elio e le storie tese sanremo arrivedorci

“Una storia unica, singolare e atipica, completamente antieconomica, a propulsione elica. Una storia unica, una carriera artistica dolcemente stitica, ma elogiata dalla critica. Ma ogni storia si esaurisce col finale. Un finale che ti lascia a bocca aperta. Dall’ampiezza della bocca si capisce se il finale era valido. Vi salutiamo e vi diciamo “arrivedorci!”, come nel film di Stanlio e Ollio, che ridere! Siamo al tramonto, siamo giunti ai titoli di coda di una storia unica, una bella musica, una scelta artistica di origine domestica. E questa storia unica ha una fine drastica. Leggermente comica”.

(Elio e le Storie Tese, Arrivedorci, canzone ultima classificata a Sanremo 2018)

L’addio – reale, definitivo o meno – degli Elio e le Storie Tese consumatosi sul palco dell’Ariston sulle note di “Arrivedorci”, nelle cinque serate del Festival di Sanremo, è la chiusura perfetta di un cerchio. O meglio, di un cortocircuito.

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Gli Elii a Sanremo 1996, truccati come i Rockets

La prima partecipazione degli Elio e le Storie Tese a Sanremo nel 1996, così come quella del 2013, fu del tutto surreale. Surreale, oltre che per i travestimenti e le trovate di ogni sera, per la loro stessa partecipazione alla kermesse: il complessino dell’anti-canzone, quello che smonta completamente i cliché della canzone melodica italiana o li piega al proprio ironico servizio, partecipa a Sanremo, il festival della canzone italiana. Il cortocircuito è già innescato. Cortocircuito completato con la presentazione di canzoni “anti-sanremesi”: nel 1996 abbiamo “La Terra dei Cachi”, un campionario di frasi fatte pseudo-satiriche sull’Italia (e la canzone venne da molti percepita come satirica), con tanto di “lieto fine” retorico/moralistico (“Ma l’Italia non ci sta”). Ora pensate alla struttura della canzone che ha vinto Sanremo quest’anno. Ecco, “La Terra dei Cachi” era – anche, ma non solo – una sorta di parodia di questa tipologia di canzoni.

Gli Elii a Sanremo 2013, in versione obesa.

Nel 2013, invece, abbiamo “La Canzone Mononota” dove, dalla superficialità dei testi si passa alla stroncatura della musica semplice: la logica ironica e paradossale è “siccome oggi la musica è sempre più semplice, e meno note ha più riscontra successo, tanto vale usare una sola nota”. E infatti raggiungono il secondo posto. Esattamente come nel 1996. In entrambi i casi, poi, vincono anche il premio della critica – e una miriade di altri premi nel 2013. Ricapitolando: un gruppo “anti-sanremese” partecipa a Sanremo, presenta brani “anti-sanremesi” con i quali ottiene grande successo a Sanremo. Cortocircuito totale.

Gli Elii a Sanremo 2016, travestiti da Kiss.

L’effetto non viene replicato con la partecipazione a Sanremo nel 2016: gli Elio e le Storie Tese, con “Vincere l’odio”, raggiungono un anonimo dodicesimo posto, senza riuscire a centrare l’obiettivo dichiarato di essere eliminati e poi ripescati. Anche in quel caso, però, la canzone nasceva da un gioco ironico: “alla gente interessano solo i ritornelli, quindi meglio fare una canzone composta da soli ritornelli”, poi ribattezzati “andarelli”, dato che ognuno dei sette si sentiva soltanto una volta nella canzone e, quindi, non “ritornava”. Altro cortocircuito: canzone costruita con sette ritornelli diversi che, in tal modo, cessano di essere tali.

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Gli Elii a Sanremo 2018, versione “santoni indiani”.

Arriviamo, quindi, al Sanremo appena conclusosi – quello di Baglioni, capace di mettere realmente la musica al centro – e al malinconico brano “Arrivedorci”. Un addio surreale per vari motivi. Intanto, con questo brano, gli Elio e le Storie Tese non spiazzano, come al loro solito, con composizioni “strane” o testi ironici e, esattamente per questo, spiazzano tutti. Nessuno si sarebbe aspettato da loro una canzone “regolare” – seppur musicalmente curata come sempre e migliore della maggior parte delle altre canzoni in gara –, nessuno si sarebbe aspettato da loro una canzone sentimentale, struggente, strappalacrime (o “stracciamutande”, come l’ha definita il bassista Faso). Ovvero la canzone più sanremese del loro repertorio. E così, sono riusciti a sorprendere, ancora una volta, tutti e a far piangere, per la prima volta, i propri fan. E la volta che presentano una canzone “più melodica, più classica, più sanremese”, ovvero una canzone finalmente adatta al Festival di Sanremo, non ricevono alcun riconoscimento ma, anzi, finiscono all’ultimo posto. L’ennesimo cortocircuito.

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Gli Elii, i Neri per Caso e Mangoni

Gli Elio e le Storie Tese hanno presentato un brano perfetto per la conclusione – reale o fittizia che sia – della loro storia artistica. “Arrivedorci” acquista qualcosa in più ad ogni ascolto, soprattutto nella versione con i Neri per Caso, così come è stata incisa nell’album omonimo – un gioiellino di due ore e trenta che contiene la traccia sanremese, un altro inedito e la registrazione del meraviglioso Concerto d’Addio del 19 dicembre ad Assago – e così come è stata eseguita nella serata dei duetti. Ha raggiunto, poi, il suo apice nella serata finale, in cui si sono esibiti nuovamente con il gruppo salernitano – infrangendo una regola? –, con uno splendido Mangoni – finalmente trionfante all’Ariston dopo 22 anni di attesa, nel suo costume da Supergiovane – e con il saluto ai fan stampato sulle maglie. E proprio quest’anno, l’anno in cui gli Elio e le Storie Tese hanno dichiarato lo scioglimento, l’anno in cui hanno portato una canzone “sanremese”, Sanremo li ha trattati malissimo. Come mai prima d’ora. Pochi applausi, qualche fischio, qualche urlo che chiedeva che finissero in fondo alla classifica, la stampa e i media che se ne sono occupati poco e male – a parte qualche illuminato –, l’ultimo posto e zero premi, nemmeno uno simbolico alla carriera. Una carriera unica e irripetibile nel panorama italiano.

Ed è proprio questo, invece, il riconoscimento che Sanremo doveva agli Elio e le Storie Tese: il disprezzo. Il totale disprezzo dell’intera kermesse – pubblico e giurie di esperti o presunti tali – nei confronti del complessino è il suggello ad una carriera che ha sempre urlato una sola cosa: “noi siamo altro”. I riconoscimenti sanremesi passati sono incidenti di percorso, dovuti probabilmente al fatto che gli Elii erano considerati geni da chiunque – che li capisse o meno –. Ora, finalmente, la canzone italiana li ha espulsi, ha dichiarato la loro estraneità al suo mondo. Il giusto finale. Il cerchio che si chiude, lasciando la bocca ampiamente aperta. Il cortocircuito definitivo.

elio e le storie tese arrivedorci sanremoE quindi cosa resta? Resta il saluto ai fan in diretta nazionale, per cinque sere, nella trasmissione più seguita dell’anno. Sono riusciti nell’impresa titanica di rivolgersi ad una nicchia, ai loro fan, dal palco del Sanremo più seguito dell’ultimo decennio. Resta chi, dopo essere stato tra i 12.000 al concerto di Assago, si è emozionato alla prima esibizione e si è alzato in piedi all’ultima, con indosso la maglia raffigurante il pollo de “Il Rock and Roll”, le lacrime agli occhi e la mano sul petto, per cantare un’ultima volta “Arrivedorci”. Restano gli Elio e le Storie Tese, un complessino nato a Milano nel 1980 che, contro ogni pronostico, è arrivato ovunque rimanendo sempre se stesso, col solo rimpianto di non aver avuto una groupie che chiedesse loro il “calco del cazzo”.

Ma va bene… bravi Elii, bravo Mangoni, bravi i Neri, belli tutti, brava l’astronave, eccetera, belle le sonorità… il 30 si chiuderà il Tour d’Addio… ma cosa succede dopo? Per ora si sanno solo due cose: hanno l’intenzione di iniziare una nuova storia del tutto sorprendente e vogliono essere sepolti in una tomba comune per band – la prima nella storia – con scritto sulla lapide “pirla chi legge”.

Pietro Marino
@PietroPitMarino

6 Commenti

  1. Finalmente qualcuno che ha CAPITO!
    Giusto tutto quello che ha scritto, ringrazio a nome delle FAVE italiane!
    Confermo, la prima sera…a metà canzone sono scoppiata a piangere, con tanto di marito che si è girato e mi ha guardata a bocca aperta…con notevole ampiezza della bocca, quindi il mio finale…era molto valido!
    Mi ha fatto sorridere l’analisi del trattamento riservato ai nostri elii a e da Sanremo…ma posso dirlo??
    CHE SCHIFO!
    Baglioni li ha fortemente voluti a testimonianza di una reale chiusura di carriera e poi li ignora x 5 sere?
    Forse, non gli sarà piaciuto il commento di Elio sulla gestione del padrone di casa, che ha sì messo al centro del festival la musica….LA SUA SOPRATTUTTO!!
    Grazie complessino…il 1° maggio sarò all’arena, per l’ultimo commosso e irriverente saluto!

    • Grazie, Laura. Diciamo che dal mio punto di vista, oltre alla sua, Baglioni ha messo realmente la musica al centro. Poi condivido la tua amarezza per il trattamento riservato agli Elio e le Storie Tese.

  2. Grazie, Laura. Diciamo che dal mio punto di vista, oltre alla sua, Baglioni ha messo realmente la musica al centro. Poi condivido la tua amarezza per il trattamento riservato agli Elio e le Storie Tese.

  3. Interessante e piacevole articolo, soprattutto per me, fan degli eelst fin dai primordi, ma su una cosa non sono d’accordo.
    La canzone che hanno presentato NON ERA da Sanremo.
    Era una canzone autocelebrativa, fatta per salutare il loro pubblico, che non aveva alcuna possibilità di posizionarsi diversamente da come si è posizionata: ultima. Ma sono convinto (e con me, molti altri appassionati del complessino) che gli eelst abbiano vinto poiché hanno ottenuto quello che volevano: arrivare ultimi.
    Una canzone che ha sbeffeggiato il festival come non mai, proprio perché totalmente fuori dagli schemi, perché fatta a loro uso e consumo senza il minimo interesse alla competizione.

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