
Il 9 ottobre ad Alcamo, comune di Trapani, è stato effettuato lo sgombero da parte delle Forze dell’Ordine dell’Ex Ostello Cielo d’Alcamo, spazio liberato, secondo il collettivo Muschio Ribelle, o occupato, secondo il Consorzio di Trapani, nella Riserva Naturale di Monte Bonifato. L’Ostello, ormai in stato di abbandono da anni, è stato riqualificato e reso centro di diverse iniziative da Muschio Ribelle a favore di tutta la popolazione alcamese e della Riserva. Il gruppo, che voleva iniziare un percorso che portasse a un uso civico del bene, aveva avviato una serie di tentativi di dialogo con le istituzioni (in particolare con il comune di Alcamo e il Libero Consorzio Comunale di Trapani, detentore dell’immobile), che però si sono bruscamente interrotti con lo sgombero di ottobre.
Ex Ostello Cielo d’Alcamo: una storia di devastazioni e rinascite
Le azioni di Muschio Ribelle sono l’ultimo capitolo della lunga storia dei boschi di Monte Bonifato. Le zone verdi della zona, ben prima dell’istituzione della riserva nel 1984, sono state segnate da un ciclo perpetuo di devastazione e riqualifiche: basti pensare che nel 1921, a seguito della scomparsa a causa dell’essere umano di un ampio bosco di latifoglie, vi è stato un primo lavoro di rimboschimento. Dagli anni ’50 agli ’80 ulteriori manovre di rimboschimento hanno portato alla flora distintiva che c’è oggi con conifere, pini e cipressi.
Al fianco degli interventi di rimboschimento ci sono però i continui incendi, che ciclicamente devastano la zona e che negli ultimi anni sono stati particolarmente intensi: le fiamme hanno periodicamente devasto ampie zone di bosco e spesso lambito le case vicine. L’ultimo grande incendio è avvenuto a luglio 2023. In parallelo, diversi sono state gli appelli da parte dei cittadini per l’intervento delle istituzioni, con la richiesta di presidi in estate e programmi di pulizia del sottobosco. Nel 2012 è stato costituito da parte dei cittadini il Coordinamento SalviAmo il Monte Bonifato. Svariate manifestazioni e iniziative del Coordinamento hanno portato infine alla richiesta di affidamento dell’Ex Ostello Cielo d’Alcamo a un ATI di associazioni ambientaliste; le istituzioni, però, non hanno risposto.
La Riserva di Alcamo, con una storia di continue rinascite, si allontana un po’ dai miti della wilderness, della natura selvaggia. Non siamo davanti a una natura incontaminata, mai toccata dall’essere umano; ma le azioni umane hanno permesso alla vegetazione di rinascere, con anche vari animali non umani, come uccelli ricci e volpi, che godono dei rimboschimenti. La Riserva ci mostra un lato dell’ecologia e delle azioni ambientaliste, animato dalla determinazione di attivistǝ e popolazione nel voler vivere la propria terra con cura e rispetto, favorendo anche la biodiversità e le specie non umane.
Le iniziative di Muschio Ribelle alla Funtanazza
In questa cornice si inserisce l’azione di Muschio Ribelle, gruppo di militanti ecologistǝ, che portano avanti forme di disobbedienza civile non violenta.
Il 25 luglio di quest’anno, a un anno dagli ultimi incendi, lǝ militanti del collettivo prendono possesso dell’Ex Ostello, ormai in stato di abbandono da 6 anni, e lo liberano (verbo molto caro a Muschio, in contrapposizione al termine occupazione) dal degrado e dall’incuria. L’ex Ostello è situato al piano terra di un edificio, che si trova vicino a un ex serbatoio, denominato la Funtanazza, da cui prende nome l’intero spazio.
Lo stesso giorno della liberazione, lǝ ragazzǝ di Muschio fanno circolare un volantino, dove invitano tutta la popolazione alcamese al “progetto Funtanazza”. Sul volantino il motto simbolo: “siamo le gocce che spengono l’incendio”.
La forma di gestione dello spazio liberato prevede assemblee pubbliche settimanali, in cui viene invitata tutta la popolazione di Alcamo a discutere della gestione del bene e delle iniziative da organizzare per la Riserva: una gestione, quindi, orizzontale e dal basso. In coerenza con questa impostazione, viene deciso sin da subito di provare un percorso di dialogo con le istituzioni, perché fosse disposto e riconosciuto un uso civico dell’Ostello (cioè il godimento del bene da parte della collettività, che si autorganizza per gestirlo), sul modello dello Statuto del Comune di Palermo (e con una casistica simile a Napoli).
Nei due mesi di presenza di Muschio all’Ostello si susseguono varie iniziative: cineforum, presentazioni di libri, pranzi sociali. Nei giorni 23-24 agosto si tiene anche un festival (Muschio Ribelle festival), con laboratori artistici, spettacoli teatrali e storie sulla Palestina.
L’iniziativa più significata di questa esperienza politica è senza dubbio il coordinamento della guardiania antincendio (cioè la vigilanza di boschi o altre aree al fine di prevenire e segnalare incendi). In più luoghi della Sicilia si sono sperimentate forme di organizzazione popolare della guardiania, per non arrendersi alle fiamme. Più di 30 volontari si sono avvicendati nella guardiania della Riserva di Alcamo. E dopo tanti anni di fiamme e devastazione, nell’estate 2024 non si sono verificati incendi.
Lo sgombero e le dichiarazioni delle parti in causa
Pochi giorni dopo il 26 luglio le prime risposte da parte delle istituzioni non sono accomodanti. Il 2 agosto, il Consorzio Comunale di Trapani invia una diffida di sgombero, entro il 5 agosto, dei locali dell’Ex Ostello Cielo d0Alcamo. La risposta di Muschio è un rinnovo dell’invito alle loro assemblee.
Sempre il 5 agosto seguono le dichiarazioni della Commissaria del Consorzio di Trapani: ribadisce l’illegalità dell’occupazione (non utilizza, ovviamente, il termine liberazione) dell’Ex Ostello e la volontà di gestire la Funtanazza secondo legge. L’attuale amministrazione, dichiara inoltre la Commissaria, aveva già avviato un iter per la gestione del bene. Tre sono gli atti attraverso cui si può ricostruire come il Consorzio si è mosso: il piano di valorizzazione e alienazione dei beni, n.5c 29/03/24, in cui si sottolinea la volontà di rivalutare tutti gli immobili dell’ex provincia; la determinazione dirigenziale 634, del 17 luglio, in cui si dichiara l’approvazione per una delibera che accolga manifestazioni di interesse per la concessione di beni immobili del Consorzio; e la notifica di manifestazione di interesse per la concessione dei beni, 2 agosto (stesso giorno della diffida di sgombero), in cui solo ora compare, a differenza dell’altro atto, il riferimento esplicito alla Funtanazza (insieme ad altri edifici gestiti dalla provincia) e che annuncia la possibilità di presentare interesse per la gestione del bene. In soldoni, ciò che si è fatto in questi mesi è aprire alla possibilità di sentire se qualche ente vuole prendere in gestione l’immobile. La Commissaria esorta infine il collettivo a segnalare la volontà di cura del bene nelle modalità decise dalle istituzioni. Dal documento del 2 agosto, però, si evince che i candidati richiedenti devono essere registrati al Registro delle Imprese: quindi associazioni, imprese private, ma non certo collettivi come quelli di Muschio. Seguendo queste direttive, quindi, si profila poco spazio per continuare l’esperimento dell’Ex Ostello Cielo d’Alcamo nelle forme precedenti lo sgombero.
Il comune di Alcamo, invece, prende una posizione defilata: condanna l’occupazione illegale, ma sottolinea l’importanza di una gestione “sostenibile” dell’immobile e ribadisce una generica, un po’ fumosa, apertura al dialogo.
Oltre che una ovvia differenza rispetto al tema della legalità, se sia necessario muoversi sempre e comunque entro i limiti della legge o se sia giusto in alcuni casi compiere un atto di disobbedienza civile e crearsi da sé spazi liberati per tutta la collettività (scegliendo, tra l’altro, un bene la cui gestione pubblica negli anni è stata, senza timor di smentita, un totale disastro), c’è un’altra importante differenza tra le posizioni del Consorzio e di Muschio: da un lato, l’amministrazione continua a voler perpetuare la gestione su forme classiche di rivalutazione del bene, che prevedono bandi o altre istruttorie e un affidamento della gestione ad associazioni o altri enti; dall’altra, il collettivo vuole un uso civico della Funtanazza, affidando quindi l’organizzazione alla stessa cittadinanza (che si organizza attraverso assemblee pubbliche) e non delegando a figure terze la gestione. Una differenza importante, perché cambia totalmente la visione della gestione di spazi pubblici: continuare la “via amministrativa”, riconoscendo la delega della piena gestione di questi beni a enti pubblici o privati? Oppure, a volte, si può tentare un esperimento di uso civico?
Secondo Muschio, l’affidamento dell’Ex Ostello Cielo d’Alcamo a singole associazioni, coerentemente a logiche competitive e orientate al profitto, si rivelerebbe un errore, dato che questa pratica si è sempre mostrata fallimentare e aliena uno spazio comune alla sua cittadinanza; serve invece un uso civico, quindi collettivo, dal basso, che garantirebbe cura e fruibilità del luogo da parte di tutta la collettività.
Il 9 ottobre, le Forze dell’Ordine si sono presentate con diverse camionette alla Funtanazza e hanno eseguito lo sgombero. Lǝ militanti del collettivo escono senza opporre resistenza e la polizia mura porte e finestre dello stabile per impedire una seconda liberazione/occupazione.
Molti sono i messaggi di solidarietà degli alcamesi al collettivo, sia attraverso testate locali sia attraverso dichiarazioni rilasciate; vi sono anche attestati di solidarietà da testate non locali (come il fatto quotidiano e sardegnareporter).
Dal giorno dello sgombero, lǝ attivistǝ si stanno organizzando settimanalmente per manifestare la loro volontà di riaprire lo spazio con delle assemblee pubbliche all’aperto, davanti al comune di Alcamo.
Continua la lotta per la Funtanazza, che ci ha mostrato una visione dell’ecologia intenta a godere del patrimonio naturalistico e a prendersi attivamente cura della propria terra, una volontà di far rivivere uno spazio a beneficio di tutta la collettività, uno scontro tra collettivi e istituzioni sulle diverse concezioni di gestione del patrimonio pubblico e collettivo.
Abbiamo chiesto a Liliana Coppola, militante di Muschio Ribelle, di raccontare la propria versione dei fatti e di raccontarci il collettivo da un punto di vista interno.
Puoi raccontarci come avete vissuto la giornata dello sgombero del 9 ottobre?
Sicuramente come un atto violento. Con un impiego di forze spropositato che esprimeva abuso di potere. Con dolore e preoccupazione per chi era dentro l’edificio e che per impedimento delle forze dell’ordine non potevamo raggiungere. Con rabbia perché il processo trasformativo che si stava portando avanti veniva punito e mortificato.
Dalla data dello sgombero state organizzando assemblee settimanali davanti al Comune. Cosa chiedete al Comune? Continuate a chiedere l’uso civico dell’Ex Ostello?
Si. Continuiamo a vederci e costruire comunità. E restiamo convinti che l’uso civico sia la forma per portare avanti il progetto sociale in cui crediamo.
Il comune ha concretizzato poco e niente l’impegno che, a parole, aveva mostrato rispetto al progetto. Aveva detto di voler organizzare un tavolo di confronto con il consorzio, ma ad oggi siamo ancora in attesa.
Ci puoi raccontare il passato di Muschio Ribelle, prima dell’esperienza alla Funtanazza. Come è nato il collettivo?
Nasce da un gruppo di persone che volevano superare il senso di impotenza davanti i devastanti incendi e canalizzare il dolore e la rabbia che nascevano nel vedere la propria terra andare in fiamme. Alcune persone si trovavano in Sicilia, altre erano emigrate al Nord e altre ancora erano venute da fuori mosse da uno spirito di solidarietà. Ciò che univa tutte queste persone era la volontà di agire senza delegare a delle istituzioni sorde e inermi.
Fabrizio Ferraro
















































