
Una notizia preoccupante è emersa recentemente in Piemonte: la costruzione di un mega allevamento intensivo avicolo ad Arborio, destinato a ospitare circa 300.000 galline ovaiole. Un progetto di dimensioni colossali che rischia di avere un impatto devastante sull’ecosistema circostante e sulla salute dei cittadini. Consapevole dei gravi danni che tale struttura potrebbe comportare, l’attivista di Parte in Causa Associazione Radicale Antispecista, Silvia Molè, ha intervistato il neonato gruppo di Greenpeace Vercelli/Valsesia, per rendere nota la loro posizione in merito.
Come e’ nato il vostro gruppo a Vercelli?
«L’idea e’ partita lo scorso ottobre da 2 giovani studenti: Alessandro e Angelica. Nei mesi successivi si sono aggiunti al gruppo nuovi volontari espandendo il raggio di azione anche in Valsesia. Abbiamo svolto varie attività per i cittadini vercellesi, tra cui: scambio di regali utilizzando oggetti usati durante i mercatini di natale; scambio di abiti per promuovere il riutilizzo ed evitare gli sprechi; un’installazione in piazza Cavour (VC) ”Adesso chi paga” per denunciare la responsabilità delle aziende fossili nel ripagare i danni della crisi climatica da loro alimentata; costruzione di bug hotel insieme ai bambini per difendere gli insetti impollinatori. Ultimamente stiamo cercando di fermare un nuovo allevamento intensivo ad Arborio, per il quale abbiamo iniziato la collaborazione con il Comitato Riso ed altre associazioni locali».
In cosa consiste la collaborazione tra Comitato R.I.S.O. E Greenpeace Vercelli/Valsesia?
«Tramite Silvia Molè una delle fondatrici del comitato R.I.S.O. siamo venuti a conoscenza della costruzione di un mega allevamento intensivo avicolo ad Arborio, dove saranno rinchiuse circa 300.000 galline ovaiole. Questa enorme struttura avrà un forte impatto sull’ecosistema circostante e sulla salute dei cittadini, quindi ci siamo subito schierati con il comitato R.I.S.O., per informare tutti i cittadini nell’area circostante e promuovendo la petizione online contro l’allevamento».
Quale impatto potrebbe avere un allevamento del genere sui cittadini e sull’ambiente circostante?
«Gli impatti degli allevamenti intensivi sono ormai documentati: l’ammoniaca generata contribuisce alla formazione di polveri sottili (PM 2.5). Queste polveri pericolose per la salute possono penetrare in profondità nel nostro organismo e causare malattie respiratorie e cardiovascolari, ed in alcuni casi la morte prematura. Gli allevamenti intensivi contribuiscono all’inquinamento idrico e del suolo, oltre a causare deforestazione e perdita di biodiversità, divorando grandi quantità di risorse come terreni agricoli, acqua e mangimi (2/3 dei terreni agricoli europei sono destinati all’alimentazione animale)».
Quali saranno le vostre attività future?
«Continueremo ad informare i cittadini tramite la stampa locale, i social network e come il mega Allevamento di Arborio ed cercando di limitare ad esempio l’utilizzo del Glifosato, nocivo per la salute pubblica e per l’ambiente. Inoltre organizzeremo nuove attività in piazza ed incontri per sensibilizzare i cittadini a riguardo. Nel frattempo Greenpeace ha presentato e depositato presso la Camera dei Deputati una proposta di legge per cambiare il sistema degli allevamenti intensivi in Italia. La proposta è stata presentata insieme a ISDE – Medici per l’ambiente, Lipu, Terra! e WWF Italia in una conferenza stampa il 22 febbraio, e depositata il 6 marzo con le firme di 15 parlamentari, provenienti da 5 diversi gruppi politici. L’obiettivo è creare le condizioni per un sistema produttivo basato su piccola scala e con minori impatti, che garantisca margini di guadagno più equi per i produttori e l’accesso a cibi sani e di qualità».
di Silvia Molè, Parte in Causa – antispecismo radicale.
















































