Dario Franceschini ministro della Cultura

Dario Franceschini è di nuovo ministro della Cultura: ad annunciarlo è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 4 settembre 2019. Il 58enne ferrarese torna a ricoprire, a distanza di un anno, il ruolo di Ministro della Cultura, con nomina al Turismo e con il ruolo di “capodelegazione” dei ministri del PD. 

Chi è il ministro della Cultura Dario Franceschini

Classe 1958, Dario Franceschini nasce a Ferrara il 19 ottobre. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Ferrara, con una tesi in Storia delle Dottrine e delle Istituzioni Politiche, esercita la libera professione come avvocato civilista a partire dal 1985. 

Per il nuovo ministro della Cultura Dario Franceschini l’impegno politico matura in piena adolescenza, nell’autunno del 1974, quando fonda l’Associazione Studentesca Democratica, di ispirazione cattolica e centrista. Dopo aver preso parte a Democrazia Cristiana, nel 1980 viene eletto consigliere comunale di Ferrara, e nel 1983 diventa capogruppo consiliare.

L’anno successivo le sue più grandi passioni, politica e letteratura, trovano un punto di contatto: il neo ministro della Cultura entra nella Direzione Nazionale del Movimento giovanile DC, per il quale fonda la rivista mensile “Nuova Politica“.

Tra il 1997 ed il 1999 la chiamata politica assume vesti sempre più concrete: Dario Franceschini è chiamato all’incarico di vicesegretario nazionale del Partito Popolare Italiano. Nel secondo Governo D’Alema entra come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle riforme istituzionali, riconfermato anche dal successivoGoverno Amato.

A partire dagli anni Duemila la carriera di Franceschini sarà un’escalation a livello politico: nel 2001 viene eletto deputato con l’Ulivo, nel 2006 viene rieletto a Montecitorio e diventa presidente del gruppo parlamentare dell’Ulivo alla Camera, mentre nel 2007 diventa vicesegretario del Partito Democratico sotto la segreteria di Walter Veltroni. Dopo le sue dimissioni, verrà eletto come Segretario Nazionale e rimarrà alla guida del partito fino al 7 novembre 2009: il successore è Pierluigi Bersani.

Alle elezioni politiche italiane del 2013, Franceschini si candida e viene eletto alla Camera dei deputati come capolista della lista PD nella circoscrizione Emilia-Romagna. Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, Dario Franceschini è Ministro per i Rapporti con il Parlamento e il Coordinamento dell’attività di governo nel Governo guidato da Enrico Letta.

Nei due governi successivi, entrambe guidati dal centro-sinistra, ricopre l’incarico di Ministro della Cultura e del Turismo. Il suo mandato dura dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016 con il Governo Renzi, e fino al 1° giugno 2018, con il Governo Gentiloni. Dario Franceschini è il ministro della Cultura che è rimasto in carica più tempo nella storia della Repubblica.

Cosa ha fatto come ministro della Cultura

L’incarico di Dario Franceschini come Ministro della Cultura risale quindi al lontano 2014. Nei quasi quattro anni del suo precedente mandato ha cercato di innescare una serie di rivoluzioni, tra cui la più nota è quella nel mondo dei musei. L’ingresso al museo durante la prima domenica del mese, grazie ad un provvedimento firmato dal ministro, era gratuito per tutti, senza alcuna distinzione. Fu una decisione che diede spazio ad ampi dibattiti: da alcuni fu duramente criticato, da altri apprezzato.

Il numero dei visitatori era certo cresciuto, ma le conseguenze da pagare furono altrettanto complicate. Un bene o uno spazio culturale, inteso in quanto tale, ha il diritto di essere protetto e rispettato e non mercificato con così tanta leggerezza. Il provvedimento fu poi rivisitato dal successivo ministro della Cultura Alberto Bonisoli, con un intervento – nelle intenzioni – migliorativo, concentrando le gratuità durante l’inverno e nei periodi di bassa affluenza. 

Un’altra fondamentale questione a cui né Franceschini prima, né Bonisoli dopo, hanno saputo fornire chiare risposte, è quello dell’impiego nel settore dei beni culturali. Il ministero dei Beni Culturali, per lavorare a pieno regime, avrebbe bisogno di 25.000 dipendenti. Attualmente invece siamo a quota 18.976 lavoratori e 188 dirigenti. Di qui a tre anni, il MiBAC prevede migliaia di pensionamenti, a cui seguiranno posti liberi da occupare. Bandire nuovi concorsi è la strada da seguire per sostituire le forze. Franceschini, in tale direzione, ha fatto ben poco, limitandosi a bandire nel 2016 il concorsone per 500 funzionari, insufficiente a coprire i pensionamenti.

La riforma di Dario Franceschini in tutto il suo iter si è basata principalmente sui numeri per dimostrarne il successo. Numeri che potenzialmente danno lavoro, che affollano gli spazi museali e rimpinguano le casse dei centri culturali. Ma è forse giunto il momento di non sbandierare più “numeri”, bensì di studiarli ed analizzarli. Nel 2018 si è registrato sì un aumento dei visitatori, ma quattro milioni e mezzo di loro erano gratuiti, 900mila paganti. Gli incassi sono sì aumentati, ma soprattutto per effetto di un rincaro del prezzo medio del biglietto, mai così alto come negli ultimi anni.

Gestire un ministero come quello della Cultura, tanto ambito quanto difficile e complesso, non è certo facile. Cultura, intesa nel senso astratto come formazione, coscienza, conoscenza, e in quello più concreto come patrimonio artistico, è un’entità in continuo divenire, la quale necessita tutela e salvaguardia. Una tutela che dovrebbe andare oltre ad immediate logiche numeriche, prospettando un benessere futuro e duraturo. 

Dario Franceschini saprà essere quel ministro della Cultura che non intreccerà il suo operato alle logiche di mercato? Che non utilizzerà i numeri come metro di giudizio per giustificare e dimostrare i (presunti) successi? Svincolarsi una volta per tutte dalla mentalità aziendalista per cui un museo o un sito archeologico sono positivi solo se creano “utile” può essere un primo passo. I vantaggi non vanno circoscritti ai meri termini economici, ma a quelli prettamente culturali: una cittadinanza consapevole e acculturata, nel lungo periodo, è estremamente più vantaggiosa di un bilancio chiuso in positivo

Cosa ci auguriamo

Il governo Conte Bis, appoggiato dalla nuova alleanza politica tra M5S e PD, (ri)mette in campo Dario Franceschini, sotto il ruolo tanto ambito di ministro della Cultura (Beni Culturali e Turismo). Possiamo definire questo un momento di ritorno alle responsabilità? Alle cose che contano? Alla cultura intesa come il centro e non la periferia degli interessi di uno Stato? Sarà questa la volta di una svolta? 

È ciò che speriamo e ci auguriamo. Con l’auspicio che i beni e la produzione culturale in senso lato tornino ad essere strumenti di valore, in cui investire e soprattutto credere, per formare coscienze critiche e non occasionali. 

Marta Barbera
Fonte immagine di copertina: BolognaToday

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