Fonte: State of Mind
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Il mercato dei videogame ormai vale circa 159 miliardi di dollari a livello globale: un giro d’affari enorme, che secondo le stime più recenti è destinato a crescere, toccando quota 200 miliardi nel 2023. Anche in Italia il gaming è in aumento, complici pure i periodi di lockdown dovuti alla pandemia: i profitti sono saliti del 21,9% rispetto al 2019. Molte persone infatti hanno acquistato per la prima volta una console da gaming oppure hanno comprato qualche gioco in più per passare del tempo online con i propri amici.

Insomma, i dati sono positivi per il settore dello sviluppo di videogiochi e stanno nascendo anche iniziative molto utili per gli studi di sviluppo. Per esempio, l’evento First Playable organizzato da IDEA (Italian Digital Entertainment Association) ogni anno permette a decine e decine di sviluppatori di presentare i propri prodotti a una platea di fornitori di videogiochi italiani e internazionali. Recentemente è stato inoltre inaugurato il Cinecittà Game Hub a Roma: un acceleratore per le startup in ambito videoludico.

Sviluppare videogiochi in Italia: come è la situazione?

L’industria dei videogiochi in Italia è sicuramente in crescita, anche se i numeri rimangono comunque molto modesti rispetto al mercato internazionale. Il settore del gaming frutta circa 2,17 miliardi di euro all’anno agli sviluppatori italiani, dove gli store digitali rappresentano una importante fetta di vendita: circa 800 milioni di euro. Cifre ancora inferiori rispetto all’estero, dovute anche alla composizione dei nostri studi di sviluppo: secondo Aesvi, l’associazione di categoria di riferimento, circa il 47% degli studi italiani sono composti da 1 fino a 5 persone, mentre solo il 17% degli studi riescono ad avere più di 11 professionisti al lavoro.

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Una percentuale che si riflette sul finanziamento dei videogiochi, ovvero sul reperimento di fondi per la creazione dei giochi che deve essere portato avanti con le risorse intrensicamente limitate di questi piccoli team di sviluppo. Sfortunatamente, ben l’88% degli sviluppatori deve ricorrere all’autofinanziamento, segnale che trovare investimenti non è ancora così semplice come all’estero, dove invece gli imprenditori hanno capito l’importanza e le potenzialità del settore videoludico. Si tratta comunque di un settore molto giovane, dove l’età media è tra i 33-36 anni e il 54% delle società ha meno di tre anni di anzianità.

I videogiochi più giocati in Italia

In media, nel 2020 gli italiani hanno speso 8 ore a settimana per divertirsi giocando a un videogioco. In Italia, circa il 40% del mercato videoludico è rappresentato dal mobile (smartphone e tablet), mentre console e PC rappresentano circa il 45%. Dall’altro lato della barricata, gli sviluppatori preferiscono creare videogiochi da rivendere sul PC (il 51,5% dei giochi italiani), mentre i giochi mobile rappresentano il 29% dei titoli prodotti. Le produzioni di giochi per console rimangono stabili al 15%, perché sviluppare per console di solito richiede maggiori risorse e permette di raggiungere un’audience molto più ristretta rispetto a PC o mobile.

Parlando però di videogiochi venduti, nella top ten dei giochi più comprati dagli italiani durante il 2020 spiccano videogiochi sportivi come FIFA e NBA e che permettono anche di giocare online (come l’immancabile GTA, Call of Duty, e anche la new entry di Animal Crossing su Switch, la console nintendo):

  1. FIFA 21
  2. GTA V
  3. FIFA 20
  4. Animal Crossing: New Horizons
  5. The Last of Us: Part II
  6. Call of Duty: Black Ops Cold War
  7. Call of Duty: Modern Warfare
  8. Tom Clancy’s Rainbow Six Siege
  9. NBA 2K2020
  10. Assassin’s Creed Valhalla
Fonte: Unspash

Una diversificazione del genere è normale: quando si parla di giochi, sia nel settore videoludico, sia nel settore dell’iGaming, gli utenti preferiscono variare le proprie esperienze videoludiche. Dalle app sugli store dei nostri smartphone fino ai videogiochi in negozio, ma anche i giochi dei casinò online come quelli riportati su Casinos.it, avere un catalogo variegato è fondamentale: la piattaforma citata mostra quanta varietà esista nel settore, a partire dai giochi classici come poker e blackjack, fino ai giochi più “italiani” come briscola, scopa e sette e mezzo, senza contare il bingo e il lotto. La stessa varietà la si ritrova nel mercato dei videogiochi venduti in Italia, dove tra i più venduti troviamo giochi sportivi, sparatutto ed esperienze narrative (come The Last of Us e Assassin’s Creed).

Quale sarà il futuro del gaming in Italia?

Il settore del gaming in Italia deve ancora fare il boom come avvenuto in molti altri paesi europei: al momento, infatti, ci sono solo circa 1100 persone che lavorano all’interno di uno studio di sviluppo italiano. Inoltre, sono solo 5 gli studi di sviluppo che affermano di guadagnare oltre 2 milioni di euro all’anno, mentre l’11% riesce a superare i 500.000 euro di fatturato. Da notare che la maggioranza degli studi fattura cifre inferiori ai 100.000 euro.

Eppure i videogiochi ormai fanno parte anche della cultura pop e sono entrati nell’immaginario di intere generazioni, come per esempio la saga di Zelda. Lentamente, anche nel nostro paese i videogiochi sono destinati a guadagnare sempre più popolarità. Un dato incoraggiante è la crescita del supporto finanziario da parte dei publisher nei confronti dei singoli studi di sviluppo: il 21% di sviluppatori si affida a dei publisher per avere dei fondi, dato in crescita del 5% rispetto al 2019. Inoltre, a partire da maggio 2021 inizia un censimento per conoscere tutti gli studi di sviluppo operanti in Italia, così da poter raccogliere più dati possibile per creare un piano di crescita adatto a tutto l’ambiente videoludico italiano.

Greenpeace

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