
La Prima alla Scala del 7 dicembre apre la nuova Stagione 2023/2024, e per quest’anno ha avuto forte risonanza politica. In occasione dell’atteso evento si è infatti sentito un grido isolato “No al fascismo”, seguito da un “Viva l’Italia anti-fascista” subito dopo l’esecuzione dell’Inno di Mameli. Un’azione carica di significato, ma apprezzata non proprio da tutti.
Teatro La Scala di Milano: luogo di cultura, libertà e antifascismo
Fin dalla sua fondazione nel tardo Settecento, il Teatro La Scala rappresenta un importante pezzo di storia italiana: oltre ad essere lo scrigno della musica lirica, da quest’anno Patrimonio dell’Unesco, è un luogo in cui si è formata l’idea di nazione nel Risorgimento, in cui da secoli si intonano gli inni alla libertà e in cui si incontra l’alta società. Dal 1940, inoltre, la Prima alla Scala, che ricade tradizionalmente il 7 dicembre e che apre la stagione lirica, è uno degli eventi di rilevanza nazionale in cui si riuniscono le personalità politiche e di cultura nostrane.
Quest’anno la Prima alla Scala si farà ricordare, oltre che per l’assenza del Presidente della Repubblica Mattarella, soprattutto per la voce fuori dal coro che si è alzata in nome dell’Italia antifascista. L’inno di Mameli è stato anticipato da un grido “No al fascismo”, ed è stato seguito da un sentito “Viva l’Italia antifascista”.
Se da un lato le asserzioni antifasciste proprio ad un simile evento e, non a caso, in apertura e chiusura dell’inno nazionale sono espressione di un’Italia che non abbassa la testa di fronte alla strada semi-autoritaria che sta imboccando il Paese, dall’altro le grida non sembrerebbero essere state apprezzate da tutti, mentre ad alcuni non sarebbero neppure arrivate. Il Presidente del Senato Ignazio La Russa avrebbe infatti affermato di non aver sentito la voce innalzatasi; strano, poiché sedeva non troppo lontano da Salvini, il quale le grida le ha sentite eccome, e pare non averle particolarmente gradite ritendendole inadeguate per il contesto, ha infatti dichiarato: «Opera bellissima, poi se uno va a fischiare agli Ambrogini o a sbraitare alla Scala ha un problema, è al posto sbagliato. Alla Scala si ascolta non si urla».
Eppure, quale luogo e quale occasione potrebbe essere più adatta per dar voce all’opposizione italiana al fascismo? La Scala, e ce lo insegna la storia del teatro stesso, è un luogo intriso dello spirito di libertà, tra le cui mura la voce della resistenza ha sempre trovato il proprio spazio e la propria ragion d’essere.
Come ricorda lo scrittore Antonio Scurati in un’intervista, durante il Risorgimento alla Scala si cantava il Nabucco, canto di libertà dei popoli oppressi, nel Teatro ricostruito nel post-guerra si ascoltava Toscanini, bandiera dell’antifascismo, nel ’68 si protestava. La Scala è il luogo della creatività e della libertà, e oggi l’Italia antifascista ha deciso di farsi sentire proprio al Teatro.
Le tanto “fastidiose” urla sono solo una delle prese di posizione della Milano della Resistenza. Nei giorni precedenti al 7 dicembre le maestranze della Scala hanno infatti dichiarato che non avrebbero rivolto il loro saluto ai politici invitati e hanno lanciato una petizione dal titolo Cara Giorgia alla Scala non sei benvenuta, con lo scopo di escludere Meloni dalla Prima. I motivi, come si legge nella petizione, sono chiari: «Milano non tollera la presenza di una politica cresciuta nelle formazioni neofasciste, nel Fronte della Gioventù […] La signora Giorgia Meloni è capo di un governo che, nel bilancio dello stato 2023, intende usare la ‘motosega’ nel tagliare i fondi destinati alla cultura ed in particolare alle attività teatrali” e che prevede tagli ai poveri a favore dei ricchi, a sfavore, ovviamente, di chi produce».
La petizione, prima, e le grida “No al Fascismo, Viva l’Italia antifascista”, poi, sono la dimostrazione che chi propone di modificare la Costituzione, scritta con il sangue dei partigiani, chi continua a fare il saluto romano e arreda la casa con cimeli fascisti, chi finge di non vedere, di non sentire, come se la cosa non gli riguardasse, non sono certo i benvenuti in un luogo di cultura e storia antifascista come il famoso teatro milanese.
Quanto successo alla Scala è una chiara fotografia di quanto accade in Italia oggi: un Paese democratico fondato sui principi di libertà e antifascismo, contro i quali pare invece remare il Governo Meloni. Per quanto possa apparire difficile processarlo, i rappresentanti del Governo Meloni stanno minando le fondamenta dell’Italia attraverso una proposta di riforma del Governo che mette in crisi la Costituzione stessa, la costruzione lager per migranti in Albania, aggressioni studentesche giustificate, e così via. Non sembra forse un déjàvu per chi un po’ di storia l’ha letta nei libri di scuola?
L’antifascismo non è un’opinione. L’antifascismo è un valore nazionale su cui è fondata la Costituzione italiana e in quanto tale va difeso. La cultura è la nostra spada ed eventi di spessore, come la Prima alla Scala, devono continuare ad essere il campo di battaglia per la lotta per la libertà.
Nunzia Tortorella















































