Selvaggia Lucarelli giornalismo

“Il giornalismo è cambiato” sembra quasi di sentire il vecchio del cantiere che reitera la stessa litania. Anche perché tutto cambia, tutto evolve, e comprensibilmente l’ha fatto anche questo settore passando dai canard fino al web-giornalismo, e pensare di criticare il cambiamento in quanto tale è fare come Don Chisciotte e lottare contro i mulini a vento. Si possono, semmai, decifrare le nuove forme assunte da questa professione, ragionare sui nuovi modi di fare e pensare alla stessa, e a maggior ragione ci si può disperare (o esaltare) se le sembianze del giornalismo contemporaneo assumono – anche – le fattezze della graffiante Selvaggia Lucarelli.

Ma un attimo, come siamo arrivati a Selvaggia Lucarelli?

Si inizia non da molto lontano, dalla più grande novità dell’ultimo scorcio di novecento, ovvero la nascita del cyberspazio, quel luogo digitale dove tutti possiamo esprimere un’opinione e diventare giornalisti de facto. Hanno iniziato così a proliferare i primi blog, poi i forum, e infine i social come Facebook, che hanno dato voce a chiunque avesse un computer o uno smartphone. Si sviluppano rapidamente forme alternative all’informazione ufficiale, il cosiddetto giornalismo dal basso, animato all’insegna della democrazia e della libertà, due delle parole più splendenti della modernità ma che contengono in sé il seme della deriva quando l’informazione viaggia senza vincoli etici (basti pensare alle fake news)

Ma ciò che è importante sottolineare per il nostro tema è che i produttori delle notizie, da quel momento in poi, non sono stati più gli attori classici della carta stampata: istruiti, a volte colpevolmente indottrinati, formatisi all’interno di una deontologia fin troppo statica. Ma figure istruite e basta. E si spera (ma questo accade sempre più di rado) anche dallo spiccato senso critico. Tutti soggetti che hanno capito che anche una professione nobile come il giornalismo ormai sottostà pallida e inerme alla leggi del mercato, dove a vincere è chi attira più pubblico.

È in questo contesto che si inserisce Selvaggia Lucarelli, forse più furba degli altri, più brava ad accattivare e a creare attenzione intorno a sé. Un personaggio che ha saputo sfruttare i codici della notizia 2.0 unendoli al suo modo di fare spesso corrosivo e malizioso, in grado di creare clamore anche quando salta una deiezione mattutina. E questo le ha permesso di passare rapidamente dal blog Stanza Selvaggia ai piani alti della carta stampata, dove la scrittrice di Civitavecchia è diventata in pochi anni una delle firme più lette de Il Fatto Quotidiano e direttrice della divisione online di Rolling Stone (non senza polemiche) seppur per un breve periodo di tempo.

Con lei abbiamo assistito al primo caso di blogging – non il primo ma sicuramente uno dei più mediatici – sfociato nella carta stampata italiana, migrazione che ha cambiato inevitabilmente genetica a quest’ultima.

Selvaggia Lucarelli giornalismo

Ma ciò basta a spiegare il giornalismo 2.0 e Selvaggia Lucarelli?

Forse no.
Selvaggia Lucarelli, come tanti altri, è solo una delle sopravvissute di una caciara digitale dove tutti parlano e ognuno esprime la sua opinione, cosa che determina una sovra-produzione di notizie e di voci che le interpretano (situazione da overflow informativo). Una metafora maccheronica per capirci: è come quando siamo al bar con gli amici e parliamo tutti insieme, con una forte musica di fondo. Sarà difficile far emergere la propria voce. E allora come fare? Si possono aspettare i sempre più centellinati momenti di quiete, dove chi ne sa potrebbe aver l’occasione di esibire la sua erudizione. Ma questo è sempre più difficoltoso. Allora si è costretti ad alzare i toni, così da stagliarsi da quel maledetto brusio di fondo. Ed è quello che fa Selvaggia Lucarelli, con le sue uscite sensazionalistiche, con la ricerca della polemica ad ogni costo, con i suoi modi trash e fuori dai gangheri un giorno sì e l’altro pure che le permettono di salire alla ribalta mediatica rispetto a tanti che dicono le sue stesse cose. D’altronde il garbo le è sconosciuto: e come darle torto? Proviamo a metterci nei suoi panni, di chi contenuti non ne ha chissà quanti e ha un carattere sicuramente tracimante, ma al contempo mantiene viva una sfrenata voglia d’emergere. E poi, quand’è che l’eleganza e la pacatezza pagano in questo senso? Se oggi Enrico Mentana fa più notizia quando blasta e Marco Travaglio fa più rumore quando sbotta contro un politico, ciò ci dà la cifra della comunicazione odierna. E quindi brava lei, che non ha vergogna di esporsi, di far parlare di sé – nel bene o nel male – che riesce a vincere (e ha già vinto) in un gioco in cui tanti perdono: quello dell’anonimato.

E poi, infine, tassello nemmeno importante la questione del personal branding.
Selvaggia Lucarelli è un grande progetto, a tutti gli effetti riuscito, di autopromozione. Tutti, chi più chi meno, siamo schiavi dall’egoismo da social dei nostri tempi, ma lei meglio degli altri è riuscito a declinarlo in maniera funzionale a quelli che erano i suoi obiettivi. Nel caso di Selvaggia si converte nel suo modo di fare giornalismo, caratterizzato da un’estrema personalizzazione dell’opinione che passa da essere un pensiero di una penna invisibile ad una posizione espressa da un volto con propri trascorsi, con una sua personalità, seguendo ieraticamente le logiche di riconoscibilità del brand. Selvaggia Lucarelli non si limita, quindi, a cercare e a diffondere la notizia: lei è la notizia. Chi legge il suo pezzo, al di là dei giudizi di valore sulla qualità dello stesso, sa che troverà in ogni caso dell’intrattenimento.

Selvaggia Lucarelli giornalismo

Tutto merito – o demerito – di Selvaggia?

No, troppo facile dare il fardello del cambiamento al nuovo che avanza, bisogna un attimo interrogare anche quei corrosi relitti della carta stampata, chiamati mai come oggi ad un grosso mea culpa (se e quando questi si lamentano delle presunte derive del giornalismo attuale). È un dato di fatto: la categoria dei giornalisti “accademici” si è paurosamente depauperata, oggi risulta come una categoria distaccata dal mondo senza il minimo spirito critico. Bacchettoni webeti da “buongiornissimo caffè”, che sono ripetitori e poco più salvo rare eccezioni. Parliamo di giornalisti che ignorano i modi di comunicare odierni e quando ci provano assumono le sembianze de signor Burns quando va in discoteca.

Che cosa possiamo dire allora alla fine di questo claudicante percorso sull’evoluzione del giornalismo?

Sovvertendo la frase d Christopher Nolan in quel capolavoro imperituro de Il Cavaliere Oscuro, che Selvaggia forse non è la giornalista che l’Italia merita ma quella di cui – purtroppo – ha tremendamente bisogno.

Enrico Ciccarelli

5 Commenti

  1. Peccato che la Signora non sia una giornalista, non essendo iscritta all’ordine. Peccato che nessuno si sia accorto che la Lucarelli ha in pendenze decine di procedimenti penali, e allora ci dovremmo chiedere: chi le paga gli avvocati? Si tratta di decine di centinaia di Euro. Chi la finanzia? La Signora fa parte di una organizzazione molto competente: ghost writers, informatici che in due giorni riescono a cancellare qualsiasi articolo che osi parlare male di lei. Riescono anche a cancellare le copie cache dai motori di ricerca. Provateci voi. Vedrete che non è così facile in così poco tempo. Per concludere la Lucarelli fa parte di un progetto di Marketing gestito in maniera ineccepibile, ma cortesemente, non definitela fenomeno. È solo un’ottima porta voce di qualcun altro che sta in alto, molto in alto. il giornalista ordinario sa benissimo quanto sia importante pesare le parole col bilancino. Lei può ingiuriare, diffamare, essere criminologa, sociologa, offendere i figli altrui e…qualcuno paga soldoni per i suoi avvocati. Riflettete….

  2. E secondo lei avremmo bisogno di un giornalismo ‘trash’ e volgare? Sa perche Bernardini De Pace l’ha buttata fuori da Rolling Stone? Perché il ‘fenomeno’ aveva tentato di distruggere le carriere di diversi artisti. Il De PAce si è rifiutato di trasformare il suo magazine in un giornale pieno di livore riguardante gli artisti in quanto esseri umani. Non si parlava di musica ma della vita privata dei cantanti. Ma…a noi che importa di quello che fa un artista al di fuori.di un palco, ce lo spiega?

    • Caro Giorgio, le pare che l’articolo prenda posizione o emetta giudizi di valore? Si provare a fare semplicemente una disamina della situazione giornalistica italiana. Un dato di fatto è che tanti professionisti, giovani e con tante qualità, annaspano nell’anonimato e si fanno la guerra fra loro. Fra poveri. La corrosiva Selvaggia (come tanti altri che non stiamo qui a citare, molto “mediatici” e “trash”) hanno capito il clima dell’informazione odierna. Se poi vogliamo discutere in termini di moralità, non è questa la sede né l’articolo.

  3. Certo che prende posizione. Il nuovo volto del ‘giornalismo’ . Definire giornalista una che non è iscritta all’ordine è fuorviante. Tutto sto popò di articolo per parlare della pedina pettoruta del potere. Bah

  4. Il Fatto Quotidiano, Rolling Stone (fino a qualche settimana fa).
    Giornalista? No.
    Volto del giornalismo? Direi di sì.
    Cose distinte.

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