dismessi e conferiti agli impianti portuali di raccolta, nonché i costi del successivo trasporto e trattamento; dovranno anche coprire i costi delle misure di sensibilizzazione».

Vivere senza plastica

Quale sarà l’impatto di tali misure sulla nostra vita? Forse la domanda che tutti noi dovremmo porci non è questa. Grazie ai prodotti biodegradabili molte delle nostre azioni quotidiane non verranno intaccate. Potremo continuare a preservare l’igiene del nostro apparato uditivo, così come continueremo a gustare i nostri cocktail preferiti grazie all’utilizzo di cannucce ecologicamente compatibili.

Le norme di cui abbiamo ampiamente parlato oggi rappresentano sicuramente un passo avanti nella lotta all’abuso di plastica. Grazie a questa direttiva infatti si eviterà l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2, si scongiureranno danni ambientali per 22 miliardi di euro e si genereranno risparmi per i consumatori per 6,5 miliardi di euro. Gli obblighi di cui sopra porteranno quindi enormi benefici sia ambientali che economici.

Vivere senza plastica è senz’altro un’utopia. Vivere con meno plastica è invece un nostro dovere. «La libertà è la possibilità d’essere e non l’obbligo d’essere». La frase del celebre pittore belga René Magritte riassume il senso della domanda che tutti noi dovremmo porci. Abbiamo davvero bisogno di obblighi e limiti per capire ciò che è giusto fare?

Marco Pisano

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