Naturalismo e Verismo (fonte immagine: sanomaitalia.it)

Nella seconda metà dell’Ottocento la cultura europea abbandona il Romanticismo e abbraccia una nuova corrente: in vari paesi europei la letteratura si orienta verso il Realismo.

Il romanzo assurge a simbolo letterario della modernità, in grado di descrivere le evoluzioni della società nell’epoca moderna. Siamo nel pieno positivismo, si sta affermando una nuova e sempre più intensa fiducia sia nel progresso tecnico-scientifico che nelle capacità dell’uomo. In questo periodo storico la letteratura diventa quindi specchio e rappresentazione della realtà, il Realismo si contrappone all’Idealismo che è alla base della letteratura romantica.

Naturalismo e Verismo derivano dalla corrente di pensiero del Realismo: Naturalismo e Verismo superano la letteratura romantica – basata sul sentimento e sulla finzione – per abbracciare l’analisi rigorosa della realtà oggettiva. Entrambi i movimenti letterari rifiutano quindi il romanticismo e trovano il loro punto di partenza nel materialismo: l’unica realtà che può esistere è la materia e tutto ciò che deriva dalla sua trasformazione. L’autore non deve mai intervenire nella narrazione, il suo scopo è quello di fornire il punto di vista dei personaggi: è una voce narrante esterna, oggettiva e soprattutto neutrale.

Queste due correnti letterarie – Naturalismo e Verismo – sembrano avere molte analogie, ma presentano anche molti punti che le distanziano: nel Naturalismo lo scrittore è la voce narrante, che persevera nel suo tentativo di rimanere distaccato rispetto alla storia che racconta; nel Verismo lo scrittore è completamente nascosto, e lascia alla storia la facoltà di evolversi senza interferenze esterne. L’ambiente dei naturalisti francesi è quello urbano, la scena è dominata dalla borghesia e dal proletariato, mentre per i veristi l’ambiente è quello contadino. Ancora, il Naturalismo indaga a livello sociologico sullo sviluppo economico, mentre la narrazione dei veristi pone l’accento sull’arretratezza economica e culturale, dell’Italia tutta, certamente, ma soprattutto del Sud del Paese. Vi è poi un diverso atteggiamento rispetto alla scienza: se per i naturalisti la scienza è fiducia nel progresso e quindi un momento positivo, per i veristi la scienza rappresenta un ostacolo alla emancipazione dei ceti più bassi: chi cerca di progredire rimane schiacciato dal progresso stesso, è una visione pessimistica del rapporto tra lavoratori e chi dà lavoro, tra ricchi e poveri.

Il Naturalismo

Il Naturalismo, più che un movimento, è stato una corrente di pensiero nata dalle influenze del positivismo e come conseguenza delle nuove ideologie sociali e politiche. Nasce in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, è simile al Realismo letterario nel suo rifiuto del Romanticismo ma distinto da esso perché accoglie in sé il determinismo, l’oggettivismo scientifico e l’analisi sociale.

L’autore di riferimento è Émile Zola: teorico del Naturalismo, la sua opera narrativa ne ha offerto un modello esemplare. I suoi romanzi sono un disegno preciso di quella che era la società del tempo, realtà osservata con rigore che si può definire scientifico, e con scrupolosità storica e sociologica.

fonte immagine: leggere-facile.it

Zola incontra la letteratura quasi per caso: prova una delusione feroce nei confronti del mondo che lo circonda, e solo l’incontro con Paul Cézanne al Collège Bourbon e la scoperta dei grandi scrittori romantici francesi, da Victor Hugo ad Alexandre Dumas a Paul Féval riescono a placare questo suo scoramento. E in questo contesto scopre il Positivismo, il seme filosofico che lo porterà a scrivere le sue opere più importanti, quelle del Naturalismo letterario. Il principio che guida questo modo di scrivere romanzi è la non interferenza del pensiero dell’autore nella evoluzione del racconto. Per Zola la narrazione è scientifica, perché è la stessa natura umana a richiedere questo tipo di narrazione: ogni azione, ogni sentimento provato, ogni ogni passione si può riassumere puramente e semplicemente in un susseguirsi di causa ed effetto. La scrittura di Zola pare quasi voler fotografare il momento esatto e preciso della trasformazione, nella sua purezza, delle cose della vita che sono semplici, e restituirne un racconto quanto più puro possibile. Ma la verità è che il modo di raccontare di Zola non è sempre così innocente: il racconto per Zola deve mostrare la verità, verità che serve agli esseri umani per migliorare. Quindi in Zola non vi è affatto la sospensione del giudizio – come nel Verismo.

Il Verismo

Il Naturalismo ha avuto un epicentro francese e si è allargato poi in tutta Europa. In Italia ha preso il nome di Verismo e ha avuto in Giovanni Verga la sua massima espressione. Sulla scorta dei naturalisti francesi gli autori del verismo hanno analizzato “l’umano” con rigore scientifico, e lo hanno fatto usando una narrazione impersonale che nascondesse la mano dello scrittore e usando la lingua che ricalcasse quella dell’ambiente descritto. Ma attenzione, non una lingua necessariamente umile: ne sono esempi I Viceré di De Roberto o il progetto del ciclo dei Vinti di Verga. L’esperienza verista italiana ben presto si è allontanata dall’esperienza naturalista francese.

fonte immagine: palermo.repubblica.it

Il primo passo di Verga nel Verismo si può datare nel 1874, anno di pubblicazione della novella Nedda: in questa novella l’autore non descrive il mondo borghese ma quello rurale siciliano. Siamo nel pieno della Questione Meridionale, questione che ha sicuramente influenzato Verga nel raccontare gli spaccati di vita dei protagonisti delle sue opere – protagonisti che provengono dal mondo popolare; dal Naturalismo ha importato quello che è il metodo, cioè come realizzare una rappresentazione obbiettiva dell’umanità.

Non solo però il linguaggio è servito a descrivere la realtà, ma anche la rinuncia alla drammatizzazione emotiva, nonostante le sue opere siano intrise di un pessimismo di fondo tangibile: non prova alcuna felicità nell’affermazione della borghesia, né ripone fiducia nel progresso della società. Ciò che emerge dalle sue opere è la condanna a un sistema che non ha pietà per le sue vittime; nella società moderna gli interessi economici sono il destino a cui nessuno può sfuggire.

Verga accetta l’idea del progresso come sviluppo inevitabile, non condivide però l’euforia tutta borghese di queste trasformazioni. Nei suoi scritti troviamo il conflitto tra il vecchio e il nuovo, emerge la dicotomia tra l’accettare ciò che si è e ciò che si è sempre stati, emerge il contrasto tra l’inquietudine di fondo e il desiderio di emanciparsi dalla propria condizione di partenza. E soprattutto appare chiara la difficoltà di emergere in un mondo – nonostante tutti gli sforzi – che non ti accetterà mai: la lotta diventa vanità, e si diventa consapevoli della più amara sconfitta, quella del fallimento di una vita.

Valentina Cimino

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.