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Nella giornata mondiale dei diritti umani, l’Associazione Luca Coscioni lancia un appello ai Governi e il Congresso Mondiale dall’11 al 13 aprile 2018 al fine di rivendicare il diritto umano alla scienza.

Il principio alla base dell’iniziativa è che il progresso scientifico rappresenti a livello mondiale uno strumento fondamentale di democrazia, sviluppo e uguaglianza. E il primo passo per tutelarlo e incrementarlo è riconoscerlo quale diritto umano e in particolare quale diritto umano alla scienza, dunque alla libertà di sfruttare pienamente le potenzialità offerte dal nostro secolo.

L’appello (qui il testo) chiama in causa gli obblighi internazionali sottoscritti dai Governi e non sempre rispettati. A titolo esemplificativo citiamo due articoli che sanciscono il diritto umano alla scienza: il primo è estrapolato dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali:

«[…]
3. Gli Stati Parti del presente Patto si impegnano a rispettare la libertà indispensabile per la ricerca scientifica e l’attività creativa.
4. Gli Stati Parti del presente Patto riconoscono i benefici che risulteranno dall’incoraggiamento e dallo sviluppo dei contatti e dalla collaborazione internazionale nei campi scientifico e culturale.»

articolo 15

Il secondo dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea:

«Le arti e la ricerca scientifica sono libere.
La libertà accademica è rispettata.»

articolo 13

La libertà per la ricerca scientifica, così come per l’attività creativa, è definita “indispensabile”, un’espressione di certo eloquente e non fraintendibile.

Ciò nonostante, consultando l’indice di “libertà e autodeterminazione”, curato proprio dall’Associazione Luca Coscioni sotto la direzione del Professor Andrea Boggio della Bryant University, contesti come l’Italia, la Germania e il Regno Unito non figurano tra le prime posizioni.

Il diritto umano alla scienza non gode del giusto riconoscimento.

L’indice valuta l’avanzamento della ricerca in quattro aree specifiche: “tecnologie di riproduzione assistita (ART), ricerca con cellule staminali embrionali umane (hESC), decisioni di fine vita, aborto e contraccezione”. In questa graduatoria l’Italia si classifica alla 30esima posizione, dietro paesi come il Vietnam, il Sud Africa e Israele. Mentre il Belgio, al primo posto, dà prova di un progresso e di un’apertura superiori anche agli Stati Uniti.

Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, così spiega l’appello per il diritto umano alla scienza:

«Alla denuncia contro le sistematiche violazioni dei dritti umani dei malati come Dj Fabo e degli ultimi, vittime di conflitti, persecuzioni, soprusi, sfruttamenti e violenze, quest’anno vogliamo ricordare anche i diritti negati degli scienziati. In particolare ci appelliamo all’Unione europea perché faccia tutto quanto in suo potere per salvare la vita di Ahmadreza Djalali, il ricercatore di origine iraniana in carcere a Teheran da quasi due anni accusato ingiustamente di spionaggio.»

Ahmadreza Djalali è “uno, nessuno e centomila”: finché il progresso scientifico sarà ostracizzato e guardato talvolta con sospetto, la ricerca non sarà mai al riparo e quindi non sarà mai libera, il che è ben poco auspicabile nel contesto mondiale attuale, che sostiene di avere lo sguardo orientato a un futuro idealmente fatto di risorse e benessere.

Rosa Ciglio

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