assange wikileaks

Il 10 aprile, Julian Assange ha smesso di godere dell’asilo politico garantitogli dall’Ecuador ed è stato arrestato a Londra. Il fondatore di Wikileaks, accusato di molestie sessuali in Svezia, sostiene che il suo sia un “caso politico” e il suo futuro è incerto. Dopo nove anni passati a Londra, di cui sette rinchiuso nell’ambasciata dell’Ecuador, Julian Assange rischia l’estradizione negli Stati Uniti.

I guai legali: sette anni in ambasciata per Assange

Solo l’anno scorso, l’ex presidente Correa conferiva ad Assange la cittadinanza ecuadoregna. Oggi, quello stesso paese, il suo paese, nelle vesti del presidente Lenin Moreno, non garantisce più nessun diritto a Julian Assange; soltanto un’esile garanzia di non estradizione in paesi con la pena di morte. Ciononostante sembra sia proprio su richiesta USA che il neo presidente abbia revocato l’asilo politico, concesso nel 2012, e la cittadinanza, consegnando di fatto Assange alla giustizia internazionale.

La parabola di Julian Assange comincia con  le accuse di stupro provenienti dalla Svezia nel 2012, accuse che lo costrinsero a cercare asilo nell’ambasciata ecuadoregna. Il caso, che poco ha a che vedere con stupri e violenza, verrà riaperto e, se reggeranno le garanzie di Moreno, la probabile destinazione di Assange sarà la Svezia. Altre accuse, ben più gravi e dirette, arrivano però dagli USA per cospirazione e nonostante Trump, come spesso fa, dica di non saperne niente, il Pentagono non può che avere il dente avvelenato con Assange e farà di tutto per portarlo negli Stati Uniti.

Il terremoto Wikileaks

Descritto come un criminale, Julian Assange è però una figura rivoluzionaria per il mondo dell’informazione e dei media, o almeno dovrebbe. Attraverso Wikileaks Assange ha diffuso, a partire dal 2010, centinaia di migliaia di documenti riservati sulle guerre in Iraq e Afghanistan, su Guantanamo, sulla rete di spionaggio messa in piedi dall’NSA in Europa. Ha rivelato le mail della Clinton e più in generale molte di quelle informazioni che il “potere”, in particolare il Pentagono, vorrebbe rimanessero nascoste. Non ha narrato niente, ma ha lasciato che i documenti, le mail e le fotografie parlassero da soli, affinché mostrassero il lato oscuro della forza e dell’ordine internazionale.

In questo modo, Assange ha fatto una scelta, e ha implicitamente rinunciato alla propria libertà in cambio della possibilità di continuare a svelare i segreti del potere, e dei potenti. Sapeva, già nel 2010, che il gioco che aveva scelto di giocare era di quelli da tutto o niente, un gioco pericoloso il cui epilogo era già scritto da tempo. Assange è stato sfacciato, ha sfidato i “grandi”, rivelando i segreti e gli aneddoti dei potenti ha messo a nudo il Re, e svelato le leve di cui il potere si serve per sopravvivere.

Assange ha commesso, agli occhi di chi comanda, un peccato di superbia. Si è voluto elevare allo stesso livello delle più potenti istituzioni mondiali, svelando in tal modo la natura del loro stesso potere. Nel suo diffondere acriticamente documenti riservati, ha mostrato che alla base del potere ci sono le informazioni. Quello che sappiamo su ciò che ci circonda ci dà un potere su di esso, l’esclusività di questo sapere fa sì che alcuni siano più avvantaggiati di altri. Assange ha appianato le differenze rendendo di dominio pubblico segreti che tali sarebbero dovuti rimanere ma che, grazie a Wikileaks, sono stati violati.

Il rischio di scomparire

Oggi, il futuro di Julian Assange è più che mai incerto. Le garanzie di Moreno sono da prendere con le giuste cautele, e non è da escludere che alla fine Assange si ritrovi a essere processato negli Stati Uniti. Se così fosse, l’imputazione sarebbe di pirateria informatica e, considerata la sensibilità dei documenti pubblicati, la sentenza potrebbe essere particolarmente pesante.

Qualunque sia la sorte di Assange, non si può far altro che riconoscere il valore di un uomo che ha messo la propria libertà a rischio per divulgare informazioni sensibili non solo per i governi ma per tutti noi. Ora il rischio è che Assange venga pian piano dimenticato fino a obliarsi completamente nella memoria collettiva.

Tuttavia, se anche Assange dovesse diventare un desaparecido della scena politica, gli sopravvivrà sicuramente la comunità di Wikileaks, e, si spera, una ancora più larga comunità di persone che crede nella libertà d’espressione e non indietreggia quando in gioco c’è la ricerca e la divulgazione della verità.

Davide Leoni

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Davide Leoni
Nato e cresciuto a Milano, attualmente vivo a Venezia dove studio Philosophy, Politics and Economics all'università Ca' Foscari. Per quanto ci provi non riesco a fare a meno di parlare ed interessarmi di politica, avendo un debole per le relazioni internazionali. Appassionato di musica e percussionista a tempo perso, amo la buona cucina e ogni tanto mi improvviso cuoco con discreti risultati. Pragmatico per natura, credo che la realtà sia molto più sorprendente della fantasia e che viaggiare sia il modo migliore per scoprirlo.

1 commento

  1. La libertà e’ responsabilità. Assange e’ vittima, ma anche protagonista, dell’innovazione tecnologica rapidissima e senza regole. Divulgare notizie “dei potenti” sarà “libertà” ma
    non creare la responsabilità dell’azione crea dei mostri che una democrazia non può tollerare. Divulgare notizie, foto, video se non responsabilmente può “uccidere” il pensiero…e la vita.

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