Serena Venditto
Fonte: il Giornale letterario

Quattro coinquilini (più uno!), un libro macchiato di sangue e una donna misteriosa: nel suo nuovo romanzo, Sette vite come i libri, Serena Venditto intreccia mistero, amicizia e potere della letteratura, regalando ai lettori un giallo leggero ma non banale.

La trama di Sette vite come i libri

Copertina del libro "Sette vite come i libri" di Serena Venditto
Copertina del libro “Sette vite come i libri” di Serena Venditto

«In una Napoli semideserta all’indomani delle festività natalizie, Malù, archeologa con la passione per i gialli, ha un bel problema da affrontare: il suo dottorato di ricerca è finito e l’università non ha più fondi. In pratica, è disoccupata e senza un soldo. Per fortuna con l’aiuto dei suoi coinquilini trova un lavoretto in una libreria dell’usato, la Second Chance. E di quel posto si innamora all’istante: ogni libro sugli scaffali contiene tracce delle vite di chi l’ha letto, regalato, di chi fra quelle pagine si è perso, ha pianto, amato, sorriso. E alcuni di quei volumi ne hanno avute tante, di vite, prima di arrivare lì: tre, cinque, qualcuno persino sette. Come i gatti, sorride Malù pensando a quanto quel luogo pieno di odori e nascondigli piacerebbe al suo Mycroft. Un giorno le capita fra le mani una copia della Donna in bianco, capolavoro di Wilkie Collins. E sfogliandolo si accorge che alcune pagine sono intrise di sangue. Sangue fresco. Il suo istinto le dice che nel posto da cui proviene il libro è successo qualcosa di molto brutto. Ora sta a lei e alla compagnia dei suoi “Irregolari” – gatto Mycroft compreso – scoprire da dove viene il volume insanguinato, com’è arrivato fin lì e chi è la vittima. È l’inizio di una nuova, rocambolesca caccia al colpevole per gli irresistibili coinquilini di via Atri 36.»

I quattro coinquilini di via Atri 36 non sono nuovi ai lettori: Serena Venditto li ha introdotti al pubblico per la prima volta nel 2018 con Aria di neve (Mondadori), primo volume della serie che vede protagonista anche il gatto Mycroft, a cui sono seguiti L’ultima mano di burraco (2019), l’e-book Malù si annoia (2020), Grand Hotel (2021) e Commedia gialla con gatto nero (2023). Gli stessi personaggi compaiono anche nell’antologia Gatti neri e vicoli bui (Homo Scrivens, 2022), con Maurizio de Giovanni e Francesco Pinto, e in E cosy sia (Giallo Mondadori Big, 2024).

Con Sette vite come i libri (Mondadori, 2024), Serena Venditto riporta i lettori nella sua Napoli, stavolta insolitamente silenziosa e quasi deserta. Qui Malù e i suoi coinquilini si ritrovano, ancora una volta, coinvolti in un’indagine. Tutto inizia da un libro, La donna in bianco di Wilkie Collins, che nasconde tra le sue pagine delle macchie di sangue fresco. Da questo momento Malù, Ariel e gli altri si trasformeranno in detective improvvisati per cercare di scoprire a chi appartiene quel sangue, quale crimine è stato commesso, dove e perché.

Il mistero, l’amicizia, il genio

Tutto ha inizio con un libro gettato in un cassonetto: un’edizione del capolavoro vittoriano La donna in bianco di Wilkie Collins, portata nella libreria Second Chance, dove Malù lavora. È lei a notare subito qualcosa di strano: tra le pagine ci sono macchie di sangue fresco. Da quel momento, si mette in moto il suo intuito. Ragiona, analizza, coinvolge i coinquilini, si muove per la città fino ad arrivare in un luogo, in una stanza. E lì trova il cadavere di una donna. Chi è la donna misteriosa? Perché è stata uccisa? E cosa c’entra il libro con il delitto? Le domande si moltiplicano e Malù non può che coinvolgere il commissario De Iuliis e l’ispettore Silvestri. Ma naturalmente non rinuncerà a indagare in prima persona.

Con Sette vite come i libri, Serena Venditto costruisce un intreccio ben pensato, capace di tenere insieme il mistero e la leggerezza, ma anche l’introspezione e la critica sociale. Al centro della storia ci sono le relazioni umane: l’amicizia tra coinquilini, i legami sentimentali, la fiducia e il rispetto.

Tra le pagine del romanzo si fa spazio una tematica attuale e delicata: la violenza di genere. Non solo quella fisica, evidente, che lascia segni sul corpo, ma anche quella più subdola: la violenza psicologica, le frasi umilianti, la gelosia ossessiva, i comportamenti manipolatori, le minacce velate. Serena Venditto affronta il tema attraverso l’evoluzione di un personaggio maschile, che inizia con un atteggiamento possessivo verso la compagna e, grazie a una riflessione dolorosa ma necessaria, comincia a riconoscere la tossicità delle proprie azioni. Una sorta di “imparata di creanza”, per usare una splendida espressione napoletana: imparare le buone maniere, sì, ma soprattutto imparare il rispetto. La gelosia è un problema e in questo romanzo non viene più considerata come una caratteristica folkloristica, come invece accadeva nei libri precedenti.

Sette vite come i libri è un cozy crime raffinato e coinvolgente, che non rinuncia mai all’intelligenza e al cuore. È anche un atto d’amore verso la letteratura. Dai riferimenti a La dama di carta fino ai tanti libri che costellano il racconto, Serena Venditto omaggia le storie che ha letto, amato, custodito. Perché ogni libro, nelle mani di chi lo legge, diventa qualcosa di diverso. E in questo sta il suo potere.

L’intervista a Serena Venditto

Abbiamo incontrato Serena Venditto per parlare del potere delle storie, del ruolo di Napoli nei suoi libri, del perché un gatto può essere un ottimo detective e di cosa significa, oggi, scrivere un cozy crime con qualcosa da dire.

Partiamo dal titolo: Sette vite come i libri. Qual è il significato?

Risponde Serena Venditto: «Il romanzo è in gran parte ambientato in una libreria dell’usato, a Napoli c’è una grande tradizione in tal senso. Li ho sempre trovati dei luoghi affascinanti perché in un libro usato c’è la storia contenuta nel libro, ma anche la storia vissuta dal libro, di chi quel libro lo ha amato, vissuto, letto, portato in giro, regalato, e quindi un libro usato è una seconda, terza, settima occasione di rendere felice qualcuno. Si trovano dediche, ex libris, cartoline. Più raramente, libri insanguinati, come capita a Malù.»

I protagonisti sono 4 umani e il gatto Mycroft. Qual è il suo ruolo nel romanzo? Perché proprio un gatto?

«Mycroft è un gatto nero con gli occhi verdi, con il nome del fratello, intelligente e pigro, di Sherlock Holmes. Non è un gatto fantastico, o parlante, niente del genere. È un gatto e fa il gatto, ma aiuta nelle indagini perché con la sua zampetta o con un miagolio ben assestato indica agli umani il punto in cui guardare. Poi a indagare ci pensano loro, mica può fare tutto lui? Troppo stressante! Del resto, i gatti sono investigatori nati, hanno un fiuto eccezionale, la capacità di vedere al buio, di entrare in una stanza senza far rumore… Lo inventai per un laboratorio di scrittura creativa di Homo Scrivens, la casa editrice in cui sono “nata”, ed è stata la scintilla del primo romanzo della serie, Aria di neve.»

C’è molta Napoli nei tuoi libri. Qual è il rapporto tra i tuoi romanzi e questa città, tra te e questa città?

«Napoli è un altro personaggio e a volte più a volte meno “interviene” nella storia, proprio come fanno i personaggi. Per una scrittrice è molto comodo essere nata a Napoli, perché hai tutte le ambientazioni che vuoi, devi solo scegliere. Non è una città facile per viverci, a volte vorrei prendermi delle pause da lei, ma non vorrei vivere altrove, e non vorrei essere nata altrove.»

Qual è il romanzo che avresti voluto scrivere e perché?

«Non c’è e non è per presunzione. Un libro che avrei voluto scrivere è un libro che quindi non avrei poi potuto leggere, quindi va bene così.»

Progetti futuri?

«Io da via Atri 36 non me ne vado mai del tutto e ho già qualcosa di nuovo in testa, ma per il momento la mia attenzione è tutta su Sette vite come i libri.»

Un romanzo che intrattiene, ma che lascia anche spazio alla riflessione. E mentre il mistero si dipana tra le pagine, il lettore scopre che, proprio come i libri, anche le persone possono avere più di una vita.

Valentina Cimino

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