The Midnight Gospel. Netflix

Recensione di The Midnight Gospel la nuova serie animata targata Netflix

Dal 20 Aprile 2020 è disponibile sulla piattaforma Netflix la nuova serie animata The Midnight Gospel ideata da Pendleton Ward (noto per la fortunatissima serie “Adventure Times”) e Duncan Trussell, autore del podcast da cui la serie trae il suo concept. Se la concezione stereotipata del cartone animato come mezzo di fruizione infantile è da tempo superata, The Midnight Gospel supera ogni suo predecessore in una soluzione psichedelicamente originale e filosofica.

La trama di Midnight Gospel: il viaggio della conoscenza nella coscienza

La cultura occidentale sin dagli albori si è contraddistinta per la dimensione del viaggio: pensiamo ad Ulisse, Enea, San Paolo, Dante ed altri ancora. Per ognuno di essi il viaggio si configura come l’esistenza per la ricerca, attraverso la conoscenza, di una verità assoluta: l’errare come costruzione dell’Io. Anche il protagonista di The Midnight Gospel segue tale prospettiva in un’ambientazione psichedelica, acida, onirica. Clancy Gilroy (doppiato da Trussell) è un fannullone dalla pelle rosa e dai capelli viola che vive in un camper, all’interno del quale vi è impiantato un simulatore di multiversi prossimi alla distruzione dalla simbolica forma di vagina. Il desiderio del protagonista è quello di trasmettere uno spacecast (un podcast nello spazio) durante il quale intervista creature aliene abitanti di mondi stranianti affrontando tematiche riguardanti il senso della vita e il modo di condurla: si passa dalla questione delle droghe ai valori della vita, della morte, della spiritualità e della coscienza di sé. Ogni incontro ha un valore catartico per il giovane Clancy nel comprendere a pieno se stesso e il mondo che lo circonda. Molte interviste riprendono quelle del podcast di Trussell, con ospiti esperti di magia, antropologi e sociologici. Vi è un’immedesimazione esplicita di Trussell in Clancy, il quale, in un’intervista, l’ha come «una versione di me molti anni fa, quando stavo confondendo la mia pigrizia per un atteggiamento rivoluzionario».

Il flusso di coscienza in The Midnight Gospel

THE MIDNIGHT GOSPEL
recensione
fonte: resizer.com

The Midnight Gospel è così innovativo (e per questo che la recensione vi risulterà così entusiasta) che struttura i propri episodi sul dialogo, e apparentemente non sull’immagine, che in realtà è di uguale importanza, data l’impronta acida ed onirica che si staglia sullo schermo. Se non si è compreso quest’ultimo passaggio è perché la serie è volutamente ambigua e confusionaria, così come lo è la nostra psiche. L’episodio in genere si basa sulla diatriba tra Clancy e l’alieno intervistato, in un frenetico botta e risposta che parte da una tematica centrale per rasentarne altre come un lungo flusso di coscienza. I voli pindarici che confondono lo spettatore intaccando la sua concentrazione sono coadiuvati dalla stessa “macchina da presa animata” che racconta all’occhio in modo adrenalinico e psichedelico (spesso con molta violenza) ciò che accade nel mondo attorno agli interlocutori. Tuttavia essi ne sono totalmente disinteressati, immersi nella curiositas della dialettica. Lo spettatore riesce difficilmente a distribuire ugual concentrazione ai due sensi della vista e dell’udito: spesso è costretto a fermare l’episodio, tornare indietro, rivedere l’intera puntata, totalmente stralunato da cosa abbia appena visto. Nonsense ed elucubrazione sono le componenti perfette del binomio per descrivere in sintesi la portata concettuale di The Midnight Gospel. L’effetto straniante è ovviamente voluto da Pendleton Ward, non soltanto da un punto di vista strutturale e narrativo, ma da un punto di vista anche sostanzialmente tematico: sebbene vengano inseriti vari argomenti all’interno della serie, il fondo è costituito dalla ricerca di sé in senso spirituale come compimento di una coscienza pienamente padrona di se stessa e del proprio corpo. Riunire cioè la mente con il corpo, la concentrazione con la vista e l’udito, la parola con l’immagine. L’immagine onirica è in apparente distonia con il dialogo; in realtà è simbolo, espressione, compimento stesso di ciò che gli interlocutori discorrono.

La caoticità dell’uomo digitale secondo Netflix

The Midnight Gospel
fonte: ilcineocchio.com

Come ogni viaggio verso l’ignoto, il protagonista fa della propria formazione un esempio di insegnamento universale. Per comprendere la vita, bisogna partire dalla sua fine: siamo esseri-per-la-morte diceva Heidegger. Tuttavia la dimensione del tempo si è distorta per far spazio a quella della velocità. In un mondo celere come quello in cui viviamo è difficile comprendere se stessi ed il proprio scopo, è difficile unire immagine e parola. In questo senso The Midnighy Gospel potrebbe essere vista come una critica al sistema odierno. Ma potrebbero, e dovrebbero, essercene altri, data la qualità artistica di un’opera che fa dell’esegesi a posteriori la sua essenza. Minimo comune denominatore è l’uomo, non nella sua astrattezza idealistica, ma in quanto essente libero di amare e di compiere la sua volontà.

Luca Longo

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