Il cavaliere d'inverno
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“Il cavaliere d’inverno” di Paullina Simons è un romanzo ponte tra la letteratura romance e quella storica. Quella tra Tatiana Metanova e l’ufficiale dell’Armata Rossa Alexander Belov non è una storia d’amore ordinaria, bensì la cronaca di una atroce guerra. È l’assedio subito dalla città di Leningrado dopo l’attacco delle armate tedesche. È il racconto di un gelido inverno di morte e devastazione. È il ritratto di un popolo distrutto. Ma anche la testimonianza di chi trova nell’amore la forza di rialzarsi.

Paullina Simons: chi è l’autrice

Paullina Simons, autrice de “Il cavaliere d’inverno”, nasce a San Pietroburgo nel 1963. Nel 1968, a soli cinque anni, assiste all’arresto del padre, Yuri Handler, incarcerato per agitazione anticomunista durante l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Rimane in carcere un intero anno, per essere poi spedito in un gulag sovietico per altri due ed esiliato a Tolmachevo. Ma anche il nonno paterno della Simons, padre di Yuri, vive sulla sua pelle, negli anni della Seconda Guerra, il prezzo dell’attivismo. Partecipa in prima persona al mortale assedio di Leningrado, a fianco dell’armata Rossa dal 1942, rimanendo segnato nel profondo. Da sempre quindi nell’autrice de “Il cavaliere d’inverno”, Paullina Simons, convive un forte legame tra la sua terra e la storia scritta sopra e attraverso di essa.

Trascorre la sua infanzia in un piccolo appartamento in comune, a San Pietroburgo, insieme alla madre, il padre, i fratelli e lo zio. La scrittura è una costante della sua quotidianità e il suo sogno è quello di diventare scrittrice fin dalla terra età. Nel 1973 il padre ottiene il permesso per espatriare, portando così tutta la famiglia nella città di New York. In America Paullina termina gli studi in Scienze Politiche, lavora come giornalista finanziaria per il Financial News Network e come produttrice televisiva. Fino al giorno in cui prende la decisione di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. “Il cavaliere d’inverno” diventa in poco uno dei suoi maggior successi. Ambientato nell’Unione Sovietica durante l’assedio di Leningrado, la saga di Tatiana e Alexander, riporta in auge la storia familiare di Paullina, così come quella di una Russia lontana fisicamente, ma vicina mentalmente. A oggi la sua vita è ancora negli States, a Long Island (New York), dove vive con il marito Kevin Ryan e i suoi quattro figli: Natasha, Misha, Kevin Jr e Tatiana, dal nome dell’eroina del libro “Il cavaliere d’inverno”.

“ll cavaliere d’inverno”: la storia

“Il cavaliere d’inverno” è una storia nella storia da leggere come un flusso senza interruzioni. Siamo a Leningrado, nel 1941, quando la vita scorre ancora tranquilla per la famiglia Metanova: Irina e Georgij, i genitori; Dasha, Tatiana e Pasha, rispettivamente la figlia maggiore e i due successivi gemelli; Deda, il nonno, e Babushka, la nonna. La loro è una famiglia russa come tante, che vive – come accadeva normalmente durante il comunismo staliniano, in due stanze di un condominio, con il bagno e la cucina in comune con altri occupanti. In una tranquilla mattina d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia.

Tatiana corre fuori di casa per fare scorta di cibo, quando i suoi occhi incontrano quelli di uno sconosciuto, e qualcosa cambierà per sempre. Si legge: «Era una giorno perfetto. Per cinque minuti non ci fu nessuna guerra, in quella magnifica domenica di giugno a Leningrado. Alzando gli occhi dal gelato, vide un soldato che la fissava dall’altra parte della strada. […] Rimasero a guardarsi per un attimo, ma un attimo di troppo che parve un’eternità». Tra Tatiana e Alexander, il giovane ufficiale “sconosciuto” dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento, scatta subito un’attrazione fatale.

Ma la strada per la felicità de “Il cavaliere d’inverno” è lastricata da moltissimi ostacoli che si susseguono uno dietro l’altro in un gioco che gronda violenze e ingiustizie. Un amore difficile, quasi impossibile, che li porterà a compiere diversi sacrifici. Da un frammento: «Sarà meglio che tu resti vivo per me, soldato, perché io non posso andare avanti senza di te.» «Non puoi andare avanti, mia regina della ruota del lago Ilmen?» Scosse la testa sorridendo. «Troverai un modo per vivere senza di me, per vivere la vita di entrambi», le disse davanti al fiume Kama che scorreva dai monti Urali verso un piccolo villaggio chiamato Lazarevo».

Il tutto in una cornice fredda e angusta: l’inverno rigido del 1941, durante l’assedio nazista, che stringe la città di Leningrado in una morsa, riducendola allo stremo. Tatiana e Alexander, in questo sfondo, ne “Il cavaliere d’inverno”, cercano di creare un contrasto, fatto di luce e potenza, trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

“Il cavaliere d’inverno”: uno spaccato

Fin dal principio l’autrice porta il lettore “dentro” la storia, da due prospettive: quella sentimentale, che vede Alexander e Tatiana protagonisti, e quella storica tra Germania e Russia, nazismo e comunismo. La Simons mostra le prime rinunce, le prime difficoltà a trovare cibo, i primi uomini arruolati e le prime fughe, perché c’è chi ha già vissuto sulla sua pelle gli orrori di una guerra e non vuole ripercorrerla per la seconda. Non tenta di mostrare una Leningrado diversa dalla realtà, nella narrazione c’è tutto quello che un conflitto porta con sé: disperazione, fame, crudeltà, violenza, morte, ma anche istinto di sopravvivenza, fame di luce e libertà.

“Il Cavaliere d’inverno” è alla fine uno spaccato di vita. Di una famiglia, come tante altre, che si ritrova sotto assedio, nel mezzo di un conflitto mondiale. Una Leningrado comunista che vive il razionamento del cibo, che arriva a contare appena 125 grammi di pane al giorno, composta da cellulosa e segatura, perché le scorte scarseggiano. Vive la fame, i bombardamenti, il degrado, lo sgretolarsi della giovinezza, la trasformazione celere di una bambina in donna. Tatiana però, sotto un corpo segnato dal dolore, non abbandonerà mai il sorriso e il vestito a fiori di quel pomeriggio di giugno.

Marta Barbera

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Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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