GEO-7: non può esserci nessuna crescita in un pianeta che muore
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Attraverso il rapporto GEO-7 (settimo Global Environment Outlook), l’UNEP accusa il sistema economico globale, reo d’aver barattato la crescita dell’intera biosfera con una effimera promessa di crescita economica e sociale nel breve periodo.

Il rapporto, elaborato da 287 scienziati provenienti da 82 Paesi, veicola un messaggio urlato a gran voce da centinaia di migliaia di persone, spesso accusate d’essere estremiste, esagerate, inutilmente preoccupate: stiamo vivendo una catastrofe climatica e ambientale che non è un “incidente di percorso”, ma il risultato strutturale di un modello estrattivo ormai insostenibile. Il sistema economico attuale, nonostante le belle parole spese in conferenze e convenzioni, si fonda sull’illusione che le risorse naturali siano infinite e che quanto concesso da flora e fauna (si pensi a impollinazione, purificazione delle acque ecc.) rappresenti un “servizio” gratuito e inesauribile; è chiaro che continuare ad agire secondo quest’ottica possa condurre solo ed esclusivamente al collasso sistemico.

La consapevolezza del rapporto PIL\pianeta sano

Le tremende conseguenze di quanto sopra riportato e dell’inazione di chi di dovere in merito sono già evidenti, non solo dal punto di vista etico e morale, ma anche propriamente economico. La degradazione del territorio, la perdita di biodiversità e l’inquinamento stanno silenziosamente erodendo le basi della ricchezza globale; non invertire la rotta e continuare imperterriti a non tenere conto dell’aumento dei costi legati all’inquinamento e alla perdita di produttività agricola dovuta a suoli sterili e climi estremi, significherà legare permanentemente una zavorra al PIL mondiale. Nello specifico, ci si ritroverà a dover fare i conti con povertà estrema in aumento costante, crescente instabilità dei mercati alimentari e milioni di morti.

Una critica centrale sollevata dal GEO-7 riguarda poi la misurazione stessa del PIL. Ad esempio, nel sistema attuale, la bonifica dopo un disastro climatico o la spesa sanitaria per malattie respiratorie contribuiscono paradossalmente alla crescita del PIL stesso. Tale crescita è, tuttavia, descrivibile, più che come benessere, come “crescita difensiva”. A ciò si aggiunge la distorta distribuzione del capitale, con miliardi e miliardi di dollari che continuano a defluire in sussidi a pratiche distruttive (tecniche agricole aggressive e allevamenti intensivi) e ai combustibili fossili. Invece di finanziare settori e logiche di protezione per il nostro pianeta, in breve, i fondi a disposizione vengono letteralmente impiegati per lo scopo contrario.

I benefici del cambiamento

Il Global Environment Outlook, oltre che a chiarire quanto descritto, nelle sue oltre mille pagine, raggiunge una consapevolezza fondamentale e la mette nero su bianco: la salvaguardia del pianeta non è un lusso da ecologisti radical chic, ma l’unico investimento razionalmente utile in cui valga la pena investire. Come si legge, una trasformazione radicale dei sistemi (energia, cibo, finanza, sanità) potrebbe generare benefici macroeconomici netti pari a 20 trilioni di dollari all’anno entro il 2070.

Investire nella salubrità della natura, nella tutela della biodiversità e nella stabilità del clima porterebbe diversi benefici concreti. In primis, il PIL Globale aumenterebbe e questo avverrebbe grazie alla razionalizzazione dell’uso delle risorse e alla nascita di nuovi settori che possano contribuire alla rigenerazione del pianeta. Ancora, riconvertire suoli divenuti aridi in terre fertili significherebbe ridurre drasticamente le ondate di migranti climatici, garantire la continuazione delle piccole imprese agricole nelle aree attualmente più problematiche e ridurre le lotte interne a molte comunità, basate sull’appropriazione delle risorse disponibili. Le percentuali di persone in povertà per fattori attribuibili alla catastrofe climatica subirebbero quindi un’importante decrescita. In ultimo, una riduzione drastica dell’inquinamento atmosferico e chimico eviterebbe milioni di decessi, liberando risorse pubbliche che oggi vengono “bruciate” per gestire le emergenze sanitarie.

Avvertimenti del GEO-7

Il GEO-7 avverte che non bastano “aggiustamenti ai margini”, ma si rende necessaria una trasformazione dei sistemi chiave. Ad esempio, nel sistema alimentare, la transizione verso l’agricoltura rigenerativa è vista come l’unico modo per evitare che, entro il 2050, il 40% delle terre emerse diventi inutilizzabile, a causa del degrado dei terreni. Anche per quanto riguarda il sistema energetico, il rapporto è categorico, chiarendo come ogni dollaro investito nelle fossili sia un debito addossato alle generazioni future. L’analisi chiarisce, inoltre, che mentre i costi della transizione sono immediati (investimenti “up-front“), i benefici economici più massicci inizieranno a manifestarsi intorno al 2050, crescendo esponenzialmente nei decenni successivi. Questo richiede un cambiamento radicale nel pensiero finanziario: bisogna passare dalla ricerca del profitto trimestrale, semestrale o annuale a una visione intergenerazionale.

Coraggio e vita o caos e morte

Il messaggio finale del GEO-7 non lascia spazio all’interpretazione: la protezione dell’ambiente è l’unica vera politica di sviluppo economico possibile nel XXI Secolo. Il sistema attuale è in bancarotta ecologica, ed economia e finanza ignorano il fatto che non può esserci crescita su un pianeta morto.   

In termini economici, il collasso ambientale è il più grande “rischio di mercato” con cui l’umanità debba fare i conti. Al contrario, una rigenerazione planetaria offrirebbe una via d’uscita, non solo proiettata al salvataggio della natura, ma generatrice di un’economia più prospera ed equa. L’errore da matita blu, fatto inconsapevolmente o meno fino ad ora, è stato quello di credere fermamente che la scelta fosse tra “economia forte” e “ambiente sano”, non comprendendo come l’economia stessa sia un sottoinsieme utile alla conservazione della vita animale, vegetale e umana brulicante sul pianeta Terra. Non può esistere contenuto senza contenitore. La scelta è tra un futuro costruito con consapevolezza, coraggio e creatività o il caos.

Anna Farina

Anna Farina
A scuola ero la bambina che comprava l'atlante storico quando il rappresentante dei libri entrava in classe. Ho studiato scienze politiche e relazioni internazionali, poi mi sono innamorata del diritto. Passo i miei giorni a scrivere di geopolitica, guardare film tedeschi degli anni Venti, tifare il Milan e la Ferrari. Amo visceralmente la diversità.

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