È ora di introdurre l'educazione sessuale nelle scuole
Fonte immagine: thebite.aisb.ro

Sesso, nudità, il corpo umano cosparso di senso grottesco, spogliato della sua aurea sacralità stilnovista e sagomato finalmente in maniera più audace, più sfrontata, a misura di natura: la nudità nell’arte e nella letteratura, già nel corso del XIV secolo, diventa simbolo di serena accettazione della naturalità dell’eros. Intanto lo scenario internazionale odierno procede a tappe forzate verso un profondo regresso morale e un marcio perbenismo di facciata, presentandosi perlopiù inondato da retaggi fascisti, famiglie patriarcali, sessuofobia, radicalismo religioso e un concetto di pudicizia e oscenità profondamente distorto, arrancando anche solo nella trattazione di argomenti inerenti alla sessualità, i quali hanno da sempre animato la scena letteraria, artistica e sociale a livello universale. Questa condizione si riversa irrimediabilmente anche nell’ambito socio-educativo che si mostra profondamente indebolito su questioni che, forse più di altre, meriterebbero una più adeguata considerazione. La carne al fuoco è tanta, ma basterebbe concentrarsi su uno solo dei numerosi aspetti che animano la questione: la cattiva fruizione dell’educazione sessuale, ad esempio. In Italia (e non solo) l’educazione sessuale rappresenta un tabù. Inoltre la penisola è fra i pochi paesi dell’Unione Europea a non prevedere l’educazione alla sessualità nella programmazione scolastica.

Se i motivi di questa eccezionalità sono molto complessi e da attribuire a diversi fattori, gli effetti sono palesi. Quando si pensa all’educazione nessuno si sognerebbe mai di eclissarla al di fuori del bambino. Allora perché parlare di educazione alla sessualità suscita ancora oggi tanto scalpore? L’educazione sessuale fa anche parte dell’educazione più generale e influenza lo sviluppo della personalità del bambino. La natura preventiva dell’educazione sessuale non solo contribuisce a evitare possibili conseguenze negative sulla sessualità, ma può anche migliorare la qualità della vita, contribuendo a promuovere la salute in generale. I genitori e gli adulti hanno spesso scelto il silenzio su questo argomento, ma non hanno considerato che tacere è esso stesso un modo di comunicare. Infatti dire che “di sessualità non si può parlare” crea inutili censure e tabù, condizionando negativamente il percorso di crescita individuale.

In effetti educare alla sessualità non vuol dire solo stimolare nell’individuo una graduale presa di coscienza delle caratteristiche somatiche, fisiche e fisiologiche proprie dei due sessi, ma soprattutto estendere tale consapevolezza agli aspetti sociali che il tema richiama. È ormai usuale trovarsi circondati da messaggi fortemente erotizzati che, a causa di un retaggio sociale non avvezzo alla trattazione chiara ed esplicita del tema “sesso”, finiscono per sminuire la sessualità stessa.

È a partire dalla premessa per cui la sessualità è un’esperienza esistenziale complessa che la sex education assume un ruolo essenziale nella società, al di là dei vincoli imposti dalla morale e dal pudore politico. Non considerare, o peggio, rendere questo tipo di educazione un segreto significa compromettere la crescita e la sensibilità individuale, nonché lo sviluppo della personalità, dando origine a un vero e proprio processo di diseducazione che genera scarsa consapevolezza sia del proprio corpo sia dell’affettività.

Ma di introdurre l’educazione sessuale nelle scuole se ne parla poco e male, nonostante il tema ritorni ciclicamente nelle aule parlamentari. Negli ultimi quarant’anni si contano 16 progetti di legge e oltre 300 atti parlamentari tra interpellanze, interrogazioni e risoluzioni: eppure ad oggi l’Italia non ha una legge sull’educazione sessuale. Se negli anni ’70 si parlava di sesso in modo esplicito, agli inizi del nuovo millennio si è scivolati nelle sfumature poco chiare dell’educazione affettiva, passando per quella sentimentale, per concludere con un generico e puritano programma di “educazione al rispetto”.

Con l’avvento della contemporaneità la parola “sesso” ha iniziato a far paura. Tra i nemici più agguerriti dell’educazione sessuale nelle scuole ci sono i genitori, a prescindere se siano religiosi o atei: il tratto comune è la determinazione a “difendere” i propri figli. Non solo No Vax, ma anche No Sex. A scatenare la questione è la serie di libri scolastici “Educare alla diversità a scuola”, destinati a diversi gradi d’istruzione e nati con l’intento dichiarato di «promuovere l’educazione alle differenze tra donna e uomo e lo sviluppo della libera espressione della personalità, la lotta al sessismo e all’omofobia». L’iniziativa è stata molto criticata da alcuni giornali e movimenti di estrema destra, che sotto il nome di «teoria gender» hanno scatenato una valanga di cattiva informazione, oltre che enorme confusione.

La cospirazione “no gender” ha influenzato migliaia di genitori e dato vita ad accese proteste

In merito alla questione i dati parlano chiaro: si legge nel rapporto “Policies for Sexuality Education in the European Union” (2013), pubblicato dal Dipartimento Direzione generale per le politiche interne del Parlamento Ue, che «gli esperti hanno affermato in numerosi studi e rapporti che un’educazione sessuale insufficiente porta a un aumento del tasso di gravidanze in età adolescenziale e a una maggiore quantità di persone che soffrono di AIDS e malattie sessualmente trasmissibili». Per questo motivo “l’educazione sessuale dei giovani deve essere considerata come uno strumento appropriato per prevenire questi effetti negativi“.

Il rapporto disegna anche una mappa di come gli Stati europei si orientano rispetto all’insegnamento dell’educazione sessuale: “nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea questa materia è obbligatoria (in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998)”. Fanno eccezione 7 paesi sui 24 analizzati: Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania, Regno Unito (ma nel febbraio del 2015 i parlamentari inglesi hanno chiesto che l’educazione sessuale divenga obbligatoria nella scuola primaria e secondaria) e Italia. Aggiunge comunque il rapporto che i problemi si registrano anche negli Stati dove l’insegnamento è obbligatorio perché “la qualità dell’insegnamento e l’assimilazione da parte degli alunni è a volte limitato. Molti giovani europei non sembrano essere informati sulle questioni fondamentali di educazione sessuale, specialmente sui temi della salute e dei diritti riguardo il sesso e la riproduzione”.

Un tale focus negativo suscita spesso paure in bambini e ragazzi e, per di più, non risponde al loro bisogno di conoscere ed essere informati. Ancora, fin troppo spesso il focus negativo semplicemente non è di alcuna rilevanza per la vita di bambini e ragazzi. Essere consapevoli che esistono diversi orientamenti sessuali, confrontarsi con persone con esperienze affettive e sessuali diverse dalla propria può avere un effetto normalizzante ed è una delle strategie utilizzabili all’interno di un’efficace educazione all’affettività e alla sessualità ad ampio raggio.

“Quel che è caratteristico delle società moderne non è che abbiano condannato il sesso a restare nell’ombra, ma che siano condannate a parlarne sempre, facendolo passare per il segreto”. Così Michel Foucault ne La volontà di sapere del 1977 descriveva il rapporto dell’essere umano con la propria sessualità. Con ciò si delinea un ulteriore punto di vista, secondo cui il sesso non sia più una provocazione al senso comune. Come se per assurdo l’osceno nell’arte, oggi, sia la provocazione gratuita e semplicistica, il già visto spacciato per nuovo, lo scontato venduto come verità rivelata. Come se corrispondesse metaforicamente al dito medio alzato davanti alla Borsa. Forse il vero osceno oggi – nel senso di scandaloso e fuggito – è anche l’opposto, o per lo meno un’altra parte, del sesso: è la capacità (e la semplicità un po’ goffa) di dire “ti amo disperatamente“. Ma questa probabilmente è un’altra storia.

Intanto, schiacciati dal becero perbenismo che ci copre fino al collo di vergogna e falso senso del pudore, annientiamo ogni giorno un po’ di più la consapevolezza che abbiamo di noi stessi, del nostro corpo e dei processi che regolano la nostra sfera emotiva. Ma ciò che dovrebbe suscitare in noi maggiore indignazione è che la scuola, e più in generale il nostro sistema educativo, ne sono la causa predominante. Che sia per ignoranza, per leggerezza o per superficialità non ci è dato saperlo, ma è evidente che nascondere la polvere sotto il tappeto non sia utile a nessuno. Abbiamo un’istituzione sovranazionale che ci sostiene, abbiamo davanti agli occhi esempi tangibili di nazioni che hanno intrapreso con successo la strada dell’educazione sessuale nelle scuole. Forse, Italia, è ora di darsi una mossa.

Mena Trotta

Mena Trotta
Mena, classe 2001, studentessa di filosofia presso l'università di Bologna. Un po' lunatica, un po' lunare, attratta da un'armonia irraggiungibile e il fascino del caos, tendo ad oscillare tra fasi calanti e crescenti. Le contraddizioni e la curiosità mi spingono a viaggiare con il corpo e con la mente. Miro alla pienezza facendo da tela al mio quadro ideale. Fermamente convinta del fatto che l'arte in ogni sua forma, purtroppo, ci assolverà tutti.

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