Il brainch della domenica: Il prossimo G20 sarà condotto da Barbara D’Urso
Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell’intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.
[George Orwell, 1984]
Cari lettori,
si è da poco concluso il G20 di Amburgo; immagino le vostre espressioni di sorpresa e stupore al pensiero. Ma di cosa si tratta? Il G20 è un enorme reality show a cui prendono parte concorrenti dalle nazioni più ricche, fighe e benvestite del pianeta per stringersi la mano, scattare foto di gruppo imbarazzanti e decidere le sorti della civiltà fra una cena di gala e l’altra. Alla fine, vince chi si è dimostrato più bravo a fingere interesse verso i poveri, i deboli e la pace nel mondo.
Agli occhi di chi lo osserva esternamente, il vertice del G20 potrebbe apparire come lo snodo cruciale della geopolitica: i Capi di Stato delle superpotenze mondiali (più l’Italia) hanno l’occasione per incontrarsi, discutere faccia a faccia, e stilare accordi che influenzeranno il loro operato futuro.
In sostanza, invece, si tratta di un gigantesco esercizio di bon ton utile a rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che il ceto politico dominante, l’élite suprema del potere costituito, lavora senza sosta per garantire benessere e sostenibilità per tutti. Così, tra baci, abbracci e qualche scaramuccia che fa tanto Beautiful, si siglano accordi palliativi, si diramano comunicati più vuoti dell’anima di Donald Trump e si lascia che tutto prosegua come sempre.
Ma non è su questo che voglio soffermarmi; sarebbe inutile. A me interessa quello che sta intorno, e che viene vissuto da tutti – politici, media, osservatori – come un corollario fastidioso ma inevitabile, necessario.

Non è semplice esprimere giudizi quando si tratta di violenze: le notizie arrivano a noi frammentate, distorte, parziali. Potremmo scattare in piedi (ma in fondo il divano è così comodo) e puntare il dito contro questo o quello, prendercela con gli sbirri violenti o le zecche dei centri sociali, e cadremmo nel tranello diventando espressione di quella stessa meccanica che ci vuole tutti divisi in buoni e cattivi, cani e gatti, bianchi e neri.
In realtà, come la frase di Orwell a inizio articolo esprime perfettamente, non c’è nulla di nobile nel potere e nella sua propagazione attraverso le epoche storiche. E in questa distopia delle coscienze che ci ritroviamo a vivere siamo tutti chiamati a recitare la nostra parte nella colossale farsa. Il G20, come ogni altro luogo di ritrovo della Massima Autorità, è il programma di punta del palinsesto, quello che serve a catalizzare le attenzioni degli spettatori, a fare audience con la propaganda.

Potenti e antagonisti, in questa logica dualistica, esistono soltanto gli uni in relazione agli altri, e si legittimano a vicenda: chi esercita il potere lo fa in modo dispotico e tirannico, fomentando le ire e le rabbie degli oppressi, portati a reagire con violenza e a “giustificare” in tal modo nuove e più aspre repressioni, in una dinamica che non solo si riproduce sempre uguale a se stessa, ma che non produce alcun tipo di effetto concreto, se non quello di alimentare gli ascolti.
Chi sono i veri colpevoli, allora? Ma gli spettatori, naturalmente.

Buona domenica, lettori cari, torniamo dopo la pubblicità.
Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli
Il brainch della domenica – Il brainch della domenica – Il brainch della domenica
Per ricevere il brainch della domenica ogni settimana in anteprima su whatsapp o telegram invia un messaggio con scritto “brainch” al 328.2371539 (il servizio è gratuito).
















































