Servizio di leva per rivoluzionare la Gen Z?
Fonte: Wikimedia.it
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Il leader della Lega, Matteo Salvini, in occasione di un intervento elettorale presso Novavita di Giulianova, ha dichiarato di essere «favorevole al ritorno del servizio di leva, magari su base regionale» in quanto «credo sia un passo avanti quello di insegnare ai giovani che non esistono solo i diritti ma anche i doveri». Era da un po’ di tempo che non sentivamo parlare di leva obbligatoria in Italia, a seguito della sua definitiva sospensione con la legge Martino. Proviamo a capire se è davvero possibile che possa ritornare in Italia.

I riferimenti legislativi

La nostra Costituzione, con l’art. 52, stabilisce che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica».

Il servizio di leva, quindi, rimane ancora obbligatorio. La legge Martino ne ha permesso però la sospensione a partire dal 1° gennaio 2005. Potrebbe essere ripristinato? Secondo il Codice dell’ordinamento militare, dove è confluita le legge Martino, questo potrebbe accadere solo «con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, se il personale volontario in servizio è insufficiente e non è possibile colmare le vacanze di organico, in funzione delle predisposizioni di mobilitazione, mediante il richiamo in servizio di personale militare volontario cessato dal servizio da non più di cinque anni, nei seguenti casi: se è deliberato lo stato di guerra ai sensi dell’articolo 78 della Costituzione; se una grave crisi internazionale nella quale l’Italia è coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale giustifica un aumento della consistenza numerica delle Forze armate.»

Per reintrodurre il servizio di leva in Italia, quindi, bisognerebbe modificare il Codice dell’ordinamento militare. È doveroso sottolineare che la leva obbligatoria non compare in nessun programma elettorale del Cdx. 

Le opinioni

Non sono mancate numerose reazioni alle dichiarazioni del leader del Carroccio. Secondo Antonio Nicolosi, segretario generale di Unarma, sindacato dell’Arma dei Carabinieri: «La leva militare obbligatoria è un palliativo che non risolverebbe i problemi del comparto difesa italiano: arruolare giovani impreparati rischia anzi di creare complicazioni organizzative nei Comandi in un momento delicato per la difesa internazionale». Il leader di Insieme per il futuro, Luigi di Maio, ha dichiarato: «Buona cosa aver superato la leva obbligatoria», mentre quello di Liberi e Uguali, Pietro Gasso ha tweetato: «Cambiamo le regole del gioco: commentiamo le sparate di @matteosalvinimi solo quando si traducono in disegni di legge, senza abboccare alle provocazioni continue. Lo voglio vedere votare per la leva obbligatoria: noi saremo contro, come la maggioranza del Paese».  Giuseppe Conte, leader del Movimento, ha attaccato la proposta di Salvini in un video su Instagram: «Occhio ragazzi, Salvini ha trovato il modo per risolvere i problemi dei giovani. Tutti a fare il militare. Progetto formativo della destra prevede maggiore confidenza con le armi. Gli amici di Salvini e Meloni in Polonia si sono mossi in questa direzione».

Storia e obiezione di coscienza

L’obbligatorietà della leva ha comportato ben presto l’evolversi di un sentimento di contrarietà al servizio militare da parte dei giovani che, nel secolo scorso, erano chiamati alle armi. L’obiezione di coscienza in Italia, prima di una legge che regolamentasse la fattispecie, era considerato un reato (di renitenza alla leva con una pena fino a due anni per chi non si fosse presentato all’esame personale e all’arruolamento; del reato di diserzione se non si fosse obbedito all’ordine di chiamata alle armi se già arruolato). I primi casi di obiezione di coscienza furono dovuti a motivi religiosi, in quanto numerosi Testimoni di Geova si rifiutarono di prestare il servizio di leva. Il primo caso, invece, di obiezione di coscienza per motivi politici, e sicuramente più noto, è quello di Pietro Pinna. Antimilitarista, decise di rifiutare di prestare il servizio militare. Fu processato per disobbedienza e tra i motivi della sua condanna, prima a dieci mesi e poi successivamente ad altri otto di reclusione da parte del tribunale di Torino, si può leggere: “Volontà cosciente del fatto negativo, in contrasto con l’ordine ricevuto e nella conoscenza del contenuto dell’ordine stesso”. Da lì cominciò un dibattito ventennale sull’obiezione di coscienza che si concluse con il suo riconoscimento nel 1972 quale diritto del cittadino, prevedendo la possibilità di scegliere il servizio civile sostitutivo obbligatorio, con una durata di 8 mesi superiore alla durata del servizio militare che si sarebbe dovuto svolgere. Intervenne la Corte costituzionale, dichiarando illegittima la durata superiore del servizio civile sostitutivo. La prima regolamentazione del servizio civile si ebbe solo con la legge 230/1998, che sancì la nascita dell’Ufficio nazionale per il servizio civile. Con la sospensione della leva militare obbligatoria, risultò sospesa anche l’opzione del servizio civile obbligatorio per obiezione di coscienza.

Presso i Comuni, ogni anno, si continua a formare le liste di leva, finalizzate ad un eventuale ripristino della leva obbligatoria, contenente i nominativi di tutti i cittadini maschi dai 17 ai 45 anni. Nonostante ciò, la possibilità di reintrodurre la leva rimane altamente improbabile, soprattutto perché lo stesso alleato della coalizione Silvio Berlusconi, di recente, ha rivendicato tramite un tweet proprio l’abolizione del servizio di leva obbligatorio.

Marianna De Rosa

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