Riforma Bernini: i nuovi tagli alle università e la stabilizzazione del precariato
Università degli studi Federico II

Dopo mesi di discussioni, la riforma Bernini resta elemento centrale delle discussioni nel mondo accademico: il disegno di legge noto come A.S. 1240/2024, o come DDL Bernini-Resta, presentato dalla ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini, e attualmente giacente in senato, presenta, infatti, numerosi punti critici e controversi che hanno generato fermento all’interno delle Università italiane.  

La discussione parte dal fatto che la riforma introduce nuove figure contrattuali a tempo determinato, che si vanno ad aggiungere ad altre già esistenti (e comunque sottopagate) rendendo precario il sistema molto più di quanto non lo sia già. In altre parole, se l’Amministrazione potrà contare su nuovo personale, pagato quasi zero, è solo su di esso che dovrà puntare d’ora in poi per far fronte ai nuovi tagli al fondo di finanziamento ordinario. Il personale precario su cui l’università oggi fa affidamento dovrà cercare lavoro altrove, mentre le nuove figure assomiglieranno sempre di più al vecchio “assegno” di ricerca abolito nel 2022. Questa non è una soluzione concreta per la stabilizzazione dei ricercatori e dei docenti a contratto. Le conseguenze di tutto ciò si abbattono sul sistema universitario pubblico favorendo la proliferazione delle scelte che si orientano verso le università telematiche.

Progetti universitari, peraltro portati avanti con il lavoro di studiose e studiosi che potrebbero presto trovarsi senza lavoro, saranno comunque aboliti per mancanza di fondi. Le strutture che ospitano le sedi universitarie, senza finanziamenti, non riescono a far fronte a tutte le necessità degli studenti. E ciò vale anche per tutte le altre risorse di cui gli studenti dispongono: mense, biblioteche, materiale funzionante ecc. Opinione della ministra, tuttavia, è comunque che si sta STRA-investendo sulle università e sulla ricerca. Eppure, sempre più studenti saranno in condizione di non poter studiare o di essere a corto di servizi che, negli anni, si è cercato di fornire loro. Le sue parole, più che altro, fanno riferimento alle cifre complete con cui il governo investe, cifre che, divise sul territorio, sono ancora troppo basse.

Quali figure sono a rischio 

Dottorandi/e e ricercatori/ricercatrici, in particolare a tempo determinato, sono tra le figure più a rischio: entrambe svolgono attività di ricerca, conducono esperimenti, pubblicano articoli scientifici e presentano i loro risultati in conferenze; raccolgono e analizzano dati, sviluppano nuove teorie, seguono corsi di dottorato per approfondire le loro conoscenze in un determinato campo, partecipano a seminari. Alcuni dottorandi e alcune dottorande svolgono attività di tutoraggio assistenza didattica per studenti e studentesse. Alcuni ricercatori e alcune ricercatrici presiedono agli esami, possono tenere corsi universitari, seminari o laboratori, supervisionano studenti, partecipano alla valutazione degli studenti e alla definizione di programmi di studio. Inoltre possono partecipare ad attività di divulgazione scientifica e alla compilazione di progetti per ottenere fondi. Queste figure chiave sono importanti per la formazione e la conoscenza delle future generazioni di studiosi e professionisti.  

Altro dato che è emerso da dalle ricerche congiunte degli stessi ricercatori delle università Federico II di Napoli, è che la componente femminile risulta essere la più colpita; dato che ancora vigono le disparità di genere all’interno dell’intero mondo del lavoro. 

Grafico elaborato da
Grafici elaborati dai ricercatori, docenti a contratto e professori dell'Università degli studi Federico II
Grafici elaborati dai ricercatori, docenti a contratto e professori dell’Università degli studi Federico II

Prime proteste 

La mobilitazione delle Università ha riguardato tutta la Penisola: a Bologna è stata organizzata più di un’assemblea nazionale per discutere e coordinare le azioni di protesta contro la riforma; sindacati come la FLC e CGIL hanno denunciato i rischi della riforma chiedendo modifiche; manifestazioni ci sono state a Pisa e a Palermo dove sono state organizzate lezioni in piazza per portare le tematiche universitarie al centro del dibattito.  

università degli studi Federico II
Università degli studi Federico II

A Napoli, l’Università degli studi Federico II, ha presentato mozione all’assemblea di dipartimento chiedendo, in sostanza, il contrasto alla riforma Bernini. La mozione è stata approvata all’unanimità, ma la strada è ancora lunga: precari e studenti, insomma, si mobiliteranno per mettere in discussione un sistema che il governo purtroppo orienta sempre di più verso i propri interessi.  

Grafici elaborati dai ricercatori, docenti a contratto e professori dell'Università degli studi Federico II
Grafico elaborato dai ricercatori, docenti a contratto e professori dell’Università degli studi Federico II
fonti
Università degli studi Federico II di Napoli

I tagli alla ricerca, alle strutture, ai servizi e alle borse di studio non fanno altro che frustrare le aspettative di milioni e milioni di studentesse e studenti che non dispongono delle risorse adatte; non fanno che vanificare gli sforzi faticosamente ottenuti dopo anni di studio e di lavoro e, infine, sono un ulteriore colpo alla cultura. L’Italia è per antonomasia il paese della cultura e ha vantato letterati, artisti e personaggi di spicco. Eliminare man mano la cultura significa eliminare le nostre tradizioni, il passato, ciò che ci ha resi quello che siamo. La cultura è tutto quello che ci insegnano e che impariamo all’interno delle nostre università e che speriamo di poter continuare a trasmettere.

Simona Esposito

Simona Esposito
Sono Simona Esposito e mi occupo di libri e cultura. Avendo ricevuto una formazione classica e avendo continuato a insegnare, mi sono appassionata sempre più al mondo della letteratura e della cultura. Nel tempo libero, oltre alla lettura, mi dedico alle escursioni in montagna, al teatro e sono un'appassionata della natura e della fauna selvatica!

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