Daniele Franco, un “draghista” al Ministero dell'Economia
Daniele Franco è il nuovo inquilino del MEF Fonte: quifinanza.it

Daniele Franco è il nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze del governo Draghi; è uno dei “tecnici” scelti dal nuovo Premier, ovvero di quelle figure non appartenenti ad alcuno schieramento politico-partitico, selezionato per il suo curriculum, e per il legame di fiducia ed amicizia che lo lega all’ex Presidente della BCE.

Daniele Franco si laurea nel 1977 in Scienze Politiche presso l’Università di Padova e nel 1978 consegue un master in Organizzazione Aziendale. Nel 1979 inizia a lavorare in Banca d’Italia dove trascorrerà gran parte della sua vita lavorativa.

Infatti, dopo una parentesi dal 1994 al 1997 come consigliere economico presso la Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, dal 1997 ritorna a Bankitalia dove diventa direttore della Direzione Finanza Pubblica del Servizio Studi fino al 2007. Il 20 maggio 2019 viene nominato vicedirettore generale della Banca d’Italia, per diventarne poi direttore generale dal 1º gennaio 2020, nonché presidente dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni.

Un profilo diametralmente opposto a quello dell’ex ministro Roberto Gualtieri, segnato invece da una formazione classica, con una laurea in Lettere ed un dottorato di ricerca in Scienze Storiche.

Inquadrare Daniele Franco non è difficile, considerata la sua estrema linearità sia in ambito lavorativo che dal punto di vista dell’indirizzo economico-politico; egli fu uno dei principali responsabili del rovesciamento del governo Berlusconi IV nel 2011; secondo alcune indiscrezioni, la famosa lettera Draghi-Trichet che obbligò il governo dell’allora Presidente del Consiglio ad anticipare di un anno il pareggio di bilancio e che ne velocizzò la fine, fu scritta a Roma, da Daniele Franco, e non a Francoforte sede della Banca Centrale Europea. Nel libro di Renato Brunetta “Berlusconi deve cadere. Cronaca di un complotto” si scoprono interessanti particolari riguardo la vicenda in questione: Brunetta, allora ministro della Funzione Pubblica ed ex collega universitario di Mario Draghi, venne incaricato proprio da quest’ultimo di rapportarsi con Daniele Franco che gli avrebbe poi illustrato quella che noi conosciamo come “la lettera della BCE al governo italiano” nella quale si parlava di efficienza del mondo del lavoro, di competitività delle imprese, di liberalizzazione dei servizi pubblici, e di intervento nel sistema pensionistico; non si sa come questa lettera potesse già essere nelle mani di Daniele Franco, fatto sta che fu lui a portarla all’attenzione del governo. In seguito il governo Berlusconi IV cadde e arrivò Mario Monti. La storia è poi ben nota a tutti.

Il rapporto che intercorre tra Daniele Franco e Mario Draghi è dunque di vecchia data, ben consolidato. La scelta del nuovo ministro dell’Economia e Finanze è un forte segno di continuità con quello che è stato il lavoro di Draghi come presidente della BCE e dello stesso Franco a Bankitalia. Quest’ultimo, in linea con le direttive di Bruxelles, andò all’attacco durante il governo Conte I del Reddito di Cittadinanza e di Quota100 sottolineando le debolezze nelle coperture finanziarie delle misure, tant’è che ci furono diversi screzi con il M5S ed in particolare con Di Maio che lo accusò di “remare contro il governo”.

Analizzare la figura del nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze permette di avere già un quadro abbastanza chiaro di quella che sarà la direzione che il nuovo governo intende intraprendere; dunque, è facilmente pronosticabile che si continuerà con la “logica del debito” e dell’austerità: molto probabilmente non sarà un Monti-bis, considerata l’erogazione dei fondi del Recovery Fund da investire, ma le nomine di Brunetta alla Pubblica Amministrazione, Orlando al Lavoro e dello stesso Franco ci proiettano verso ulteriore deflazione salariale, attacco ai diritti sociali e alla spesa pubblica con sgravi e incentivi alle imprese e cedimenti al settore privato.

Non che ci aspettassimo qualcosa di diverso.

Nicolò Di Luccio

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