Contact tracing-Europa-Immuni
Getty Images, fonte immagine: https://www.wired.it/internet/web/2020/04/23/coronavirus-app-contact-tracing-decentralizzata/

Il contact tracing in questa fase fase di emergenza permette un tracciamento più controllato dei contagi. L’Italia ha adottato l’app Immuni, ma quali sono le tecnologie di contact tracing adottate dagli altri paesi europei?

In Europa, il dibattito su quale strategia adottare era stato fin dall’inizio corposo: l’Unione Europea, per esempio, consigliava agli stati membri di adottare una strategia comune nel rispetto del GDPR e ha stabilito delle linee guida per lo sviluppo di queste applicazioni, ma in realtà i paesi hanno poi adottato tecnologie differenti.

I problemi sono nati intorno a due questioni fondamentali: la scelta tra Bluetooth e GPS e il modo in cui i dati vengono conservati ed elaborati. L’utilizzo della geolocalizzazione è stato vietato da Apple e Google e il sistema decentralizzato permette che i dati possano essere conservati direttamente sul dispositivo dell’utente anziché all’interno di un database centralizzato. L’esistenza di un database centralizzato e il fatto che quindi i dati raccolti dalle applicazioni di contact tracing possano poi essere disponibili in un server centrale a disposizione delle autorità sanitarie, per esempio, è uno dei principali timori per la tutela della privacy. Il sistema decentralizzato invece permette che l’azione di contact tracing avvenga direttamente sullo smartphone dei soggetti che usano l’app e non all’interno di un server centrale.

Il sistema decentralizzato di contact tracing è quello scelto da Italia, Germania, Belgio e Svizzera mentre la Polonia – caso unico in Europa – ha adottato una app con download volontario e con la possibilità di creare un diario personale del paziente, per cui ogni cittadino ha un proprio profilo collegato alla tessera sanitaria e un chatbot che informa su sintomi e misure di prevenzione.

Cipro invece utilizza la tecnologia del MIT che ha sviluppato l’infrastruttura Tracer: il sistema di geolocalizzazione e il Bluetooth permettono a Tracer di tenere traccia degli spostamenti e dei dispositivi incrociati dall’utente direttamente sullo smartphone. Infatti, se l’utente dovesse risultare positivo, sarà lui a condividere anonimamente le informazioni con il personale sanitario. Il progetto SafePaths del MIT prevede una pulizia dei dati in accordo con il medico con cui è possibile scegliere quali luoghi eliminare dalla lista prima che questa venga inviata ad un sistema centrale.

Gran Bretagna e Francia, invece, a differenza di Immuni basano il loro lavoro sul modello centralizzato di contact tracing, nonostante l’utilizzo del Bluetooth. In questo caso c’è un server centrale che contiene i codici anonimi dei contagiati e anche quelli dei contatti avvenuti tra cellulari dotati di app, inoltre il server è in grado di calcolare l’indice di rischio in base a parametri come la distanza e la durata del contatto.

La Spagna, invece, ha una serie di applicazioni istituzionali che utilizzano in alcuni casi il GPS per creare una mappa dei contagi mentre la Norvegia ha già ritirato l’app che aveva sviluppato per tracciare i contagi perché ritenuta troppo invasiva per la privacy dei cittadini. Nel paese scandinavo infatti, i contagi sono stati limitati e l’app è stata scaricata da un numero ristretto di cittadini, per cui l’azienda che ha sviluppato l’app ha ritenuto l’invasione della privacy sproporzionata rispetto all’utilizzo del sistema stesso di contact tracing.  

Quanto all’Italia e all’app Immuni, come detto, è stato scelto un sistema decentralizzato che si serve della tecnologia Bluetooth e i dati raccolti sono conservati sui singoli dispositivi. I dati riguardano i contatti di prossimità tra smartphone e le informazioni, conservate su un database, saranno cancellate entro dicembre 2020. Non sono mancate le polemiche e le perplessità sia di cittadini che di addetti ai lavori sulle garanzie relative alla privacy e sul digital divide presente nel nostro paese, visto che, secondo le stime, l’applicazione per dare una mappatura efficiente del contagio, dovrebbe essere scaricata da circa il 60% della popolazione.

Al di là dei timori sulla privacy che può destare l’utilizzo delle applicazioni di contact tracing, c’è un altro elemento da prendere in considerazione: il divario digitale presente in Italia. Questa pandemia ha mostrato, infatti, sia l’importanza di essere connessi per continuare a svolgere le proprie attività lavorative e di studio, ma anche come questa opportunità non sia garantita in egual modo in tutte le aree del paese. Lo stesso tipo di divario può influire sull’efficacia stessa di Immuni perché se per contribuire ad una mappatura efficace i download devono raggiungere il 60% della popolazione, ma c’è ancora una parte di essa che non ha accesso ad una connessione internet o che non ha un dispositivo mobile che sostenga sia una tecnologia Bluetooth che una connessione, come si può mappare efficientemente il contagio, considerato anche che l’assenza di questi strumenti spesso riguarda la fascia più debole della popolazione, che è proprio quella maggiormente esposta al rischio di contagio?

Sabrina Carnemolla

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