tesla musk artificiale fonte: https://tg24.sky.it/tecnologia/2021/08/20/elon-musk-tesla-bot
tesla musk artificiale fonte: https://tg24.sky.it/tecnologia/2021/08/20/elon-musk-tesla-bot

Elon Reeve Musk è un imprenditore sudafricano con cittadinanza canadese naturalizzato statunitense. Terzo uomo più ricco del mondo (secondo Forbes, al 19 luglio 2021, con un patrimonio stimato di 160.3 miliardi di dollari), dalle mille ambizioni e competenze, è CEO e CTO di Space Exploration Technologies Corporation (SpaceX), CEO e product architect di Tesla, cofondatore e CEO di Neuralink, presidente di Solar City, fondatore di The Boring Company e cofondatore di PayPal e di OpenAi.

Musk ha più volte confermato che l’obiettivo del suo lavoro è quello di focalizzarsi con lungimiranza sui bisogni dell’uomo, visualizzare e stabilire obiettivi realistici e puntare quindi al loro miglioramento, che esso ruoti intorno alla riduzione del riscaldamento globale oppure alla fornitura di internet ad alta velocità e bassa latenza a tutto il pianeta. Il nuovo progetto che impegnerà Musk nei prossimi anni sarà la messa a punto di una nuova intelligenza artificiale: il Tesla Bot.

Si tratta di un automa umanoide che avrà il compito di sostituire l’essere umano nelle occupazioni lavorative più meccaniche, faticose e pericolose. Sarà capace di interagire con chi gli è intorno, con una complessità tale da comprendere il linguaggio naturale, riconoscere e valutare gli ostacoli e muoversi con consapevolezza nel contesto in cui verrà inserito. A delineare il progetto è stato lo stesso Musk, dal palco dello speciale evento organizzato dalla compagnia di auto elettriche e dedicato all’intelligenza artificiale, accompagnato da un mock-up non funzionante del robot, simile a un manichino bianco e nero, alto circa 175 centimetri per un peso di 56 chili.

Con tali fattezze, il Tasla Bot sarà potenzialmente capace di trasportare un carico di 20 chili e sollevare pesi fino a 68 chili, con una velocità di camminata massima di 8 chilometri all’ora. Il capo sarà un grande schermo, utile per comunicare i dati rilevati, mentre il corpo sarà mosso da 40 motori (12 nelle braccia, 12 nelle gambe, 12 nelle mani 2 nel collo e 2 nel torso) con una precisione da far invidia ai micromovimenti umani. Gli occhi saranno delle videocamere montate all’interno della testa, mentre la scheda madre nel petto sarà una degna sostituta di un cervello\cuore. Ci saranno sensori per l’equilibrio, per rilevare oggetti e ostacoli. Per renderlo intelligente ci si baserà sul computer Dojo che già oggi è utilizzato per le auto.

L’invenzione di Musk risulta finalizzata a ricoprire tutte quelle tipologie di lavoro troppo pericolose (come le occupazioni negli ambienti industriali che producono come scarto sostanze tossiche), faticose o ripetitive, e per questo segnerà una rivoluzione senza precedenti nel mercato del lavoro. In più, se si vuole essere lungimiranti, il Tesla Bot potrebbe essere utile, una volta collaudato e rafforzato, anche come strumento di emergenza e salvavita.

Max Tegmark (Vita 3.0. Esseri umani nell’era dell’intelligenza artificiale, Raffaello Cortina Editore, 2018) assume che l’intelligenza è la «capacità di realizzare fini complessi», o anche «l’abilità di acquisire e applicare conoscenze e competenze». Queste definizioni, fino alla messa a punto della biorobotica, siamo stati abituati a riferirle agli esseri viventi che, al di fuori di avvincenti opere fantascientifiche, sono gli unici che hanno bisogno di muoversi nel mondo portando avanti un determinato scopo.

Ma se anche le macchine iniziassero a pensare? Quanto possiamo coscientemente porre un discrimine tra la nostra memoria e quella di un sistema computazionale che, in puro automatismo, riesce ad eccellere in campi in cui noi difettiamo per velocità, forza e\o precisione?

Viviamo già in un’epoca che è altamente industrializzata, e siamo imbrigliati in un perenne sviluppo tecnologico che ci fa arrancare e ci spinge sempre indietro rispetto ad un progresso inarrestabile: nonostante i nostri sforzi c’è sempre una novità che ci spiazza e a cui dobbiamo abituarci perché in un batter di ciglio sarà già quotidianità. A differenza del passato, il nostro presente è sempre più abitato alle nostre invenzioni e creazioni: macchine che hanno il compito di sostituirci e che quindi in un modo o nell’altro sono destinate a prendere in prestito sempre di più le nostre fattezze.

I robot, una volta soltanto supporto industriale, sono usciti dalle fabbriche e hanno iniziato a insidiarsi all’interno del corpo umano, dal mondo sottomarino allo spazio. Finché parliamo di pezzi artificiali che aiutano a far battere il nostro cuore o di statici motori, sembriamo non preoccuparci troppo, il problema subentra quando la macchina, proprio come il Tesla Bot di Musk, diventa umanoide e sembra appropriarsi delle capacità di pensiero e linguaggio, ciò che ci rende quello che siamo e che ci distingue da tutti gli altri esseri viventi e non viventi: è qui che ci proiettiamo in Bicentennial man di Chris Columbs e ci sentiamo meno a nostro agio. Ma, esclusi i fantasiosi epiloghi in stile Io robot, cosa comporterà realmente questa innovazione?

Questo nostro affiancarci continuamente a una macchina, che sia per sicurezza o per pigrizia, senza che ce ne rendiamo conto ci provoca una forte dipendenza tecnologica, che rischia in alcuni casi di diventare anche una dipendenza psicologica. Tale condizione la si ignora spesso volutamente perché estraniarsi da questi fenomeni significa per le aziende vendere e produrre di meno, mentre per tutti gli altri restare fuori dal mondo oppure avere serissime difficoltà nel trovare un lavoro e rallentare le proprie performance in una società che non aspetta chi resta indietro.

L’intelligenza artificiale per Alessandro Longo e Guido Scorza è «una forma di intelligenza non biologica, in grado persino di aprire scenari e di far capire il tipo di problemi che già abbiamo di fronte, di conseguenza anche quelli che ci possono aspettare nel prossimo futuro». Il metodo migliore per carpire i perché dell’esistenza umana è sempre quello di proiettarsi all’esterno, in nuovi corpi ed entità, in modo da diventare osservatori diretti di umanoidi che ci imitano in quanto nostre creazioni.

Da un punto di vista antropologico le intelligenze artificiali concretizzate in strumenti come il Tesla Bot potrebbero aiutare molto e scrivere nuovi capitoli della nostra storia, ma da un punto di vista sociale e lavorativo uomini come Musk lasciano inevasi molti pro e contro.

I computer, osservano gli scienziati informatici, sono macchine deterministiche. L’elaboratore esegue i passi definiti dall’algoritmo trascritto nel software per risolvere un problema. Lavora in modo cioè deduttivo e totalmente prevedibile: se qualcosa va storto e il problema non viene risolto è relativamente facile risalire al bug perché è tutto scritto e definito a priori. Affinché tutto ritorni in sesto e che il lavoro riesca sempre a raggiungere il suo punto di arrivo, è importante formare in modo appropriato le nuove generazioni che devono essere pronte a ricoprire cariche e posti di lavoro sempre più in connubio con le macchine.

Con il proseguire del progresso, il potenziale assottigliamento dei posti di lavoro più accessibili alla massa è ormai certo. Un approccio che superi l’analfabetismo totale o funzionale di questa lettura e il persistere di una visione del mondo che non cerca di risolvere attivamente le disuguaglianze, è l’unico modo di evitare contraccolpi importanti per l’occupazione. Il problema è quindi sempre lo stesso, lo stesso dei tempi del povero Oliver Twist che vagava per la Londra industrializzata: non sono le macchine a soggiogare l’uomo, ma è l’uomo a soggiogare il suo simile. Il dubbio è, ancora una volta, se le società saranno capaci di servirsi delle innovazioni per il bene comune oppure se lo faranno unicamente a vantaggio di pochi e a svantaggio di molti.

Alessia Sicuro

Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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