coronavirus balconi
Fonte: IrpiniaNews.it

L’Italia umiliata e offesa; l’Italia che sconta la pena di politiche di tagli alla sanità, gli ospedali italiani che collassano sotto l’assenza di posti sufficienti in terapia intensiva, il disagio dei medici costretti a scegliere chi curare e chi rimandare a casa con un “Mi dispiace che si sia ammalato di Coronavirus, ma siamo al completo”. Quell’Italia umiliata e offesa che non si comporta come tale, che alle 12:00, alle 18:00, alle 21:00 canta e fa baldoria dai balconi.

Non è Sanremo, è una pandemia. Attualmente nella nostra nazione i deceduti con Coronavirus ammontano a duemilacinquecento, ventiseimila i positivi, duemilanovecento i guariti: il che fa dell’Italia il secondo Paese più contagiato al mondo. Siamo segregati in quattro mura e continueremo ad esserlo per altri giorni che nemmeno durante il disastro di Seveso. La situazione è seria; ce lo ricordano gli spot televisivi del Ministero della Salute. La situazione è seria, lo abbiamo recepito?

Voli bloccati da e verso l’Europa, l’indifferenza e l’inefficacia dell’Unione Europea, un virus che in un istante ha ribaltato gli accordi di Schengen; la libera circolazione di persone, servizi, merci e capitali è diventata monca di tre complementi di specificazione prevedendo solo la libera circolazione di capitali (le Borse crollano a picco, ma non chiudono). Com’era prevedibile il Luna Park del capitalismo non è andato in quarantena, le speculazioni e gli sciacallaggi economici proliferano tra prezzi delle mascherine e dei disinfettanti alle stelle. Nella patria del capitalismo, ovvero gli USA, ammalarsi di Coronavirus costa e caro, a partire dal tampone che a seconda dei casi si aggira tra i 1.000 e 4.000 dollari.

Dall’altro lato dell’affarismo capitalista, il sistema economico nazionale è in avaria e anche le tasche dei lavoratori autonomi. Certo, il Governo ha stanziato una cifra massiccia per far fronte all’emergenza economica, ma tali fondi basteranno per far campare, nei mesi prossimi, quegli artigiani, piccoli imprenditori costretti a chiudere le serrande dei negozi a causa dell’emergenza Coronavirus?

Con una libertà ridotta ai minimi termini, con un portafoglio vuoto e un bollettino giornaliero in cui aumentano contagiati, deceduti e guariti, ma anche l’avvilimento di medici e infermieri, che bisogno c’è di cantare, festeggiare, organizzare pic-nic sui balconi? Oppure andarsene in giro a passeggio credendo di essere furbi per aver eluso le regole o aver ingannato la sorveglianza?

Ciò che manca è il senso della misura, manca la saviezza di reagire a situazioni drammatiche con il proporzionato comportamento. Forse non abbiamo ancora metabolizzato e preso coscienza di ciò che sta accadendo, che non si tratta di una crisi individuale ma collettiva, che il Coronavirus sta sottraendo tempo prezioso alle vite di ciascuno. Se un esterno vedesse i flash mob dai balconi (che, ormai, sono appuntamento fisso) direbbe che in Italia si sprizza gioia da tutti i pori. Ma non è così.

Si urla, si canta, si beve, come se ci trovassimo in un grande villaggio turistico trasmettendo ancora una volta l’immagine dell’italiano pizza-spaghetti-mandolino per il quale con una canzone “ce la faremo”, per il quale “la felicità è un bicchiere di vino con un panino”, “lasciatelo cantare” e come scrisse Fallaci in Inshallah «…a cantare non pensano e a non pensare non s’accorgono di venir fottuti». Forse, in alcuni momenti, dovremmo smetterla di sdrammatizzare, di rientrare nell’ottica della pertinenza o meno di certi comportamenti. Oltre al fatto che nei condomini stretti anche cantare e affacciarsi contemporaneamente dal balcone genera un rischio di contagio.

Perché bisogna esorcizzare il dolore a qualsiasi costo dando spettacolo tra rumore di pentole, volume dello stereo al massimo e urla? Siamo nel pieno di un’emergenza, non alla Corrida, tanto meno in una tifoseria calcistica (sospese, tra l’altro).

Da quegli stessi balconi si ostenta, con forzatura inutile ed eccessiva, la dimostrazione di essere diventati un’Italia unita, da Nord e Sud: non ci riuscì Garibaldi, ora ci riesce il Coronavirus. Patriottismo, unità e indivisibilità della Repubblica rintracciabile negli articoli della Carta costituzionale, ma non certo tra gli umori popolari: tutto ciò si è ribaltato da quando lo stivale è stato decretato interamente zona protetta e il contagio ha macchiato di puntini rossi tutte le regioni (non solo quelle settentrionali) che collegandoli ne esce un filo rosso di provvisoria solidarietà.

Filo rosso che ineludibilmente e verosimilmente è destinato a spezzarsi e ritornare allo status quo ante bellum di divisione e rancori tra Nord, Sud, Centro.

Un esempio di sobrietà è Papa Francesco che prega per i malati di Coronavirus

Lungo talare bianco, un incedere zoppicante: con i suoi 83 anni Papa Francesco ha raggiunto a piedi la Basilica di Santa Maria Maggiore, muovendosi tra le strade deserte di Via del Corso, per rivolgere una preghiera a Maria Salus populi romani. Niente folle oceaniche, solo silenzio e una foto che resterà negli annali. Lo aveva detto, durante l’Angelus ai preti, di «Non fare come Don Abbondio», di non nascondersi e nonostante la veneranda età non si è rinchiuso in una stanza vaticana, ma è sceso per strada.

Fonte: IlFattoQuotidiano.it

Ciò che colpisce è la riservatezza, il religioso silenzio, la sobrietà e la devozione (a prescindere dalle credenze religiose). Un messaggio in bottiglia, quello di Papa Francesco, che ci allontana dal frastuono dei balconi, che avvicina alla riflessione in solitudine che ci fa così paura. Ora di tempo per riflettere ne abbiamo.

Melissa Bonafiglia

Melissa Bonafiglia
Attivista. Antifascista. Studentessa di giurisprudenza. Presidentessa dell'Associazione "Omnia". Credo che l'attivismo socio-politico, in specie l'interesse verso questioni collettive, sia l'unico modo per ricercare la giustizia laddove regnano soprusi, sia anche uno dei tanti modi per onorare la libertà: la lotta per ciò è continua e inarrestabile.

2 Commenti

  1. Che il coronavirus non diventi un nuovo risorgimento? Dove nord e sud riusciranno finalmente ad essere un unico paese?
    Abbiamo perduto l’occasione della Resistenza, ci riusciremo ora?
    Certo il capitalismo non aiuterà.

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