In occasione dell’ 8 marzo, Lettere in Soffitta dedica il suo appuntamento settimanale alle figure che hanno appassionato i lettori di intere generazioni: le donne della grande letteratura italiana che hanno ispirato le più nobili e famose opere, donne che hanno rappresentato passioni capaci di smuovere, in profondità, le viscere dell’anima e nuovi ideali a cui devolvere il proprio lavoro.
Da Dante a Petrarca, da Ariosto a Leopardi, da D’Annunzio a Saba, fino a Montale: “amiche, mogli, amanti. Muse ispiratrici angeliche, erotiche, crudeli. Tra bellezza ed estremismi, onestà e tradimenti, gioventù e vecchiaia.”
Le donne figurano sempre come il motore che guida l’animo dell’uomo, e poco importa se sia inferno o paradiso il luogo in cui conducono.
Beatrice è nota alla realtà storica del suo tempo come “Bice” Portinari e, a tutto il mondo, come il grande amore di Dante: un amore che è solo uno sguardo, un saluto, un sogno lungo una vita. 
“ Tu m’hai di servo tratto a libertate
Per tutte quelle vie, per tutt’i modi
Che di ciò fare avei la potestate.
La tua magnificenza in me custodi,
sì che l’anima mia, che fatt’hai sana,
piacente a te dal corpo si disnodi”.
Così orai; e quella, sì lontana
Come parea, sorrise e riguardommi,
poi si tornò all’etterna fontana.
( Par.XXXI, vv.85-93)
E se Laura è più umana e concreta, protagonista della tormentata vicenda amorosa che colpisce l’animo di Petrarca, l’atmosfera di Chiare, fresche et dolci acque appare immersa in quell’incantata perfezione che, inevitabilmente, rimanda all’apparizione di Beatrice nel Paradiso:
Da’ be’ rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;
et ella si sedea umile in tanta gloria,
coverta già de l’amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le trecce bionde,
ch’oro forbito et perle
eran quel dì, a vederle;
qual si posava in terra, e qual su l’onde;
qual, con un vago errore
girando, parea dir: Qui regna Amore
Quante volte diss’io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
L’immagine femminile subisce un’ulteriore metamorfosi con l’Orlando Furioso di Ariosto:

Non son, non sono io quel che paio in viso:
quel che era Orlando è morto et è sotterra;
la sua donna ingratissima l’ha ucciso:
sì mancando di fé gli ha fatto guerra.
Io son lo spirito suo da lui diviso,
ch’in questo inferno tormentandosi erra,
acciò con l’ombra sia, che sola avanza,
esempio a chi in Amor pone speranza.
(XXIII, 128)
Abbandonate le vesti di donna-angelo, la figura femminile assume concretezza e sensualità finora sconosciute, capaci di travagliare l’animo del poeta, come nel Ciclo di Aspasia, in cui Leopardi racconta le sofferenze d’amore causategli dalla passione non corrisposta per la nobildonna toscana Fanny Targioni Tozzetti, a cui il poeta attribuisce lo pseudonimo dell’amante di Pericle:
“Non sai
che smisurato amore, che affanni intensi,
che indicibili moti e che deliri movesti in me.”
Procedendo verso la contemporaneità, l’amore si colora di tinte forti: tradimenti e storie che, nonostante tutto, intrecciano grandi personalità per la vita.
Amori travagliati e donne che hanno dedicato vita e carriera a uomini immeritevoli: è il caso dell’attrice Eleonora Duse e di Gabriele D’Annunzio. 
Veniamo poi ad Umberto Saba e a sua moglie, Carolina Wolfler, protagonista di “A mia moglie”, poesia scritta nel 1911 e che, a detta dello stesso Saba, è la più bella tra tutte:
Degno di nota è, infine, l’amore tra Drusilla Tanzi ed Eugenio Montale, che le dedicò le sezioni Xenia I e Xenia II della raccolta Satura (1970). 
“Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.”
Sonia Zeno

















































