boxcar bertha
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Il mondo ha ancora bisogno di uno o più messia. Martin Scorsese con America 1929: Sterminateli senza pietà – il titolo originale è Boxcar Bertha – infonde nella sua seconda opera come regista tratti e simboli e movimenti che saranno in seguito sviluppati nel corso della sua straordinaria carriera. È il 1972: l’America si avvicina alla conclusione della Guerra del Vietnam, il mondo si appresta alla crisi energetica del ’73 che ridimensionerà gli equilibri geopolitici della seconda metà del Novecento, Martin Scorsese entra nella factory di Roger Corman, l’American International Pictures. Sulla scia della Nouvelle Vague, il percorso scorsesiano verso l’apice della New Hollywood parte forse da qui: un road-gangster-movie ambientato durante gli scontri tra istituzioni e giovani americani, tra scapestrati e sindacalisti, che attanagliavano gli Stati Uniti della Grande Depressione.

Boxcar Bertha: la trama del film di Scorsese

La New Hollywood ha bisogno di nuove storie che portino i giovani statunitensi al cinema, stimolati dal sessantottismo europeo e dalla stessa cultura hippy americana a riflettere sul rapporto instabile tra cittadini ed istituzioni. La pellicola è “tratta dalla storia vera” di Bertha Thompson, la quale è in realtà protagonista del romanzo pseudo-autobiografico Sister of the road scritto da Ben L. Reitman nel 1937. Bertha Thompson (Barbara Hershey) vede morire suo padre in un incidente aereo, a causa di un’ avarìa all’interno dell’aereoplano atto ad irrorare un campo di proprietà di un ricco e spregiudicato capitalista che gli impone di continuare il lavoro. In questa scena iniziale che precede i titoli di testa, Scorsese immerge lo spettatore nel tema dominante dell’opera: la critica efferata alla spregiudicatezza e allo strapotere della classe borghese come classe dominante. L’orfana lascia così anche il domestico afroamericano Von Morton per costruire la propria identità. Errante, assiste ad un comizio pubblico del sindacalista ‘Big’ Bill Shelly (David Carradine), operaio filobolscevico delle ferrovie. Intrufolatasi all’interno di un vagone di un treno merci, la protagonista perde la verginità con Bill, di cui si innamora. Sarà l’amore a spingere Bertha a partecipare alla pericolosa lotta contro lo schiavista magnate della grande ferrovia Sartoris, cui vi parteciperanno Von Morton ed il truffatore e giocatore d’azzardo Rake Brown.

Denaro, giustizia e redenzione

Scorsese non può non guardare al precedente Gangster Story (1967) di Arthur Penn nello sviluppo di una storia di oppressi che si fanno giustizia da sé mediante la violenza e la criminalità, filtrata attraverso il tema preponderante della fuga dallo status quo. La brigata è in perenne movimento, simboleggiato dalla presenza costante della locomotiva, ma è un movimento forse circolare così come è circolare la struttura narrativa della pellicola, che fa apparire i protagonisti in ambienti già precedentemente attraversati. Le rapine ai treni e alle banche agiscono come una forza centripeta che trattiene i protagonisti all’interno di un circuito chiuso che è espressione dell’immobilismo sociale e politico dell’America soggiogata dall’azione del denaro imperioso. Il rapporto tra giustizia e criminalità, passante per la tematica cattolica e propriamente scorsesiana della colpa, è in tensione nella psiche di Bill, il quale è forse l’unico ad agire per scopi puramente politici. L’opposizione all’immoblismo non può non esser vinta dai potenti: necessariamente il “rosso” deve andare in carcere, la ragazza è costretta a vivere in un postribolo, il giovane afroamericano, evaso, è rigettato in un locale per gente di colore. Soltanto il caso, o forse la Provvidenza, riuscirà a far incontrare Bertha e Von Morton, il quale la conduce in una baracca isolata dove è rifugiato Bill. I due innamorati si riabbracciano finalmente, ma il sindacato ha tradito il fuorilegge vendendolo ai sicari del magnate. La sconfitta dell’ideale e la vittoria dell’interesse portano alla crocifissione di Bill sul vagone di un treno in sosta, dinanzi gli occhi della protagonista che, come la Maria Maddalena del testo sacro, assiste ad una Passione profana preludio de L’ultima tentazione di cristo (1988). Il virtuosismo registico di Scorsese, congiunto alla cura per gli inserti e dettagli ed il montaggio dinamico (molti sono gli stacchi che ripetono l’azione), raggiunge l’acme nella sequenza finale. Quando anche l’incolumità di Bertha sembra essere messa a rischio, Von Morton giunge a salvarla: una piaga vendicativa a suon di colpi di fucile si abbatte in una sequenza sanguinosa ed opulenta che fa letteralmente volare i corpi dei carnefici e la macchina da presa. La morte iniziale del padre precede la chiusura circolare con la morte dell’amore della sua vita. Bertha insegue invano il vagone dove è stato crocifisso Bill che si allontana sempre più velocemente, in una inquadratura che abbandona progressivamente la protagonista in un grido di dolore. Il messia ed il treno della redenzione si dissolvono lasciando immaginare allo spettatore il destino degli anti-eroi.

Luca Longo

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