troy fall of a city

Troy – Fall of a City, come da titolo, ripercorre la caduta di Troia illustrata nell’Illiade di Omero. Un peplum in formato seriale che cerca di portare alla ribalta un genere mai così al crepuscolo dopo i poco fortunati Hercules e Gods of Egypt visti al cinema pochi anni fa.
E la crisi del genere, con Troy, la percepiamo fin dal primo approccio, un prodotto con una sceneggiatura stolidamente lenta, una regia fatalmente approssimativa e un cast decisamente non all’altezza per alcuni ruoli chiave (Bella Dayne desolatamente su tutte). A complicare le cose ci sono proprio le scelte fatte dalla produzione in questa fase, che preferisce senza un reale motivo di rompere con l’iconografia classica e scegliere degli attori di colore per i ruoli di Achille e Zeus, così come, al contrario, opta arbitrariamente per un Odisseo fin troppo pallido per il mito.
E quindi per coloro a digiuno del genere, per coloro che non subiscono il fascino dei tempi che furono, l’approccio forse sarà dei peggiori se già i puristi nelle prime puntate si prefigurano un’altra nefasta e deludente trasposizione di quel pozzo di fantasia che è la mitologia classica.

troy achille e zeus

Ma poi, dopo una manciata di puntate si assiste in maniera inaspettata a un cambio di registro. La sceneggiatura lima i suoi difetti e raggiunge un suo equilibrio, la regia sale in cattedra con ottimi momenti, soprattutto in quelli di snodo della vicenda preminente, gli attori iniziano a tirare fuori gli attributi e alcuni come nel caso di David Gyasi (Achille) danno credibilità e nuova linfa ai personaggi della tradizione. La serie d’un tratto trova un suo perché e diventa addirittura godibile per lunghi tratti. Quest’ascesa gli permette anche di non penare per il budget risicato che resta comunque un fattore limitante della trasposizione. Le scene di battaglia sono centellinate all’osso ed è ironico se pensiamo che il leit motiv dell’epopea è la guerra. Oltre che l’amore, chiaramente.

troy netflix

La serie infatti è un prodotto fatto di dialoghi, intrighi, dove ogni personaggio svolge un suo percorso, costretto a seguire, volente o nolente, delle tappe prescritte. Compito degli sceneggiatori è stato – oltre quello di rispettare la narrazione preesistente – proprio quello di dare credibilità e senso a quelle azioni estreme (sacrifici umani, amori che scatenano guerre, vendette, abbandoni familiari) o di creare suspence e curiosità attorno a epiloghi già noti. Possiamo dire che sommariamente ci sono riusciti, cosa non facile dato che si rischiava di cadere nel macchiettistico e di veder ancora una volta una trasposizione abbozzata, involontariamente parodistica di quei tempi mitici così lontani, di individui o presunti tali, così diversi da noi. Invece, proviamo un sincero odio verso Agamennone, frustrazione e rabbia per il comportamento scriteriato di Elena, sincera empatia per Paride, ammirazione per Ettore.

troy elena

Chiaramente non parliamo di una serie imperdibile, per tanti motivi. Uno di questi è l’estetica non sempre impeccabile (pensiamo alla saga 300, in questi termini siamo su livelli molto più bassi): fotografia anonima, trucco da pièce teatrale di seconda mano (quello di Priamo, ne vogliamo parlare?), costumi da Comicon.

L’altro difetto, che per alcuni sarà fatale, saranno i tempi troppo dilatati e scene colpevolmente ridondanti. Difetti a cui qualcuno potrà soprassedere se si pensa che Troy è scientemente una serie di personaggi, meno di ambienti. Non vi aspettate di vedere i grandi tempi di Troia, le sue piazze sontuose, i suoi immensi mercati. La scenografia è figlia di un budget al risparmio e quindi le ricostruzioni saranno grosso modo le stesse, scarne, e spesso dominate da piani medi degli attori. Questi davvero tanti, principali e secondari, ma tutti inseriti in maniera chirurgica nelle varie fasi della narrazione.

troy priamo

In sintesi: intrighi, dialoghi, strategie dei protagonisti sono la benzina di questa serie che, come detto, come il diesel carbura solo da un certo punto in poi.
Niente di memorabile, sia chiaro. Consigliata agli amanti del genere, non così caldamente a tutti gli altri.

Enrico Ciccarelli

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