I lavoratori portuali di Trieste in sciopero contro il Green Pass e il governo
I lavoratori portuali di Trieste in sciopero contro il Green Pass e il governo. Fonte: True News

Dal 15 ottobre diventerà obbligatorio l’utilizzo del Green pass per accedere ai luoghi di lavoro: molti lavoratori non vaccinati e che non possono permettersi il costo di un tampone ogni 48/72 ore, rischieranno di perdere il proprio posto di lavoro. È da qui che parte la protesta dei lavoratori portuali di Trieste, dei quali circa il 40% sprovvisti di vaccino, che è ormai diventata la protesta di tutti i lavoratori d’Italia contro lo strumento del Green Pass. È stato convocato, per venerdì 15 ottobre, sciopero generale ad oltranza al quale stanno aderendo sempre più categorie di lavoratori, soprattutto portuali e autotrasportatori, che metterebbe in grave difficoltà moltissime aziende d’Europa a causa del blocco dello spostamento delle merci vista l’importanza geografica del porto di Trieste.

Il Coordinamento lavoratori portuali di Trieste a guidare la protesta

Dopo la manifestazione dell’11 ottobre nella quale i lavoratori portuali di Trieste hanno dato un primo assaggio di quello che avverrà il 15 ottobre, il Ministero degli interni ha provato a sedare le proteste proponendo «tamponi gratuiti a spese dell’azienda per tutti i lavoratori portuali». Proposta rispedita immediatamente al mittente: «Noi come portuali ribadiamo con forza e vogliamo che sia chiaro il messaggio che nulla di tutto ciò farà sì che noi scendiamo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del Green Pass per lavorare, non solo per i lavoratori del porto, ma per tutte le categorie di lavoratori» si legge nel comunicato stampa del Coordinamento lavoratori portuali di Trieste CLPT, di risposta al governo. Inoltre, è lo stesso Stefano Puzzer del CLPT in un’intervista a l’Antidiplomatico a spiegare perché la lotta dei portuali di Trieste è diventata una lotta di tutti i lavoratori e perché lo sciopero andrà avanti ad oltranza, senza accettare alcun compromesso.

«Penso sia un’uscita del governo per provare (riguardo la proposta dei tamponi gratuiti per i portuali, ndr) a mettere in disaccordo le persone pensando che noi ci piegheremo senza che il decreto Green Pass venga tolto, a noi non interessa alcun accordo, la linea è quella, bisogna togliere questo Green Pass criminale. Nelle fabbriche adiacenti al porto la situazione è veramente triste perché ci sono lavoratori che vengono minacciati di licenziamento se non si vaccineranno, persone che non hanno la possibilità di pagarsi di volta in volta il tampone e quindi, ascoltate le loro istanze, abbiamo deciso di lottare con tutti e per tutti. […] Ci siamo presi carico della responsabilità di chiudere il porto perché lo Stato non ascolta le difficoltà che i lavoratori stanno segnalando. […] Ci stiamo nei fatti sostituendo allo Stato. […] Questo decreto è stato fatto da persone che secondo noi non sono mai entrate in un porto. […] Nei porti in un giorno entrano 500 camionisti e 100 marittimi e tra questi, che arrivano da giorni e giorni di traversata, chi è che si fa i tamponi? Noi siamo obbligati a spendere 300 euro al mese di tamponi mentre chi arriva non è controllato, altrimenti si blocca l’economia. Noi siamo stufi di queste cose qua».

Cosa accade nel resto d’Italia?

La situazione in Italia somiglia a quella di Trieste. Sulla stessa lunghezza d’onda, infatti, si trovano anche i lavoratori portuali di Genova. Anche loro ribadiscono la contrarietà allo strumento del Green Pass considerato come ulteriore vessazione verso la loro categoria lavorativa che in periodi di pandemia ha continuato a lavorare in condizioni tutt’altro che sicure da un punto di vista sanitario. I tamponi gratuiti estesi indistintamente a tutte le categorie di lavoro sarebbe pertanto un primo importante passo in avanti verso le risoluzione del problema.

A Gioia Tauro, invece, la situazione non è ancora chiara. Sembrerebbe che anche lì si vada verso lo sciopero mentre a Palermo fanno sapere che non ci sarà alcuno sciopero e che, anzi, viene appoggiato lo strumento del Green Pass, come fa sapere Giuseppe Todaro, presidente di Portitalia e Osp (Operazioni e servizi portuali).

Trieste come snodo geografico fondamentale. Fonte: Limes

Sul sito dell’USB, sindacato promotore degli scioperi che prevede lo stop di circa 2milioni di lavoratori per il 15 ottobre, si evince però che il Green Pass rappresenta solo una piccola parte del problema: «Se vogliamo più sicurezza sui luoghi di lavoro, se vogliamo il riconoscimento delle malattie professionali, se vogliamo parlare di specificità, è il contratto l’unico vero strumento di confronto necessario. Tutto il resto è soltanto propaganda politica fine a sé stessa e la certificazione verde, malgrado quanto proclamato dalla politica stessa, non migliorerà le condizioni di salute né del nostro lavoro né dentro i nostri luoghi di lavoro. […] La certificazione verde farà da spartitraffico fra chi lavorerà nelle stesse condizioni insicure di oggi e chi, non essendone in possesso, pagherà di tasca tali scelte» scrive il Coordinamento nazionale USB Vigili del Fuoco.

Inoltre, USB si scaglia anche contro il consociativismo tra governo, Confindustria e sindacati confederali CGIL-CISL-UIL ritenuti essere i primi responsabili della situazione odierna: «Via il Governo Draghi, nessun patto, nessuna pace sociale», si legge sul sito.

A prescindere da come andrà a finire e da come la si pensi in merito, la vicenda dei lavoratori portuali sta evidenziando quanto un’organizzazione solidale coordinata delle varie categorie di lavoratori possa essere efficace nel rivendicare i propri diritti individuali e collettivi. Siamo difronte ad una lezione di teoria marxiana applicata con una forte probabilità che la protesta si espanda a macchia d’olio, andando anche oltre l’applicazione dello strumento del Green Pass.

Nicolò Di Luccio

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