Amnesty International Punkreas

Torna anche quest’anno il Premio Amnesty International Italia, che ogni anno assegna un premio alla miglior canzone sui diritti umani. I dieci artisti in gara sono: Carmen Consoli, Francesca Michielin, Ghali, Patrizia Laquidara, il duo Meta-Moro, Roy Paci & Aretuska feat. Willie Peyote, i Radiodervish, Salmo, i Subsonica e, infine, i Punkreas, a cui abbiamo chiesto un’opinione in materia di integrazione e diffusione dell’odio in rete.

I Big del premio di Amnesty International

Amnesty International premia il miglior brano, pubblicato da artisti italiani affermati, che nell’anno precedente si sia distinto per aver trattato temi legati ai diritti umani. Il riconoscimento sarà assegnato al brano che metterà d’accordo studiosi, addetti ai lavori, giornalisti e conduttori, sia radiofonici che televisivi; una folta giuria che riunisce i vari settori del panorama musicale italiano e che include al suo interno anche i rappresentanti di Amnesty International e del festival Voci per la Libertà.
Il vincitore, infine, sarà ospite nella nuova rassegna del festival, in programma dal 18 al 21 luglio a Rosolina Mare (Rovigo).

Amnesty International
Edizione 2018 (Fonte: Rovigo in Diretta)

I 10 brani selezionati per l’edizione 2019 sono:

  • Carmen Consoli con “Uomini topo”
  • Francesca Michielin con“Bolivia”
  • Ghali con “Cara Italia”
  • Patrizia Laquidara con “Il cigno (the great Woman)”
  • Ermal Meta e Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente”
  • Roy Paci & Aretuska feat. Willie Peyote con “Salvagente”
  • Punkreas con “U-soli”
  • Radiodervish con “Nuovi schiavi”
  • Salmo con “90 min”
  • Subsonica con “Punto critico”

I temi spaziano dal peso che l’opinione pubblica ha sulle condotte degli individui, al senso di umanità che presuppone dialogo, confronto e ascolto; la lettera di Ghali all’Italia come dichiarazione d’amore, che si sposa bene con i critici versi di Roy Paci, contro il pregiudizio e la semplificazione (“si stava meglio quando si stava peggio / ma i treni non sono mai arrivati in orario“); il brano vincitore della 68° edizione del Festival di Sanremo contro il terrorismo e le guerre, a cui, dicono i Radiodervish, ci siamo un po’ abituati; Salmo nota che stiamo “lottando in un mare di odio, affogati dai nostri rimorsi“, che per i Subsonica si traduce in un “punto critico” dato dalla ripetizione, dall’alienazione e dalla perdita di valore umano.

L’opinione dei Punkreas candidati con U-soli

I Punkreas sono stati selezionati per il branoU-soli“, prodotto da Garrincha Dischi/Muse-X. Il nome del brano riprende il suono di “Ius Soli” e inizia così: “Io sono pakistano ma son nato qui a Milano / Io invece bengalese ma da tempo sto a Varese / Con l’amico dell’Angola che sa fare la casöla / E la tipina filippina canta bela madunina / Perché qui ci siamo nati / Ricordate non potrete fare a meno più di noi / Oh mia bela madunina…“.

C’è tutto il senso dell’empatia, delle radici che si mescolano con la convivenza e l’eguaglianza, perché “U-soli” non è un brano che parla di integrazione. I Punkreas ci hanno chiarito meglio il concetto:

«A dir la verità il termine integrazione non ci è mai piaciuto molto perché sembra presupporre una sottomissione o comunque un adeguamento forzato ai modelli socio culturali dominanti. Preferiremmo parlare di accoglienza e convivenza, nel rispetto delle identità culturali e delle differenze, di chi viene da noi. L’integrazione si compie da sé con processi di contaminazione, spontanei, disordinati e imprevedibili che non si possono“governare” dall’alto».

Punkreas U-Soli
I Punkreas

In barba a chi dice che gli artisti debbano soltanto cantare o suonare, i Punkreas si schierano con chi resiste alla barbarie della xenofobia, dalla parte che ritengono giusta:

«La diversità porta sempre arricchimento sia per chi accoglie, sia per chi è accolto ed è un processo che, lo si voglia o no, è già fortunatamente in corso, come può facilmente verificare chi, come noi, porta tutti i giorni a scuola i propri figli, i veri ispiratori della nostra canzone “U-soli”. E questo nonostante il tentativo di certa politica di sfruttare cinicamente la questione, alimentando nuove forme di tensione sociale, per farne propaganda sulla testa e sulle vite di donne, uomini e bambini, spesso disperati e non in grado di difendersi».

Gli abbiamo allora chiesto se abbia ragione Grillo quando afferma che il razzismo ha a che fare soltanto con il mondo del web, ci hanno risposto così:

«No non ha ragione. Esiste per le strade e nello stomaco delle persone. È
un razzismo di paura e di necessità a volte, che è legato all’impoverimento di una società che preferisce salvare le banche, piuttosto che le persone. Ed è naturale che in questo clima ci sia chi non aspettava altro che un “capitano” che gli dicesse che in fondo essere stronzi razzisti era cosa buona e giusta e che le colpe delle proprie sfortune erano di qualcun altro, possibilmente più povero ed indifeso. La classica guerra tra i poveri, che garantisce e salvaguarda sempre  i privilegi di chi la provoca o crea le condizioni perché si scateni. Speriamo che chi il 2 marzo era in Piazza a Milano inverta veramente la tendenza e davvero inizi a fare politica pensando prima alle persone
».

La sezione Emergenti

Lo spazio non è soltanto riservato ai Big. Il Premio Amnesty International Italia Emergenti arriva quest’anno alla sua 22a edizione. Il principio è sempre quello di assegnare un riconoscimento a un brano legato ai diritti umani, questa volta in qualsiasi lingua o dialetto e con qualsiasi genere musicale. Il bando è disponibile on-line sul sito del festival Voci per la Libertà e sarà possibile parteciparvi fino al 6 maggio.

Amnesty International

A chi si iscrive entro il 16 marzo verrà data anche l’opportunità di partecipare a una competizione online che conferirà il Premio Social Web, che permetterà di accedere alle semifinali della fase live, a cui avrà accesso anche il vincitore del Premio Under 35.

Sara C. Santoriello