Caso Gregoretti Salvini
Matteo Salvini. Fonte immagine: L'Espresso

Di teatrini mediatici Salvini se ne intende. Dal luglio 2019 alla vigilia del voto della Giunta per le immunità parlamentari, l’ex Ministro dell’Interno ha espresso opinioni diverse sul caso Gregoretti. In un primo momento ha dichiarato che il blocco della nave militare italiana nel porto di Augusta del luglio scorso è stata un’iniziativa dell’intero Governo, poi ha rivendicato che è stata una decisione del proprio dicastero. Ha chiamato in causa il volksgeist affermando che, insieme a lui, a finire sotto processo sarà l’intero popolo italiano. Poi si è accanito contro i presunti ritardi della Giunta sul voto. Ha auto-invocato una “mobilitazione nazionale” per protestare contro un processo a suo dire ingiusto. Si è scagliato contro i giudici “di sinistra“, colpevoli di perseguitarlo invece di “beccare spacciatori e delinquenti“. E alla fine il coup de théâtre, comandando ai suoi di votare a favore dell’autorizzazione ed invocando una task force di “500, mille avvocati” per difenderlo dalle accuse a suo dire ingiuste.

Ma quel che sorprende di più è che Salvini è riuscito a rendersi vincente in ogni caso. Se avesse dato mandato ai suoi di votare contro l’autorizzazione a procedere, a fronte di una maggioranza a favore, avrebbe sicuramente giocato il ruolo dell’immolato per la Ragion Patria. Ma allo stesso risultato è arrivato dando ai suoi la direttiva di votare a favore.

Al di là della carnevalata mediatica ci sono i fatti. La domanda di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Gregoretti contiene tutti gli accertamenti compiuti dalla Procura della Repubblica di Catania. Su questa richiesta il Senato sarà chiamato a decidere, oggi, se autorizzare o meno la sottoposizione a processo dell’ex Ministro dell’Interno. Di solito, se la Giunta per le immunità vota a favore, la relativa Camera (in questo caso il Senato) ne prende atto, confermando l’esito col proprio voto.

Il caso Gregoretti è diverso dalla vicenda della nave Diciotti

La questione per Salvini potrebbe essere più delicata di quella che lo ha visto protagonista, sempre in veste di Ministro dell’Interno, nella vicenda Diciotti. Infatti, secondo la domanda di autorizzazione a procedere, la nave bloccata nell’estate nel 2018 era stata predisposta proprio per il soccorso in mare; a differenza della nave Gregoretti, che era “destinata all’attività di vigilanza pesca“. Proprio per questo motivo era logisticamente impossibile ospitarci 135 persone, anche considerando che l’equipaggio era composto da trenta uomini e nessuno di loro era specializzato nel soccorso in mare.

Inoltre, stando alle indagini degli inquirenti, sulla Gregoretti esistevano “accertate condizioni di precarietà sanitaria“. La dottoressa Agata Stefania Reale, sentita dai P.M., ha dichiarato che c’erano “numerosi casi di scabbia (circa 30) tra i migranti a bordo, destinati ad aumentare, per il rischio del contagio, col passare dei giorni“. Ma non è stato possibile eseguire procedure sanitarie a bordo “in condizioni di sterilità“. Una successiva ispezione disposta dagli inquirenti sulla nave con personale sanitario ha accertato su un migrante l’esistenza di “un quadro clinico compatibile con sospetto di tubercolosi polmonare“.

L’inerzia del Ministero e il reato ipotizzato di sequestro di persona

Le criticità della vicenda esaltano ancora di più l’inerzia del Ministero dell’Interno nelle operazioni di soccorso. Infatti è stato accertato che il MRCC (il Centro di coordinamento del soccorso marittimo) di Roma ha tempestivamente richiesto l’intervento del Ministero sin dal 27 luglio, giorno in cui la Gregoretti ha preso in carico i migranti. In particolare il Centro si era attivato per richiedere l’individuazione del c.d. place of safety (POS), ossia il luogo che lo Stato d’approdo indica per far sbarcare i migranti in condizioni di sicurezza. Secondo la normativa italiana è competente ad indicarlo il Ministero dell’Interno, in coordinamento con le Prefetture territoriali. La risposta del Viminale è arrivata via mail solo il 31 luglio, nonostante il MRCC avesse chiaramente comunicato al Ministero che i migranti non sarebbero stati fatti sbarcare “fino al sopraggiungere di superiori disposizioni“.

Il reato ipotizzato in capo all’ex Ministro Salvini è quello di sequestro di persona (art. 605 del codice penale), proprio perché non ha indicato tempestivamente il place of safety. In questo modo, si legge nella domanda di autorizzazione, Salvini ha determinato “la forzosa permanenza dei migranti” a bordo della Gregoretti. Questa si configurerebbe come un’illegittima privazione della libertà personaleper un arco di tempo giuridicamente apprezzabile e al di fuori dei casi consentiti dalla legge“. Infatti, visto che il flusso informativo dal MRCC al Viminale è stato costante, il comportamento dell’allora Ministro è stato illegittimo in quanto l’arco temporale trascorso tra la richiesta del place of safety e la risposta del Ministero è stato troppo lungo. Di conseguenza i migranti sono stati costretti a rimanere sulla Gregoretti per ben cinque giorni. Troppi, considerando anche che Salvini era ben consapevole delle condizioni igienico-sanitarie e fisiche precarie delle persone a bordo dopo “un estenuante viaggio durato numerosi giorni“, del clima (gli inquirenti hanno tenuto conto del fatto che la nave fosse “ormeggiata sotto il sole in piena estate“) e della presenza di donne e minori sulla nave (questi ultimi fatti sbarcare il 29 luglio).

La difesa di Salvini e il possibile “no” della Lega in Senato

Le evidenti differenze tra le vicende Diciotti e Gregoretti – l’esito processuale di quest’ultimo caso potrebbe essere proprio una sentenza di condanna – spiegano perché negli ultimi giorni Salvini stia “sulla difensiva”. Ha ribadito di essere pronto a dimostrare nelle sedi giudiziarie di aver agito per la salvaguardia dell’interesse pubblico, un’esimente speciale che esclude la contrarietà della condotta dell’ex Ministro all’ordinamento penale. In particolare Salvini sosterrà la tesi che ha adottato delle decisioni in linea con la politica di Governo, nella quale erano ricomprese “sia la difesa dei confini sia la redistribuzione dei migranti“, un cavallo di battaglia già usato in passato. Sempre secondo Salvini i migranti erano in condizioni di sicurezza, e lo sbarco ha subito dei rallentamenti in fase di redistribuzione. A quanto sembra infatti il governo tedesco avrebbe segnalato al Viminale che c’erano tre persone a bordo in grado di mettere a rischio la sicurezza nazionale, quindi l’identificazione avrebbe ritardato l’intera procedura.

Fratelli d’Italia e Forza Italia, che hanno espresso il loro voto contrario in Commissione insieme al Presidente della Giunta, Maurizio Gasparri, potrebbero presentare un documento per cercare di ribaltare il voto preso in Commissione, ma ancora nulla è certo. Inoltre non è sicuro se i senatori leghisti confermeranno il sì espresso in Giunta. Infatti il via libera definitivo al processo potrebbe essere considerato un’ammissione di colpa, stando alle affermazioni dello staff legale di Salvini. Ma quest’ultimo sembra intenzionato a perseguire la strada di difendersi in Tribunale. Viene da chiedersi se la sua sia un’ennesima strategia mediatica o una sincera scelta morale.

Raffaella Tallarico

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