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Provenzano, ministro per il Sud, dice “qualcosa di sinistra”

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Provenzano Sud
Il ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano. Fonte immagine: ANSA

Con l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus è stata riscoperta l’esistenza del ministero per il Sud e la coesione territoriale. Si tratta di un ministero senza portafoglio, ossia senza un bilancio autonomo e non collegato a un particolare dicastero (a differenza di quello della Giustizia, o dell’Interno). Il relativo ministro, Giuseppe Provenzano, è laureato in giurisprudenza, ha ricoperto diversi incarichi istituzionali e proviene dalle fila del Partito Democratico. Poco prima di entrare a far parte del governo Conte bis, è stato vice direttore della SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno); proprio per questo viene definito spesso un meridionalista.

La Covid-19 ha colpito più duramente il Nord Italia, ma questo ministero ha tenuto vivo il dibattito sui vecchi problemi del meridione. Il blocco dell’economia dovuto al lockdown ha infatti aggravato la situazione di disuguaglianza socio-economica nel Mezzogiorno, condizione che avrà effetti negativi nell’immediato futuro. Nel settore del turismo, strategico per l’economia meridionale, il ministro Provenzano ha riportato i dati di una recente analisi Svimez, parlando di un calo di 15 punti di Pil rispetto al 2008 nelle egioni del Sud: un dato «senza precedenti nella storia contemporanea».

Se si considera la condizione di sottosviluppo del meridione, è importante che il ministro Provenzano abbia ribadito che i fondi di coesione, sia nazionali che europei, non subiranno una modifica di destinazione. Queste risorse sono stanziate per favorire lo sviluppo delle zone d’Italia economicamente più fragili. Il ministro per il Sud ha assicurato, in sostanza, che tali risorse resteranno nel meridione, richiamandosi al rispetto dei «vincoli territoriali».

Provenzano non ha risparmiato critiche al sistema-Italia. In una recente intervista, il ministro ha sottolineato le “faglie” ormai note della pubblica amministrazione. La lentezza della macchina burocratica sarebbe dovuta «alla mancata digitalizzazione, alla scarsità di nuove competenze e a un’età media dei dipendenti che è la più alta d’Europa». Preannunciando poi un nuovo decreto semplificazione, ha ribadito che nella fase post emergenza sanitaria sarà necessario garantire liquidità per far ripartire gli investimenti, pena l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale.

Il ministro ha poi ammesso l’impreparazione dell’Italia all’emergenza sanitaria, specie per quanto riguarda il coordinamento governo centrale – Regioni. Queste ultime hanno proceduto in ordine sparso, considerando che la tutela della salute, secondo il dettato costituzionale, è materia di competenza concorrente. Proprio per questo Provenzano ha auspicato una revisione del titolo V della Costituzione (che prevede il riparto di competenze Stato-Regioni ed è stato da ultimo riformato nel 2001), suggerendo una clausola di supremazia che preveda un accentramento di competenze sullo Stato in situazioni emergenziali.

Provenzano ha partecipato attivamente alla definizione delle norme del Decreto Rilancio, entrato in vigore il 20 maggio scorso, volte alla regolarizzazione del lavoro nero nei settori agricolo e domestico. Specie per quanto riguarda i migranti impiegati nelle campagne senza alcuna tutela, la nuova disciplina prevede che il lavoratore presenti un’istanza che gli permette di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo. Spiegando il merito della misura Provenzano, pur ammettendo che si sarebbe potuto fare di più, ha sottolineato che se, una volta ottenuto il permesso di soggiorno, il lavoratore perde il posto, ha un anno di tempo per trovare una nuova occupazione in Italia. Il massimo realizzabile a legislazione vigente.

Provenzano ha anche posto l’attenzione sul rilancio delle aree interne italiane. Il ministro, parlando della necessità di un «lavoro di ricucitura territoriale», ha sostenuto che è necessario sostenere queste zone, «non ridotte a un “piccolo mondo antico”, ma attraverso servizi moderni, innovazione produttiva e sociale, attenzione trasversale alla sostenibilità». Proprio a tal fine, nel Decreto Rilancio (art. 243) sono state incrementate le risorse al Fondo di sostegno alle attività economiche, per consentire ai Comuni presenti nelle aree interne di sostenere i settori artigianale e commerciale nella fase post pandemia.

In generale è innegabile che dalla voce di Provenzano sia stato possibile sentire – stranamente e finalmente – “qualcosa di sinistra”. In un periodo convulso di emergenza sanitaria, il ministro per il Sud ha mantenuto viva l’attenzione sulle disuguaglianze socio-economiche e sull’importanza del sostegno ai territori. È proprio in momenti nevralgici come quelli di crisi che lo Stato deve intervenire. Le previsioni contenute nel Decreto Rilancio sono in larga parte misure volte a sostenere l’economia nell’immediato futuro; misure certo perfettibili, ma ad ogni modo concrete e a beneficio di ampie fette di popolazione.

In effetti la pandemia ha ancora una volta svelato le storture del libero gioco del mercato. L’intervento statale è il solo in grado di ridurre le disuguaglianze, poiché slegato da logiche di profitto a breve termine e teso a una redistribuzione della ricchezza come garanzia di giustizia sociale. Nelle parole del ministro Provenzano, dunque, sembra aver riacquisito centralità il dibattito sull’importanza dell’intervento statale nell’economia. Si spera che il leitmotiv più Stato meno mercato” non rimanga una mera petizione di principio relegata ai salotti, ma che, con la crisi post coronavirus, divenga un’effettiva bussola dell’azione politica.

Raffaella Tallarico

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