migranti europa
@Photo Credits: Avvenire (https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/proteste-migranti-grecia)

L’architettura dell’Europa, così come ideata dai Padri Costituenti, sorge su una base economica (Euratom, CECA, CEE), alla quale poi si sono aggiunti i discorsi sui diritti umani. Diritti umani di cui l’Unione Europea è intrisa più di altri sistemi. In questo periodo storico, scandito dallo svuotamento di principi essenziali quali l’accoglienza e la solidarietà, salta agli occhi il disvalore dei diritti umani europei quando si relazionano ai migranti, in generale agli stranieri.

Non tutti hanno la fortuna di nascere in uno Stato che bene o male assicura i diritti umani basilari o che ha già attraversato il percorso per la liberazione dalla dittatura, per è proprio sotto l’ala protettrice della bandiera blu a stelle gialle che spesso i migranti cercano riparo.

Ma all’Europa interessa estendere l’effetto dei diritti sanciti nelle Carte a cittadini di Paesi poveri e\o in guerra?

Nello scenario partitico attuale emergono due posizioni: da un lato la politica dei porti chiusi e della sicurezza nazionale, dall’altro i sostenitori di un’Europa più solidale con i migranti e attenta all’inclusione sociale. Due linee di tendenza che, del resto, hanno condizionato il voto di circa 400 milioni di cittadini di 28 Paesi che si sono recati alle urne, consciamente o inconsciamente influenzati da una serie di variabili. Dal populismo, alla paura per il terrorismo, alla propaganda da social network, agli scrupoli di coscienza, all’accoglienza.

Trapela sempre più spesso la percezione di un’Europa come entità astratta, maneggiata da pochi soggetti che prendono il potere: quando invece l’Unione non è altro che la proiezione delle scelte elettorali dei cittadini. Le politiche dell’Europa le scelgono gli Stati insieme, non un dittatore sovranazionale europeo. Le stesse politiche xenofobe dei capi popolo di turno si riverberano nello scenario comunitario e l’orientamento dell’Europa circa il trattamento dell’Unione nei confronti dei migranti equivale all’orientamento generale degli Stati membri.

Passate le elezioni europee, il tema dei migranti non pare più una questione prioritaria: nell‘agenda dei lavori si parla di lavoro, ambiente, relazioni diplomatiche, non di immigrazione. C’è da chiedersi (più realisticamente) anche quali strumenti giuridici l’Unione Europea attualmente abbia per regolamentare l’immigrazione.

Cosa l’Unione europea può giuridicamente fare per i migranti

A tal proposito, abbiamo intervistato Luigi Valentino (docente universitario di diritto dell’Unione Europea), il quale spiega: «Sulla politica dei migranti non credo si potrà fare molto, è un Parlamento bloccato. Il blocco riguarda soprattutto il superamento del Regolamento di Dublino 3 per giungere al Dublino 4 sul cosiddetto riconoscimento dei migranti che disciplina l’assegnazione dei richiedenti asilo ai Paesi membri UE.

La riforma del regolamento di Dublino prevede maggiore velocità di ricollocazione, prevede la collocazione obbligatoria e inoltre si guarda anche ai rapporti economici e familiari dei migranti. Essendo il regolamento un atto direttamente vincolante, con forza cogente tra gli Stati, quindi obbligati ad applicarlo anche i giudici nazionali, varie sono le opposizioni. Il problema, in questo caso, non è tanto del Parlamento europeo (che ha lavorato bene in questi anni presentando serie proposte in merito) quanto del Consiglio dei ministri e in specie del gruppo Visegràd che fa fronte comune contro la riforma del Regolamento di Dublino con una serie di veti incrociati».

Del resto la proposta di riforma del regolamento di Dublino incontra anche in Italia l’opposizione del Ministro dell’Interno e del centro-destra, il cui obiettivo è quello di azzerare gli sbarchi, dunque di evitare la regolarizzazione dello status dei migranti per poi aiutarli a casa loro. Nessuno sbarco, nessuna ricollocazione.

Per quanto doloroso possa sentimentalmente apparire, l’Unione europea consente agli Stati di bloccare gli sbarchi «invocando la clausola di ordine pubblico. L’ordine pubblico è una deroga che scatta a favore degli Stati basata sugli articoli 78 e 79 TFUE» (ibidem). Impedendo gli sbarchi si impedisce la regolarizzazione dei migranti e consequenzialmente il principio europeo della libera circolazione delle persone tra gli Stati membri non viene applicata agli irregolari.

Luigi Valentino dice: «Gli strumenti per controllare l’immigrazione ci sono, ma sono inefficaci, perché gli Stati possono frapporre tanti ostacoli. Questa è una fase di transizione per l’Europa, che nella sua storia ha sempre fatto due passi avanti e uno indietro e questo lo spiega perfettamente Bino Livi nel suo libro “L’Europa difficile”. Attualmente il passo indietro è rappresentato dal fatto che non abbiamo leader illuminati, abbiamo solo capi popolo. Il capo popolo organizza i sentimenti delle persone, il leader li guida verso nuove prospettive. Oggi non esistono leader ma capi di Stato che guardano esclusivamente al proprio tornaconto personale. Non è che nessuno vuole restare nell’Europa, ma nessuno vuole perdere potere nell’Europa. Ci vorrebbero nuovi leader che dovrebbero avere dei principi, calmare il proprio popolo, ma portare avanti dei principi significa anche perdere potere».

Emergono due tipi di Europa: una ideale, l’altra attuale. Quella attuale è in crisi di valori e il grado di suscettibilità e vulnerabilità è direttamente proporzionale al tasso di rabbia e frustrazione che pervadono le classi sociali che si rinvengono a livello statale.

«Sarebbe opportuno creare un clima di accoglienza, cooperazione internazionale. Il dilemma è che nessuno ha voglia di dialogare attorno ad un tavolo, per questo motivo l’Europa sta attraversando un momento di crisi. Evidente che a nessuno interessa la ricollocazione dei migranti per mancanza di solidarietà nell’Unione», ci spiega il professor Valentino.

La nascita dell’Unione europea ha amplificato la responsabilità elettorale, ha ampliato lo spazio d’azione territoriale: da un lato la creazione di una cittadinanza comune e l’unità territoriale, dall’altra il più facile contagio di sentimenti negativi e positivi che assieme a persone, merci e capitali circolano oltre le frontiere. L’Europa oggi e ieri non è altro che la proiezione amplificata dei sentimenti dei cittadini sui vari livelli nazionali. Se gli Stati sono in crisi di accoglienza, anche l’Europa ne uscirà plasmata in questi termini. Se il cambiamento e l’umanizzazione non parte dagli Stati nazionali, non arriverà mai sui tavoli decisionali di Bruxelles.

Conclude Valentino: «La crisi dell’Europa riguardo ai migranti sta nel fatto che nessuno più vuole essere solidale!».

Melissa Aleida