presidente della repubblica elezione
Cortile interno del palazzo del Quirinale, Roma. Credit: Wikimedia Commons

Il 24 gennaio, ore 15, nell’aula di palazzo Montecitorio. Il presidente della Camera Roberto Fico affida ai social network l’annuncio della prima convocazione del parlamento in seduta comune per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Un evento atteso, e non solo per l’incertezza su chi succederà a Sergio Mattarella.

Gli elettori del presidente della Repubblica sono 1009. Anzitutto i deputati e i senatori – rispettivamente 630 e 315. Il numero resterà invariato nonostante la decadenza di Roberto Gualtieri da parlamentare: la carica è incompatibile con quella di sindaco di Roma, e per il 16 gennaio sono previste le elezioni suppletive per l’assegnazione del seggio vacante. Sull’elezione del presidente della Repubblica non incide poi la riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, che sarà operativa dalla prossima legislatura. Ai 945 membri delle Camere si aggiungono gli attuali 6 senatori a vita. Ci sono poi i 58 delegati: a seguito della convocazione del presidente della Camera, ciascun consiglio regionale dovrà eleggerne tre, tranne la Valle D’Aosta che ne esprime uno.

La risalita dei contagi da Covid-19 incide anche sulle modalità di elezione del presidente della Repubblica. Nell’annunciare la data della prima assemblea, Fico ha fatto sapere che definirà «l’organizzazione e le misure per garantire la piena operatività e sicurezza del voto» nelle prossime due settimane.

Si pensa a una convocazione al giorno anziché due, e a misure per evitare assembramenti, come orari scaglionati durante l’appello nominale. Pesano sull’elezione anche i contagiati tra gli elettori: secondo i dati delle ultime sedute – quelle di fine dicembre – c’erano circa 40 parlamentari in meno tra positivi o in quarantena, e fino al 24 gennaio è previsto un aumento del numero. Nonostante le assenze forzate, il quorum dovrebbe reggere: per i primi tre scrutini è necessario il voto dei due terzi dei componenti (e non dei presenti) dell’assemblea, mentre dal quarto in poi è sufficiente la maggioranza assoluta. Ulteriori dettagli sono attesi per la prossima settimana, con la riunione del collegio dei questori: un organo composto da tre deputati che cura, tra le altre cose, anche l’ordine e la sicurezza delle assemblee di Montecitorio.

Quanto ai possibili successori di Sergio Mattarella, la partita è ancora aperta e lo sarà fino agli scrutini in aula. Tradizionalmente è una parte politica forte a esprimere il nome del futuro presidente della Repubblica e a imporlo in assemblea. Ma non è questo il caso, considerando la debolezza attuale dei partiti e l’assenza di coalizioni di rilievo, sia di maggioranza che di opposizione. Sintomatica è la difficoltà di accordarsi su figure quali Giuliano Amato e Pierferdinando Casini. Il nome di Silvio Berlusconi, poi, ha generato più polemiche e meme per il web che un reale endorsement.

Il M5s crede che ci siano margini per persuadere Mattarella su un secondo mandato e, così, evitare che al Quirinale ci finisca Mario Draghi. Un’ipotesi, questa, che lascerebbe un vuoto di governo difficile da gestire in questa fase, sia nel senso di nuove elezioni, sia nella direzione di trovare un sostituto dell’ex presidente della Bce. Si è parlato a più riprese di una presidente della Repubblica donna, e un possibile nome è quello della giudice della corte costituzionale Marta Cartabia. Il 2 gennaio è stato lanciato un appello alle forze politiche da parte di scrittrici e artiste – tra cui Dacia Maraini, Serena Dandini, Michela Murgia e Fiorella Mannoia – per premere su una guida del Quirinale al femminile.

Raffaella Tallarico

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