Letizia De Martino
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Napoletana, madre di due figli, donna in un periodo storico in cui la parità di genere ancora attraversava condizioni precarie: Letizia De Martino fu la prima giudice donna d’Italia.

Prima della svolta nella magistratura femminile con Letizia De Martino, bisogna ricordare che furono gli Antichi i primi pensatori a considerare le donne sotto una concezione di volubilità e debolezza, e in seguito furono illuminati come Aristotele a confermare e divulgare nel tempo il ruolo della figura femminile limitato alle quattro mura domestiche. Idee e concezioni inoltratesi sino a margini contemporanei e moderni, la cui parità di genere porrà le sue prime radici, seppure ancora incerte, negli anni Ottanta e Novanta. Forme di discriminazione,tuttavia, saranno visibili nello Statuto Albertino, condizionando l’intero Regno d’Italia. Dopo secoli di dure lotte volte all’emancipazione della donna, nel 1975 alle donne fu ampliata la capacità giuridica, permettendo loro la possibilità di ricoprire cariche politiche nonché di detenere poteri pubblici giurisdizionali. Solo grazie a questa riforma, Letizia De Martino riuscì a far parte della magistratura italiana.

Certamente la riforma del 1975 rappresentò un passaggio di crescita in temi di diritti; fu una riforma che comunque non bastò ad attutire e inibire la dominanza maschile occidentale: molte furono le azioni violente nei confronti delle donne che si approcciarono all’attività forense e nonostante la legge, gli uomini erano mentalmente impreparati e furono scalzati dopo un millennio dai loro privilegi e superiorità sociale. In antinomia con la riforma, vi era certamente lo ius corrigendi: era un diritto dell’uomo, del maschio, di picchiare la moglie e i figli in caso di disobbedienza. Anche per questo, la tensione tra i due generi andò ad incrementarsi, giocoforza. Mentre il mondo accademico aprì alle donne tra gli anni ’80 e ’90, fu comunque complicato affermarsi in ambiti come la Magistratura. Permanevano insiti pregiudizi di una mentalità maschile bigotta.

Nel 1921, gli unici magistrati erano i soli maschi con la tessera del partito fascista; solo nel 1956 le donne ottennero la possibilità di ricoprire funzioni di giudice ordinario e, nel 1960, fu riconosciuta incostituzionale la scelta di escludere il genere femminile dalla Magistratura.

Pertanto, solo dopo 15 anni dall’entrata in vigore della Costituzione fu permesso alle donne di ricoprire cariche istituzionali di un certo spessore; le donne, dunque, entrarono in magistratura il 9 febbraio del 1963, ammettendo le stesse sia ai pubblici uffici che alle libere professioni. In un ambito ostile, la cui atmosfera mostrava ancora la precarietà di una tale parità di genere, Letizia De Martino, di anni 27 e soprattutto napoletana, divenne la prima giudice d’Italia. Il bando a cui ebbe accesso fu il 3 maggio del 1963: Letizia vi partecipò assieme ad altre donne, oltre, naturalmente agli uomini, arrivando per giunta seconda nella classifica nazionale appena dopo un uomo. A seguire, altre donne riuscirono ad entrarvi. Letizia fu brava: riuscì a convergere la passione per la Magistratura con l’amore per la famiglia e l’educazione dei due suoi figli. Infine, trascorsi 36 anni di servizio in pretura e poi in tribunale, la De Martino, andò in pensione, ripiegando solo formalmente la toga.

Letizia De Martino

Una parità di genere che trova tutela, garanzia e legittimazione a livello nazionale ed europeo, a livello formale molti i passi di crescita, a livello sostanziale la discriminazione nel settore lavorativo trova ancora un tessuto su cui attecchire, trovando espressa solidarietà tra lo stesso genere femminile. I margini di conquista sono molti, le possibilità sono le più disparate: la Storia di Letizia De Martino insegna che comunque la lotta paga sempre.

Bruna Di Dio

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