Rapporto Ecomafia 2018 Legambiente

Traffico e smaltimento illecito di rifiuti, abusivismo edilizio, attività di escavazione illegale, traffico clandestino di animali esotici, infiltrazioni nel settore delle energie rinnovabili. Secondo il nuovo rapporto Ecomafia 2018 stilato da Legambiente, il business legato agli ecoreati cresce nonostante il Ddl 1345-b approvato il 19 maggio 2015 concernente le “disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente.

Rapporto Ecomafia 2018

Nel 2017 infatti si è registrato un vero e proprio boom di arresti per crimini contro l’ambiente. I numeri del Rapporto Ecomafia 2018 sono inequivocabili e impressionanti. Chi sperava in una diminuzione dei crimini è rimasto deluso nel constatare che gli illeciti ambientali sono aumentati del 20% rispetto al 2016.

«Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente come nel 2017, mai tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti», scrive Legambiente. 538 le ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali nel 2017, il 139,5% in più rispetto all’anno precedente. Aumentano di più del doppio anche le inchieste sul traffico organizzato (76 nel 2017, 32 nel 2016), mentre le tonnellate di rifiuti sequestrati ammontano a 4,4 milioni (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016).

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Il giro d’affari dell’Ecomafia in Italia (Legambiente)

La lievitazione del ciclo dei rifiuti ha comportato un aumento degli introiti del 9,4% rispetto al 2016. 14,1 miliardi di euro il fatturato dell’ecomafia nel 2017. Il settore legato ai rifiuti è quello in cui si concentra la percentuale più alta di illeciti (24%).

Corruzione: nemico pubblico n° 1

Secondo l’Indice di Percezione della Corruzione di Transparency International l’Italia è al 54° posto nel mondo, su 180 Paesi analizzati, nella classifica riguardante la corruzione. Il Belpaese migliora la propria posizione di ben sei posizioni rispetto all’anno precedente. Eppure, nonostante la legge anticorruzione approvata nel 2012, siamo ancora il fanalino di coda dell’Europa (25esimi su 31 Paesi). Ma d’altra parte Samuel Adams, statista statunitense, aveva non poca ragione nel dire che «Né la più saggia costituzione né le leggi più sagge possono garantire la libertà e la felicità di un popolo i cui costumi sono universalmente corrotti».

Dato “l’alto valore economico dei progetti in ballo e l’ampio margine di discrezionalità in capo ai singoli amministratori e pubblici funzionari” l’immoralità corruttiva si insinua senza troppe difficoltà nello sfruttamento illegale delle risorse ambientali.

Crimini contro la natura

Grazie all’applicazione sempre più efficace della legge 68 nel 2017 si è raggiunto un numero di arresti concernenti i crimini contro l’ambiente mai registrato prima. Il 44% del totale nazionale delle infrazioni è stato registrato nella quattro regioni a  tradizionale insediamento mafioso. In Campania si registra il maggior numero di reati ambientali (14% del totale nazionale), seguita da Sicilia, Puglia e Calabria.

Come già detto, il settore in cui si è registrato in numero di alto di illeciti è proprio quello dei rifiuti. Le tonnellate di immondizia sequestrate nell’ultimo anno e mezzo (1 gennaio 2017 – 31 maggio 2018) sono state più di 4,5 milioni.

Quando si parla di rifiuti, e più in generale di ecoreati, in Campania e nel Sud Italia, ci si addentra in un territorio in cui tutto sembra infetto, in cui tutti sembrano essere assuefatti alla corruzione, in cui molti tacciono e in cui quei pochi che provano a denunciare si ritrovano coperti di indifferenza.

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Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso si concentra il 44% del totale nazionale degli illeciti ambientali

Per Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, «I numeri di questa nuova edizione del rapporto Ecomafia 2018 dimostrano i passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale…». Nonostante questo è innegabile che la lotta agli ecocriminali, oggi più che mai, deve diventare una priorità per l’attuale Governo formato anche dal M5S, che proprio nel martoriato Sud Italia, ha ottenuto la sua vittoria politica, subissando i partiti avversari e arrivando a percentuali da capogiro.

Edilizia, agricoltura, biodiversità

Il rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente evidenzia anche un altro il vizietto tutto italiano: l’abusivismo edilizio. Secondo le stime del Cresme sono 17.000 le nuove case abusive costruite nel 2017 sul suolo italico. «Rimane ancora molto da fare pure sul fronte delle demolizioni, dove solo pochi e impavidi sindaci hanno il coraggio di far muovere le ruspe, rischiando in prima persona» si legge nel rapporto.

Aumentano anche i reati agroalimentari. I settori più a rischio sono quelli relativi al mercato ittico, alla ristorazione e ai vini e alcolici. Il valore dei sequestri effettuati nel 2017 ha superato abbondantemente il miliardo di euro. Un amento netto rispetto all’anno precedente, in cui il suddetto valore ammontava a 700 milioni.

I reati contro la biodiversità non sono da meno. 6.000 le persone denunciate durante l’anno passato (quasi 17 al giorno). Le violenze contro la diversità biologica italiana non dà pace ad animali quali lupi, aquile, pettirossi, tonni rossi, pesci spada e non solo. Ancora una volta in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria totalizzato il 43% del complesso nazionale.

Le proposte di Legambiente

Per far fronte ai tragici dati sopraelencati l’associazione ambientalista italiana stila una lista delle principali misure da adottare. “Proposte in parte già fatte in precedenza ma rimaste senza esito“. Di seguito le principali disposizioni:

  • Mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore sulla legge 68, che deve essere conosciuta nel dettaglio per sfruttarne appieno le potenzialità;
  • Semplificare l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive;
  • Approvare il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo un nuovo articolo che prevede sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini;
  • Garantire migliore protezione al nostro patrimonio storico‐culturale approvando un nuovo titolo: “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”;
  • Garantire un gratuito accesso alla giustizia alle associazioni ambientaliste;
  • Istituire al più presto le commissioni d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

Non resta che auspicare in una positiva ricezione di tali proposte da parte del Governo e in quel ministro, Sergio Costa, che più di tutti sa bene cosa significhi avere a che fare con le attività illecite legate allo smaltimento di rifiuti tossici. Fiducia sì, ma a tempo. Un tempo che scarseggia.

Marco Pisano

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