Vi opponiamo resistenza da sempre ma in realtà in ognuno di noi c’è una superstizione nei confronti del venerdì 17, il quale condiziona e tormenta nella scelta di un evento importante che presto bisognerà affrontare.

Quante volte ci siamo detti: ” no, io non ci credo” e quante volte, invece, in un qualsiasi venerdì 17 del mese un retropensiero l’abbiamo compiuto, avvertendo una sensazione di paura, quasi di incertezza. Anche i migliori ci cascano, anche i più i razionali, anche i cattolici, gli atei o magari anche gli agnostici. Insomma, la superstizione è un’attitudine atavica nel genere umano che si tramanda di generazione in generazione fino ai tempi nostri. Che la superstizione sia un pensiero è evidente, eppure rappresenta un sentimento che lega i popoli, le epoche, sopravvivendo alla cultura dominante dei nostri tempi oramai razionale e scientifica, soprattutto in alcuni luoghi del mondo: noi in Italia parliamo di superstizione, nei paesi in cui permangono le tribù certi atteggiamenti sono considerati dei riti, cambia il nome ma non la sostanza.

Se per la città di Napoli, il numero 17 rappresenta nella smorfia napoletana la disgrazia, in Italia il venerdì 17 è espressione di un giorno da evitare proprio perché porta male. La superstizione “periferica” ha in comune con la scaramanzia di una cultura popolare in un qualsiasi punto del mondo, un aspetto molto importante: il genere umano e la sua resistenza alle incertezze della vita. Con la differenza che col tempo alcune credenze possono resistere o meno, variare e mutare nel tempo in base ad alcuni fattori intrinsechi alla stessa società. Ed i napoletani lo sanno molto bene: oggi guardano al numero 17 con un sorriso, accettando, tra l’altro, che fosse addirittura il numero di maglia del loro ex capitano del Napoli Marek Hamsik.

Per molti napoletani funziona così: “non è vero ma ci credo”. Fu la stessa Matilde Serao a dichiarare che “tutte le superstizioni del mondo sono raccolte a Napoli” : la giornalista partenopea conosceva molto bene le tradizioni e i riti napoletani che pur di sopravvivere si affidarono a rituali magici e di esoterismo. Così con il numero 17: tolto il velo dell’irrazionale, oggi, il venerdì 17 è affrontato sicuramente con uno spirito ludico dai napoletani ma che ancora tende ad impantanare, forse, la popolazione più superstiziosa del mondo.

Non solo, dunque, il numero 17 rappresenta il giorno più nefasto a causa di alcuni avvenimenti più sfavorevoli avvenuti nel medesimo giorno, ma vi è l’aggravante del cosiddetto “venerdì 17”, il quale si trascina avvenimenti negativi del passato tramandati dalle culture pagane sino ad oggi. Questo venerdì 17 ha di avverso che è il giorno in cui morì Gesù, ma un altro significato seppure correlato ad un fattore religioso è da rintracciare nel libro della Genesi, secondo cui il diluvio universale cominciò proprio il venerdì 17. Per i greci, invece, era uno numero da schivare: i seguaci di Pitagora lo evitavano in quanto si trovava tra 16 e 18, perfetti per la loro rappresentazione dei quadrilateri 4×4 e 3×6; mentre i romani, associavano la scritta “VIXI” utilizzata sulle tombe dei defunti all’anagramma “XVII“, ovvero il 17 scritto in numeri romani. La superstizione è dunque un sentimento, un’attitudine ed un fenomeno culturale radicato nella Storia.

Ma se per qualcuno il venerdì 17 porta male, per Cristoforo Colombo ha sempre rappresentato un giorno favorevole in quanto partì di venerdì da Porto Palos e tornò in patria sempre di venerdì; ma anche per il mondo ebraico il venerdì rappresenta un giorno positivo, perché è la somma di tre lettere dell’alfabeto ebraico che compongono la parola “bene”. Altro che superstizione!

La superstizione oggi

Analizzare “la superstizione oggi” significa calarsi necessariamente in un contesto socio – economico specifico, per cui non è possibile trattare un tema del genere in modo assoluto, in quanto è un fenomeno che muta nel tempo e diverso tra le comunità tribali ed i paesi occidentali. Nella cultura occidentale oltre alle superstizioni più classiche come il venerdì 17, sono sorte di nuove le quali predono nome di “leggende metropolitane”, rafforzate grazie al sistema informatico che ne diffonde i contenuti rendendoli certamente più credibili: è il caso dei nuovi amuleti, ad esempio. Si potrebbe affermare che in una società complessa come la nostra, la superstizione trovi del terreno fertile, traendo forza dall’incapacità di determinare il rapporto causa – effetto.

La superstizione di oggi non è solo associata all’informatica, ma anche alla progettazione. Nel mondo esistono dei veri e propri accorgimenti di progetti scaramantici e questo è il caso degli anglosassoni i quali, invece di temere il venerdì 17, hanno sviluppato una reale fobia per il numero 13, generando particolari attenzioni negli ambienti pubblici; in America addirittura il tredicesimo piano non è segnalato ed anche in molte stanze di alberghi o teatri la numerazione può mancare.Essendo la superstizione un’attitudine del genere umano è stata pensata anche in un altro ambito come veicolo in un’ottica di design for all.

Questo significa che il designer nel progettare non avrà un approccio necessariamente laico, anzi, il suo successo deriva dalla capacità di conoscere e tenere ben presente i caratteri culturali in cui il progetto andrà a collocarsi: cioè considerare il pudore di un paese o magari i significati simbolici attribuiti. Nel progettare un oggetto antisfortunistico, il designer dovrà innanzitutto conoscere e stabilire la relazione tra l’uomo e l’oggetto, evitando che l’oggetto stesso possa trasformarsi nel suo utilizzo in un possibile nemico (si pensi ad uno specchio). Resta, dunque, il tema della superstizione un argomento ampio e soprattutto interdisciplinare da cui imparare ancora tanto, una strada diretta alla conoscenza della psiche umana, priva di classismo e discriminazione.

Bruna Di Dio

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