Oscar 2018
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Oscar 2018 – La forma dell’acqua, di Guillermo del Toro, questo il vincitore della 90esima edizione degli Academy Awards. Il film era stato già osannato dalla critica alla Mostra del Cinema di Venezia del 2017, rivelandosi un possibile vincitore per il premio e ha mantenuto questo slancio per oltre sei mesi.

I premi di quest’anno sono stati particolarmente difficili da assegnare e hanno dato vita a molte critiche poichè non c’era un prodotto che primeggiava sugli altri, soprattutto per il premio di miglior film. La forma dell’acqua ha finito quasi senza alternativa, nonostante fosse una storia fantasy-scientifica ambientata durante la Guerra Fredda in cui una donna muta ha una relazione amorosa con un uomo-pesce. La storia, a nostro avviso, si allontana parecchio dai canoni e dagli standard di un film meritevole per un premio del genere anche se in molti saranno pronti a dire il contrario.

Insomma parliamo tecnicamente di una storia di mostri in cui il mostro è l’eroe, gli sfregiati sfigati sono le minoranze che vivono sotto il flagello della paranoia degli anni Cinquanta e il cattivo è un sociopatico bigotto con odio ribollente per chiunque rompa gli schemi. Storie del genere tendono ad unire il pubblico ed evidentemente anche la critica.

Eppure le storie di fantascienza/fantasy sono raramente nominate come miglior film, infatti di solito il premio va ad opere ben più intellettuali e profonde di una semplicistica storia d’amore. Sia chiaro, La forma dell’acqua è una pellicola tutto sommato piacevole sotto tutti i punti di vista e il suo successo insegna anche che non è necessario avere un budget alto per confezionare un buon prodotto (il film è costato “solo” 20 milioni di dollari) ma lo riteniamo comunque forse fin troppo mainstream per essere stato anche solo considerato per questi Awards.

Del Toro meritava di vincere la statuetta, prima o poi, ma sicuramente non per questo suo ultimo film. Riteniamo che le scelte per le candidature ormai siano sempre più influenzate dal successo al botteghino e dalla personalità dei principali concorrenti piuttosto che dalla mera qualità del prodotto. Ciò ha favorito il carisma di un regista come Guillermo del Toro, avvezzo ai red carpet, alle interviste con i media più influenti e agli ambienti blasonati; il nostro più grande rammarico resta sapere quanto pellicole come Il Labirinto del Fauno e Crimson Peak siano passate inosservate alle premiazioni di qualche anno fa.

La potenza e la “freschezza” del film vincitore sono innegabili e per qualcuno sarà stato sicuramente un piacere vedere un film così volutamente “strano” essere considerato la “normale” scelta per la vittoria agli Oscar 2018 eppure le sorprese ci sono state anche per le altre categorie.

Premiare La forma dell’acqua è stato una scelta atipica considerando le altre alternative come Tre manifesti a Ebbing,  Dunkirk o persino The Post. Inoltre, La forma dell’acqua non ha vinto alcun premio di recitazione o di scrittura, premi che di solito aprono la strada al più grande riconoscimento della serata.

Dunkirk di Christopher Nolan, considerato dai più un capolavoro, ha vinto il premio per il miglior montaggio, molti hanno ritenuto che il premio dovesse andare invece a Baby Driver di Edgar Wright, pellicola nominata ad altri 2 premi Oscar come miglior mixaggio sonoro e miglior montaggio sonoro, anche quelli andati a Nolan.

Baby Driver e Dunkirk sono entrambi prodotti eccellenti, probabilmente Baby Driver ha offerto un processo creativo più complesso ma trattandosi di un film d’azione ad alta velocità sarà apparso sicuramente più “banale” alla critica. Il film è perfettamente sincronizzato con la playlist del protagonista, adattando tutte le scene alla musica e non viceversa, un’impresa difficile e degna di riconoscenza.

La migliore sceneggiatura originale era una categoria molto combattuta quest’anno, con The big sick, Lady Bird, La forma dell’acqua e Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Quest’ultimo sembrava essere il favorito eppure è stato Scappa – Get Out a portare a casa il premio. Questa vittoria storica ha fatto di Peele il primo scrittore afroamericano a vincere l’ambito premio in questione.

Get Out intreccia l’orrore alla commedia per creare un agghiacciante thriller sociale che esplora il razzismo nell’America del 21° secolo.

Insomma le vittorie di Jordan Peele e Guillermo del Toro potrebbero segnare la fine di un’epoca per gli Academy Awards, un contesto nel quale c’era anche fin troppa “politica”, di critica “cervellotica”, crediamo che le future cerimonie di premiazione potrebbero includere vittorie sempre più sorprendenti e shoccanti, tra la gioia e la delusione di molti.

Giuseppe Palladino

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